Valletti: "Tlc e Tv, i conti non tornano"

FOCUS/2

L'economista analizza l'esito dell'asta per le frequenze Lte e lo mette a confronto con il beauty contest televisivo: "Squilibrio inaccettabile. Così si congela il mercato per i prossimi vent'anni"

di Roberta Chiti
L’asta Lte ha avuto un ottimo risultato: ha generato incassi e liberato risorse frequenziali sottoutilizzate. Ma ha messo anche in luce uno squilibrio inaccettabile tra operatori tv e telco mobili: le frequenze intorno a 800 MHz vendute all’asta sono pressoché identiche a quelle che stanno per essere assegnate gratis alle tv con il beauty contest: “Qualcosa non torna” dice Tommaso Valletti, ordinario di Economia all’Imperial College London e all’Università Tor Vergata di Roma, Research Fellow del Cepr di Londra e membro della Competition Commission (Uk).
Professore, cos’è che non torna?
Il fatto è che in Italia manca una pianificazione di lungo termine dello spettro radiofrequenziale, e in sua assenza è difficile fare una politica industriale seria. Si corre il rischio di congelare strutture di mercato per i prossimi 10 o addirittura 20 anni, generando oligopoli più concentrati sia nella telefonia mobile che nella televisione nel cui mercato in Italia, a quanto mi risulta, non vuole entrare nessun nuovo soggetto. Quanto all’asta che si è conclusa, dati i vincoli che aveva, è andata bene: le frequenze a 800 Mhz, da sole, hanno incassato 2.962.300.000 euro, poco meno di 50 milioni per MHz. Ma H3G, per esempio, è rimasta fuori: cosa succederà? È una domanda rilevante in un mercato di soli 4 operatori mobili. Un piano a lungo termine non lascerebbe incertezze. Invece in Italia vince la strategia dei piccoli passi. Non è un caso che chiamiamo la situazione dello spettro il nostro “Far West”.
Lei sostiene sostiene che ci sia uno squilibrio tra tv e Tlc.
Lo ha reso lampante l’asta 4G e il beauty contest in corso. In ballo ci sono oggetti simili: frequenze limitrofe, quasi identiche quindi. Ma non esiste la “law of one price”: alcune di quelle frequenze sono state acquistate dagli operatori mobili a 50 milioni per Mhz. Altre, contigue, vengono acquisite a zero euro dagli operatori televisivi: è chiaro che il mercato non funziona. Meglio, non si consente al mercato di funzionare.
Questo cosa produce?
Grosse inefficienze. Con l’asta 4G il mercato ha mandato un segnale chiaro: ci ha detto che quelle frequenze sarebbero meglio utilizzate dagli operatori telefonici, disposti a investire grazie alla forte domanda per quel tipo di servizi. Al contrario, nel caso della tv questo meccanismo non c’è. L’esperienza ci insegna però che ogni qualvolta le tv sono in competizione con gli operatori mobili, come nell’asta equivalente che si è svolta negli Stati Uniti due anni fa, gli operatori mobili vincono e i televisivi lasciano. Perché le telco hanno un progetto di maggior valore: e non penso solo alla massa di ragazzini che scaricano videogiochi, ma anche ai costi per la trasmissione dati, all’impatto positivo sull’Ict italiano, alle imprese che usano le tecnologie informatiche, alla maggior qualità, a prezzi più bassi di quei servizi ecc.
Il beauty contest cosa comporta?
Dipende dagli obiettivi. Se lo scopo era l’efficienza economica, non è stata una buona soluzione perché il settore mobile sembra fare un migliore uso delle stesse frequenze. Al contrario, non sappiamo che uso voglia farne la tv per il semplice fatto che non deve fare offerte economiche. Stando all’esperienza internazionale, l’efficienza economica si sarebbe ottenuta allargando il campo delle aste alle Tlc mobili.Ma ho dubbi sulle scelte fatte anche nel caso l’obiettivo fosse stato quello di un maggior pluralismo: se saranno Rai e Mediaset ad avere le frequenze migliori non mi sembra un obiettivo raggiunto.
Come valorizzare le frequenze in mano alle tv?
Le tv pagano cifre irrisorie per l’uso dello spettro: si tratta di una percentuale sui fatturati. Il che significa che se ho una frequenza inutilizzata, con il solo monoscopio, o se ripeto a distanza di un’ora lo stesso programma - dunque a fatturato zero - per me l’uso della frequenza non ha costi. In Inghilterra anche le frequenze lasciate in mano al servizio pubblico vengono fatte pagare con cifre rilevanti ogni anno, non a percentuale sul fatturato. Quindi, se tu quella frequenza vuoi tenerla senza utilizzarla, devi comunque pagarla. Tant’è che il ministero della Difesa britannico ne ha restituite molte.
Si potrebbe verificare l’uso delle frequenze da parte delle tv.
La ricognizione è un metodo inefficiente: se per non perdere frequenze l’emittente deve dimostrare che le utilizza, metterà in atto meccanismi più inefficienti possibile pur di tenerle, sottraendole agli eventuali concorrenti. Per esempio, trasmetterà lo stesso programma ogni mezz’ora. Ma se è costretta a pagare canoni proporzionati alla quantità di frequenze occupate, e non al fatturato, ecco che avremo messo in atto un meccanismo senz’altro più efficace.

31 Ottobre 2011