Mirtillo: "L'Italia deve darsi una Inno-vision"

IL PROTAGONISTA

Parla il presidente e general manager della Regione Mediterraneo di Ericsson: "Nel nostro Paese abbiamo tutta l’eccellenza necessaria. Ma senza un progetto industriale rischiamo di perdere il treno dell’innovazione"

di Mila Fiordalisi
Inno-Vision: è questo il titolo che Ericsson ha scelto per la convention annuale che si terrà a Roma il prossimo 30 novembre e dove quest’anno protagonista sarà l’innovazione, affrontata non solo da un punto di vista tecnologico e dei servizi, ma anche come propensione al cambiamento e a ripensare gli attuali modelli di business. Il tutto in nome di una “vision”, appunto, che fa leva sull’innovazione e sul ruolo dell’Ict in qualità di pilastri della ripresa e dello sviluppo, di competitività. Pilastri del futuro, insomma. È anche sul mobile broadband che sono puntati i riflettori: “La domanda è fortissima e nell’ultimo anno sono stati raggiunti livelli oltre le aspettative”, sottolinea Nunzio Mirtillo, da febbraio 2010 a capo della Regione Mediterranea dell’azienda, che ha sotto il suo cappello ben 24 Paesi. Ad oggi ammontano a 750 milioni le connessioni in banda larga mobile e si balzerà a 5 miliardi di qui ai prossimi cinque anni. E non saranno solo smartphone e tablet i protagonisti: “Assisteremo ad un’esplosione di device connessi, all’avvento della ‘Società Connessa’. Una vera e propria rivoluzione”.
Mirtillo, che ruolo avrà l’Italia in questa partita?
Parliamoci chiaro: chi vuole avere un ruolo sul mercato globale deve investire. E non basta che lo facciano le aziende del comparto. È necessario dare vita ad un ecosistema in cui tutti gli attori - aziende, politici, amministratori pubblici, regolatori - facciano la loro parte, uniti da una missione comune, quella di spingere l’innovazione per mettere in moto la crescita.
E l’Italia è in grado di fare questo?
Nel nostro Paese abbiamo tutta l’eccellenza necessaria. Il problema è che manca un progetto ‘industriale’. Questo è decisamente un ostacolo sul cammino: il pericolo è che ci pensino altri, prima di noi, a cavalcare l’onda dell’innovazione. E arrivare in ritardo significa poi dover recuperare, faticando.
Che cosa manca o che cosa serve?
Credo ci sia ampio consenso sul fatto che l’Ict serve alla crescita. Questa visione va però sostenuta da una strategia-Paese, che metta in moto la macchina e lo sviluppo di progetti e iniziative. Serve una visione e la visione deve essere accompagnata da investimenti. Alla luce dei trend macroeconomici questo è il momento di accelerare invece di rallentare.
Investimenti nelle reti?
Certamente le reti sono fondamentali. Ma bisogna investire anche nell’intelligenza di rete. Mi spiego: finora la crescita della telefonia mobile si è basata su decine, se non centinaia di offerte voce e poche offerte dati. Nell’era del mobile broadband si assisterà ad un processo inverso: si passerà a una offerta dati molto ampia e segmentata. Fra non molto si assisterà al sorpasso delle offerte dati su quelle voce. La strada dell’offerta flat sui dati era quello che serviva per far partire la macchina per un servizio che i consumatori ancora non conoscevano. Hanno potuto avvicinarsi a questa nuova modalità di fruizione, di conoscerne e capirne l’utilità, con garanzia sulla spesa. Vero è però che l’offerta flat presenta alcune criticità: per qualcuno la spesa è più alta rispetto all’effettivo utilizzo dei servizi, ma soprattutto ci sono clienti, e ce ne saranno sempre di più, per i quali la qualità del servizio, intesa come disponibilità di banda e velocità di connessione, è indispensabile. E l’offerta flat, si sa, spesso va a discapito della quality of service. La sfida sarà dunque quella di personalizzare le offerte dati a seconda della domanda. E per farlo serve intelligenza di rete, servono soluzioni in grado di instradare i dati nella maniera più efficiente e più efficace possibile. Ericsson ha sempre creduto nel mobile broadband. E gli investimenti sono orientati proprio sul fronte della qualità della rete e del servizio: è questo il paradigma alla base della Service aware delivery platform.
Ciò significa però che bisognerà anche “ammodernare” i sistemi IT.
Sì, saranno necessari investimenti anche in questa direzione. I sistemi Oss/Bss svolgeranno un ruolo ancora più importante che in passato per gli operatori e l’innovazione nei servizi.
Ma per le aziende del comparto le risorse da investire scarseggiano. E la crisi continua a pesare.
Per poter investire bisogna liberare risorse. Va da sé che la spesa per le frequenze messe a gara per l’Lte pesa sulle casse delle telco. Ed è per questa ragione che bisogna ‘restituire’ risorse al comparto, a meno di non voler rallentare tutto. Il pericolo non è sul breve ma sul medio-lungo periodo. Un Paese che non investe in Ict non può sperare di veder aumentare il proprio Pil: è un teorema ampiamente dimostrato.
Ericsson che ruolo giocherà?
Siamo la prima network company al mondo, il 40% delle chiamate radiomobili nel mondo passa su tecnologia Ericsson. Per l’Lte il dato è anche più alto: il 60% delle reti oggi in campo usa tecnologia Ericsson. Siamo i leader indiscussi nello sviluppo delle nuove tecnologie di comunicazioni. Lo testimoniano i 30 miliardi di corone svedesi investiti nel 2010 in R&D e i 27.000 brevetti che deteniamo, molti dei quali essenziali per i nuovi sistemi di tlc. La previsione è che il 25% dei brevetti della tecnologia Lte sarà targato Ericsson. Abbiamo sempre destinato molte risorse agli investimenti in R&D e all’innovazione e continueremo a farlo. E l’Italia ha da sempre avuto un ruolo di protagonista: le competenze sono fortissime e non è un caso se molti manager italiani sono cresciuti e stanno crescendo a livello internazionale. Abbiano una squadra di 5mila persone (su 10mila nella Regione Mediterranea, ndr), a cui si sono appena aggiunti i 350 nuovi colleghi a seguito dell’accordo sulle ‘Field Operations’ di Vodafone. E sono 1.100 gli ingegneri fra Genova, Pagani, Milano e Pisa che lavorano per la R&S mondiale.
E la crisi?
Nell’ultima trimestrale, abbiamo annunciato una crescita delle vendite a livello globale del 17% - 24% a parità di cambio - e la nostra market share è cresciuta. La competizione, soprattutto nei momenti difficili, non solo non ci spaventa ma rappresenta uno stimolo. Bisogna sempre andare avanti sulla propria strada e concentrarsi sulle strategie.
Qual è la vostra strategia per il futuro?
Siamo una full Ict company, intendiamo continuare ad essere leader sia nelle reti sia nei servizi, non solo quelli cosiddetti ‘near product’ ma anche nell’ambito delle managed operations, in ottica end-to-end. Abbiamo vinto la gara per la gestione in outsourcing della rete di Vodafone. E dal 2005 già gestiamo quella di H3g. L’outsourcing delle reti diventerà ‘naturale’ per le telco che sempre più si concentreranno sul core business.

31 Ottobre 2011