Frullone: "Con il 4G rischio giungla di antenne"

FOCUS/3

Il direttore ricerche della Fondazione Ugo Bordoni punta il dito sulla normativa iper cautelativa sulle emissioni elettromagnetiche: "Troppo zelo nell'applicare i 6 V/m. Il deployment delle reti sarà problematico"

di Paolo Anastasio
L’applicazione iper cautelativa del limite dei 6 V/m della legge italiana sulle emissioni elettromagnetiche rischia di rallentare se non paralizzare il deployment delle reti Lte. Uno spiraglio si apre ora con la proposta di revisione della legge sui limiti dei campi magnetici, presente nella bozza del Decreto Sviluppo.

La normativa nel nostro paese è la più restrittiva d’Europa, dove i limiti variano invece fra 40 e 60 V/m, in funzione della frequenza, secondo andamenti universalmente adoperati. In più, il rischio di una giungla di antenne è assicurato, per l’impossibilità degli operatori di condividere i siti di altri operatori o di riutilizzare i propri già esistenti, a causa dei 6 V/m.

“Si rischia una giungla di antenne, per una paura che negli anni ‘90 ha colpito soltanto noi in Europa”, dice Mario Frullone, direttore ricerche della Fondazione Ugo Bordoni. “La scelta italiana di adottare limiti così stringenti per quanto riguarda le emissioni elettromagnetiche ha ridotto drasticamente il co-siting fra operatori rispetto agli altri paesi europei. Per garantire agli utenti livelli di servizio soddisfacenti, in termini di copertura e di capacità, è stata inevitabile la moltiplicazione delle antenne sui tetti, responsabile spesso di un eccessivo impatto paesaggistico”.

Il futuro deployment delle reti Lte appare estremamente problematico. In prossimità di molti siti ci si avvicina già al limite dei 6 V/m, a causa delle installazioni per il Gsm, il Gsm 1800 e l’Umts, con più apparati di uno stesso operatore o di operatori diversi.

Con l’Lte ogni operatore dovrà necessariamente cercare nuovi siti. “C’è il rischio che in Italia gli operatori debbano installare dai 15mila ai 20mila nuovi siti per il deployment dell’Lte - dice Frullone - con un evidente aggravio di costi e con un insostenibile impatto paesaggistico”. Un enorme proliferare di antenne, visto che già oggi ogni operatore ha molte decine di migliaia di antenne sul territorio.

C’è poi il capitolo economico. “Imporre esborsi inutili agli operatori, in un momento in cui il settore delle Tlc ha investito 4 miliardi per le frequenze 4G, è assurdo - continua il dirigente della Fub -. L’affitto dei siti è una delle voci di costo più alte per le telco”. Un approccio più flessibile a livello nazionale semplificherebbe l’iter autorizzativo.

“Il modo in cui viene valutato il rispetto dei limiti talvolta è poco aderente al reale funzionamento delle reti. Ci sono Arpa regionali che usano approcci di simulazione iper cautelativi per valutare gli impianti in fase di autorizzazione”, racconta Frullone, secondo cui la cosa migliore sarebbe “autorizzare l’installazione, salvo controllarne in seguito la conformità”.

“C’è stato poi un eccessivo zelo nell’identificare le aree dove si applica il limite dei 6 V/m. Secondo la normativa, i 6 V/m sono imposti nelle aree pubbliche e dove la permanenza del pubblico è superiore alle 4 ore, come in tutte le aree indoor - sottolinea Frullone -. Si è finito però per pretendere che il limite dei 6 V/m valesse dappertutto, applicando il limite anche a pertinenze esterne dove la permanenza è ben inferiore a quattro ore, come un balcone o un terrazzo sui piani più alti.
Se si tratta di pertinenze adoperate realmente per trascorrere parte della giornata, allora lo capisco, ma estendere l’applicazione dei 6 V/m a qualunque pertinenza esterna (cortili di palazzi non abitati, giardini, ecc.) va al di là dello spirito della legge, già di per sé molto cautelativo”.

A giugno lo Iarc (International agency for research on cancer), agenzia dell’Oms ha deciso di mettere i campi elettromagnetici a radiofrequenza sotto osservazione nella categoria 2B. A fine ottobre l’Istituto Epidemiologico dei tumori danese ha presentato un imponente studio sui rischi per la salute legati ai telefonini, evidenziando l’assenza di effetti dannosi. Le stazioni radio base sono assolte da tempo e l’Oms non prevede ulteriori studi.

31 Ottobre 2011