Corrado Passera, il manager con l'Ict nel dna

IL NUOVO MINISTRO ALLO SVILUPPO

In un'intervista rilasciata al nostro giornale nel 2010 il neo-ministro allo Sviluppo economico sottolineava il carattere anticiclico dell'innovazione: "Bisogna trovare il modo di agevolare dal punto di vista fiscale gli investimenti IT"

di Federica Meta
Il nuovo ministro allo Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti l’Ict ce l’ha nel sangue. Corrado Passera ne ha dato prova negli anni (1998-2002) in cui è stato ad di Poste Italiane, quando ha portato l’azienda sulla strada del risanamento perseguendo l’efficienza e portandola in nuovi mercati, come quelli finanziari. E ne ha dato prova ancor di più quando si è trovato, all’alba dell’era del telefonino, nel ruolo di co-amministratore delegato di Olivetti nel momento in cui il gruppo di Ivrea battezzava l’avventura Omnitel e Infostrada.

In un’intervista rilasciata la Corriere delle Comunicazioni nel maggio 2010, Passera sottolineava come l’innovazione fosse “la leva numero uno della crescita” e come l’Italia “dovesse fare di più”.
“Si parla spesso di innovazione ma poi, ripeto, non si fa abbastanza affinché i progetti si concretizzino. Basti pensare, ad esempio, che dal punto di vista fiscale molti investimenti sono stati premiati, ma quelli che riguardano l’Ict non hanno ancora trovato la giusta remunerazione – diceva il neo ministro - È evidente che bisogna fare di più, soprattutto quando si tratta di agevolare le aziende che investono in soluzioni e servizi di nuova generazione che servono a costruire e garantire il futuro del Paese. Il tema, in ogni caso, è fare sistema: la storia ci insegna che quei Paesi e quelle economie dove le imprese industriali, quelle bancarie e l’amministrazione pubblica hanno lavorato assieme, si sono ottenuti i migliori risultati sul fronte della crescita e si sono potute impostare strategie di lungo termine che consentono di fare fronte a momenti difficili come quello attuale”.

Nessun dubbio sulle strategie da mettere in campo. “È necessario coinvolgere tutta la filiera a partire dalle attività di ricerca fino alla distribuzione. Tuttavia sono convinto che per fare innovazione, ossia creare valore, sia necessario innanzitutto passare dalla teoria alla pratica. Velocemente – consigliava dalle èagine del nostro giornale - Ci sono molti buoni slogan. Ora però bisogna fare in modo che non restino tali. La leva dell’informatica e delle telecomunicazioni, ma diciamo pure dell’Ict in tutte le sue forme, è quella principale su cui fare forza. Il nostro Paese deve aumentare la propria capacità produttiva e crescere sul fronte della competitività, e affermare maggiormente la propria presenza sul mercato globale. Insomma c’è molto da fare e tutti gli attori in campo - a partire da mondo politico, imprese e banche - devono impegnarsi affinché si proceda nella direzione giusta”.

17 Novembre 2011