Romani-Bassanini: sul "veicolo" della fibra visioni divergenti

LA NEWCO

Il piano Metroweb? "Ha un orizzonte troppo ridotto" dice il ministro. "Per cablare l'Italia serve l'intervento dello Stato, con fondi pubblici o della Cdp". Ma il presidente della Cassa sostiene il progetto di Gamberale: "Il Tavolo Romani ha aperto la via ma per la realizzazione delle nuove reti bisogna fare leva sugli investimenti privati"

di Giampiero Rossi
“Per la realizzazione delle reti in fibra ottica in Italia ci deve essere una governance pubblica, finanziata con fondi pubblici o della Cassa depositi e prestiti”: il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani non ha alcuna intenzione di mandare all’aria il progetto Fiberco e questa mattina è tornato all’attacco inviando, fra l’altro, un chiaro messaggio a Vito Gamberale, il numero uno del fondo F2i il quale ha sbaragliato le carte del “Tavolo” Romani annunciando un piano alternativo a quello proposto dal ministro, piano che intende fare leva su Metroweb in qualità di società “veicolo” per la posa della fibra sul territorio nazionale a partire dai distretti industriali e dalle aree ad elevata concentrazione urbana.

Romani nei giorni scorsi ha espresso apprezzamento nei confronti dell’iniziativa capitanata da Gamberale con il quale ha avuto un primo vis-à-vis (“le strategie di crescita dell’operatore milanese – aveva detto il ministro - possono dare un contributo al piano governativo di digitalizzazione del Paese), ma ciò evidentemente non rappresenta un passaggio di consegne. “Per lo sviluppo della banda larga su tutto il territorio nazionale deve esserci un vettore pubblico”, sottolinea il Ministro puntualizzando che quello di Metroweb “è un progetto che vuole avere un orizzonte ampio, ma parte da un orizzonte piuttosto ridotto”.

Secondo il ministro l’iniziativa di Gamberale non potrà garantire connettività ad alta velocità a tutto il Paese: “Il ruolo dello Stato è determinante perché potrà garantire le risorse da utilizzare laddove gli operatori non investiranno a causa della scarsa domanda. Bisogna individuare un piano per chiudere il digital divide e per collegare immediatamente, di corsa, in banda ultralarga i distretti industriali. Serve un investimento complessivo di circa 8 miliardi di euro".

Ma per portare avanti il progetto servirà il coinvolgimento delle telco e in particolar modo di Telecom Italia. Il presidente esecutivo Franco Bernabè ha però annunciato, in concomitanza con l’annuncio del piano Metroweb, la definitiva uscita di scena da Fiberco. Romani non ha accolto di buon grado le esternazioni di Bernabè. E ancora da chiarire è il ruolo di Fastweb: l’azienda si prepara ad entrare nell’azionariato di Metroweb quindi difficilmente resterà seduta al “Tavolo”. E proprio oggi Romani ha lanciato il j’accuse alle telco: “Finché non c'erano soldi tutti chiedevano che ci fossero. Quando ci sono stati sono scappati tutti, poi i soldi sono scomparsi e li chiedono di nuovo”. “Volete l'intervento pubblico sí o no?” è la domanda di Romani alle telco. E specificamente su Telecom Italia Romani sostiene che "l'ex incumbent ha un atteggiamento titubante e non vuole forzare il passaggio dal rame alla fibra. Ma è difficile avere due reti. Trovo una certa resistenza anche legittima, motivata dalle necessità dei risultati di azienda".


Ma dove si troveranno i fondi? La legge di stabilità ha dirottato verso altre destinazioni gli 800 milioni frutto dell'extragettito della gara Lte che il ministro aveva "promesso" al comparto Ict e soprattutto alle telco per dare il via alla realizzazione delle reti Ngn. "Ho difeso a lungo e con durezza il settore. Ho accettato questa difficile mediazione solo quando ho avuto la certezza che la Cdp si sarebbe sostituita". La partita dunque non è definitivamente chiusa: intanto la Legge di stabilità dovrà passare l'esame del Parlamento e c'è lo "spiraglio" del decreto Sviluppo in cui secondo le prime indiscrezioni e secondo quanto dichiara lo stesso Romani dovrebbe essere formalizzato l'accesso ai fondi della Cassa depositi e prestiti per fare le nuove reti. "Il decreto sviluppo è ancora in elaborazione - sottolinea Romani -.Stiamo lavorando, non voglio anticipare il contenuto".

Se a Romani il piano Metroweb non convince, il pieno appoggio all'iniziativa, anche finanziario, è stato invece ribadito dal presidente di Cdp Franco Bassanini. "Siamo pronti a sostenere finanziariamente il progetto Metroweb nel quale crediamo", ha detto Bassanini che fra l'altro ha assunto da poco la presidenza della stessa Metroweb. “Cdp, attraverso il fondo F2i, ha una partecipazione in Metroweb, che ha in progetto non solo di completare la rete in fibra di Milano, ma di cablare altre città italiane. Abbiamo constatato con soddisfazione che sul progetto Metroweb ci sono state dichiarazioni di interesse da parte dei maggiori operatori di Tlc, in particolare Telecom Italia, Vodafone e Fastweb. Questo dimostra che si è forse imboccata la strada giusta, probabilmente l’unica possibile per il nostro Paese”.

Il presidente della Cdp spiega inoltre che il piano Metroweb mira a centrare l'obiettivo dell'agenda digitale, ossia di portare la fibra a metà della popolazione al 2020 garantendo una connessione a 100 mega. Il progetto "ha registrato l'interesse e la disponibilità dei maggiori operatori che potranno entrare nella società, a condizioni da negoziare e con quote di minoranza". Il porgetto potrà contare anche sui fondi europei: "Il commissario Neelie Kroes ha già annunciato che ci sono diversi miliardi di euro per le reti ngn. Si tratta di utilizzare un meccanismo di garanzie comuni Ue e Bei che ha un moltiplicatore forte: con 1 mld è possibile finanziare investimenti per 20 mld"

Bassanini ci tiene a sottolineare però che l'iniziativa "non è contro il Tavolo Romani". “Il merito del tavolo è stato quello di capire e far capire che in Italia non può realizzarsi una soluzione alla giapponese o alla coreana, cioè un investimento in una rete Ngn pari a 15 miliardi di risorse pubbliche. Cià comporterebbe un aumento del debito pubblico di un intero punto di Pil. Nè va bene il modello britannico: la rete Ngn è in capo all’incumbent che deve garantire l'accesso a tutti gli operatori. In Italia occorre pensare ad una terza via, cioè ad una società della rete capace di mobilitare capitali privati in un investimento di lungo termine. Il tavolo Romani ha esplorato la via di una società mista pubblica e privata, incontrando difficoltà".

20 Ottobre 2011