CHE BROADBAND FA. Fibra, i nodi da sciogliere sono ancora tre

CHE BROADBAND FA

La candidatura di Metroweb a soggetto di riferimento per la realizzazione della nuova infrastruttura ha raccolto il favore delle telco italiane. Ma ancora non è chiaro il prezzo che gli operatori sono disposti a pagare per la fibra, l’impegno che assumeranno sulla migrazione dei clienti e, infine, la remunerazione dell’attuale rete in rame

di Cristoforo Morandini, Associated Partner Between
In occasione dell’appuntamento annuale sulle telecomunicazioni organizzato da Between a Capri, gli operatori di telecomunicazioni sembrano aver identificato il modello di riferimento per la realizzazione delle reti di nuova generazione anche in Italia. Dopo oltre un anno di dibattito sulla possibile configurazione di una partnership pubblico privato, il “coup de théâtre” è stato fornito da Metroweb (controllata da F2i, a sua volta partecipata da Cassa Depositi e Prestiti), che si candida come attore di riferimento per la realizzazione delle nuove reti in fibra ottica, secondo logiche di mercato, con garanzia di neutralità tecnologica e di piena concorrenza sul mercato dei servizi ai clienti finali. Tutto risolto quindi? Non esattamente.
Innanzitutto, nel breve e medio periodo (forse anche oltre) l’intervento sarà certamente molto selettivo. Rimangono inoltre da sciogliere tre dei quattro nodi che hanno finora ostacolato la definizione di un accordo tra le parti. Il primo è quello del prezzo che gli operatori sono disposti a pagare per la fibra. Il secondo, è l’impegno che gli stessi vorranno assumere sulla migrazione della propria clientela.
L’ultimo, non meno critico, è quello della remunerazione dell’attuale rete in rame (o indennizzo per il suo spegnimento) e dell’assetto societario a tendere della società proprietaria della nuova rete. Qual è poi la relazione tra tutto ciò e i quattro miliardi appena spesi per le frequenze 4G? Ne parleremo in una prossima puntata.

17 Ottobre 2011