Romani non ci sta. Slitta il ddl Stabilità: "Soldi alle Tlc"

LO SCONTRO CON TREMONTI

Scontro con Tremonti. Il ministro allo Sviluppo economico: "Il reinvestimento dei fondi presupposto normativo del successo della gara 4G. Grave danno sottrarre risorse a banda larga e Tlc"

di Federica Meta
Il via libera del ddl Stabilità è stato rinviato a un nuovo Consiglio dei ministri che sarà convocato per domani. Il motivo è legato alle tensioni fra il Tesoro e il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, emerse dopo le indiscrezioni sulla mancata destinazione alle Tlc delle risorse extra incassate dall'asta per le frequenze 4G e i tagli lineari ai ministeri inadempienti sul giro di vite alla spesa, di cui il dicastero di via Veneto è il più colpito.

"I contenuti della nuova legge di stabilità riportati oggi dalla stampa - spiega una nota del ministero dello Sviluppo economico - appaiono in evidente contrasto con quanto previsto circa la destinazione delle risorse della gara per le frequenze 4G, gestita nella sua totalità dal Mise".

La legge 220/2010 dispone infatti che “eventuali maggiori entrate accertate rispetto alla stima” di 2,4 miliardi di euro “sono riassegnate nello stesso anno al Mise per misure di sostegno al settore, da definire con apposito decreto del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’economia e delle Finanze”. La legge 111/2011 precisa che una quota “non superiore al 50% delle eventuali maggiori entrate accertate rispetto alla stima” di 2,4 miliardi di euro “sono riassegnate nello stesso anno al Mise per misure di sostegno al settore”.

"Va evidenziato - prosegue la nota - che il successo della gara 4G è stato determinato anche e soprattutto dal fatto che le società di telecomunicazione hanno formulato le proprie offerte, nel corso della gara, nella consapevolezza normativa che una parte delle risorse sarebbe stata reinvestita nel settore Tlc".

"E’ bene ricordare - conclude la nota - che l’investimento di questi fondi in innovativi progetti di infrastrutturazione delle reti farà da volano all’investimento di ulteriori risorse private, con un rilevante effetto anticiclico, sia sul fronte economico che occupazionale".

"Oltre alla riduzione del deficit assicurata dalla gara 4G, il Mise sta dando un forte contributo sia sul fronte del contenimento della spesa, sia su quello della tutela degli investimenti strategici per il governo e per il Paese. Come ampiamente condiviso dai gruppi parlamentari di maggioranza, è dunque necessario garantire, anche sul fronte delle Tlc, la continuità degli investimenti e della crescita. Diversamente, si arrecherebbe un danno grave al settore e all’Italia".

Paolo Gentiloni, deputato Pd e responsabile Forum Ict,  si augura che lo slittamento "comporti un ripensamento sul no ai fondi per l'economia digitale".
"E' assurdo, infatti, che dopo un investimento di 4 miliardi per le frequenze da parte delle imprese del settore nemmeno un euro degli 800 milioni promessi venga reinvestito per lo sviluppo della banda larga - sottolinea Gentiloni - Come dimostrano i piani pro-crescita di tutti i paesi avanzati, investire sul digitale (ad esempio eliminando il digital divide innanzitutto nei distretti industriali) produce un effetto moltiplicatore senza eguali sul complesso dell'economia".

Rimangiarsi la promessa di questi investimenti - conclude Gentiloni- "sarebbe un'ennesima prova di miopia da parte di un Governo che rispetto allo sviluppo della Rete privilegia grandi regali di frequenze alla televisione e grandi opere di dubbia utilità come il Ponte sullo Stretto".

Il deputato Udc Roberto Rao si chiede "a cosa serve l'ennesima fiducia, se poi non si fa nulla per lo sviluppo e, anzi, scompaiono definitivamente i fondi per la banda larga? Il Governo, dopo aver annunciato più volte lo stanziamento dei pur insufficienti 800 milioni di euro, ha gettato la maschera, ammettendo di non voler realizzare un'infrastruttura fondamentale per il rilancio della nostra economia".

"Qual è, dunque, il ruolo del ministro dello Sviluppo economico? Se volesse dare un senso alla sua azione politica, Romani dovrebbe lasciare un Governo che non fa nulla per lo sviluppo, rendendo solo più difficile l'uscita dell'Italia dalla crisi".

13 Ottobre 2011