Lte, Parisse: "Investiremo molto. Puntiamo alla leadership"

LE STRATEGIE DI VODAFONE

Il direttore strategy e new business di Vodafone Italia svela i piani per il 4G: oltre un miliardo di investimenti per l'upgrade dei siti esistenti e per nuove infrastrutture nelle aree ad alto traffico e in digital divide. Primi servizi nel 2012

di Alessandro Longo
Oltre un miliardo di euro di investimento nella rete, per partire già nel 2012 con l’Lte nelle principali città: questo è il piano di battaglia di Vodafone. Che ha speso 1,259 miliardi in frequenze e intende continuare a tenere alta la posta. Ce ne parla Stefano Parisse, direttore strategy e new business di Vodafone Italia.
È appena finito l’esborso dell’asta e già tocca investire nella rete. Quanto spenderete per il 4G?
Nei prossimi tre-quattro anni Vodafone investirà in infrastrutture più di quello che ha investito per l’acquisto delle frequenze.
Un grosso impegno.
Sì, lo faremo per restare leader nei dati. Ma quello di fare il 4G è un grosso sforzo cui è sottoposto l’intero settore della telefonia mobile. Un settore virtuoso per livello di competizione, di investimenti e per il trend di calo di prezzi deflattivo. Tanto è vero che la stessa Ofcom ha indicato i prezzi del mobile in Italia tra i meno cari d’Europa.
Come userete le frequenze? Tutte per il 4G mobile?
Sì, le useremo interamente per il 4G per offrire un livello di servizio molto elevato.
Per l’appunto, quando lancerete l’Lte e con quali velocità? Lo standard arriva a 100 Mbps.
Il lancio massivo sarà nel 2013 e nelle principali città inizieremo il rollout già nel 2012. La velocità sarà la migliore che la tecnologia ci permetterà di offrire, tenendo conto degli apparati di rete ed eventuali sinergie tra diverse frequenze.
Come userete i diversi tipi di frequenza? In Germania quelle a 800 MHz sono usate dagli operatori, Vodafone inclusa, soprattutto per il digital divide e nelle zone rurali.
Le frequenze a 800 MHz ci serviranno a garantire la massima copertura del territorio con la miglior qualità indoor mentre quelle a 2.6 GHz permetteranno di offrire la massima velocità nelle zone urbane più densamente popolate. Useremo i 1800 MHz sia per il Gsm sia per il 4G.
Farete nuovi siti, potenzierete gli attuali?
La rete sarà realizzata principalmente tramite l’upgrade dei siti esistenti, su cui stiamo già installando apparati multistandard (2G/3G/Lte) di nuova generazione e a basso consumo energetico (Single Ran). Dovremo anche costruire siti nuovi per potenziare la rete nelle aree ad alto traffico e nei comuni in digital divide, dove stiamo già realizzando nuovi impianti nell’ambito del progetto 1000 Comuni.
Il backhauling sarà realizzato con un mix di siti collegati in fibra e in ponte radio, questi ultimi confluiranno in punti di raccolta a loro volta collegati in fibra.
La normativa italiana sull’elettrosmog, molto stringente, non vi sarà d’ostacolo?
È indispensabile aggiornare la normativa sulle emissioni elettromagnetiche. Non penso ovviamente ad alzare i limiti (che sono comunque i più restrittivi al mondo). È necessario, invece, specificare meglio le metodiche e le aree di misurazione. Penso ad un intervento che consenta di aggiornare e chiarire alcuni aspetti del regolamento di attuazione della legge quadro sui campi elettromagnetici, mettendo a frutto il patrimonio di esperienze maturate in quasi un decennio da parte delle Arpa, della Fondazione Ugo Bordoni, dell’Ispra e del Cei.
Visto che userete le frequenze nuove solo per il 4G, assumiamo che l’attuale banda larga mobile non ne abbia bisogno. Anche perché state procedendo con il refarming Umts 900, vero?
Sì, il refarming è già stato fatto in molte parti d’Italia. Questo ci consente di migliorare sia la qualità sia la copertura perché permette un utilizzo più efficiente dello spettro. Come è noto, le frequenze più basse (rispetto al 2.100 attualmente utilizzato per l’Umts) consentono una copertura più estesa sul territorio e migliore all’interno degli edifici.
L’ultrabroadband sarà fissa o mobile?
Dovrà essere sia mobile sia fissa, in logica di complementarietà. Il settore della telefonia mobile si trova oggi più avanti perché ha investito molto e con continuità, spinto dalla forte competizione. Nel fisso invece il discorso è diverso. Il rame oggi, e la fibra domani, sono monopoli naturali quindi serve un modello diverso, perché la competizione da sola non basta.

02 Novembre 2011