Casco elettronico per i postini. La Slc-Cgil sul piede di guerra

LA POLEMICA

Il sindacato contro l'ipotesi "sperimentazione" su 150 portalettere in Campania e Lazio del casco con chip incorporato recentemente presentato da Schumacher e Jean Todt all'autodromo di Monza. Il segretario Barbara Apuzzo: "Rischi per la salute, i lavoratori non sono cavie"

di Paolo Anastasio
Bufera sulla sperimentazione del casco elettronico con Gps e chip Gsm incorporato da parte di 150 postini, che starebbe per partire in Campania e Lazio. Il sindacato Slc-Cgil va su tutte le furie e non ci sta a fare dei portalettere le "cavie" di un sistema di sicurezza che "rischia di essere dannoso per la salute ed è contrario all'articolo 300 dello statuto dei lavoratori, che vieta il controllo elettronico a distanza dei lavoratori". Poste interpellate dal nostro giornale non commenta, ma si riserva di farlo nei prossimi giorni.

“In riferimento alla notizia appresa dalla stampa, secondo la quale “un casco elettronico nato nell'Autodromo di Monza proteggerà la salute dei portalettere di Poste Italiane” e al fatto che nei prossimi giorni 150 portalettere di Poste Italiane, scelti nei centri di distribuzione postale del Lazio e della Campania, cominceranno a usare regolarmente il casco e andranno avanti per un periodo di due mesi, verificandone il funzionamento “sul campo” e fornendo informazioni ai ricercatori e ai progettisti del Monza Research Institute per metterne a punto le funzionalità, la scrivente Segreteria Nazionale ricorda che già con comunicazione inviata a novembre dello scorso anno Slc Cgil aveva manifestato tutta la propria contrarietà rispetto alla scelta di utilizzare per la “sicurezza” dei lavoratori, un sistema che, per tipo di tecnologia applicata (Gps, Gsm, sensori di movimento), ha tutti i presupposti per configurarsi come un sistema di controllo a distanza dei lavoratori, oltre che essere potenzialmente nocivo della salute.” Così l’inizio della lettera ufficiale che Barbara Apuzzo, segretaria nazionale Slc Cgil, ha spedito oggi ai Responsabili di Risorse Umane e Relazioni Industriali di Poste Italiane.

Interpellata dal nostro giornale, Poste Italiane per ora non commenta.

“Un argomento così delicato necessita dunque di un approfondimento che chiarisca che tipo di controllo si intende effettuare sulle lavoratrici ed i lavoratori durante il servizio, dal momento che, come è noto, in assenza di accordo sindacale, questo è vietato dallo statuto dei lavoratori", prosegue la lettera.

Inoltre, non essendoci alcuna “Convenzione Internazionale” che stabilisce che i portalettere siano delle “cavie” sulle quali sperimentare innovazioni tecnologiche di questo tipo, e dovendo gli stessi subirne gli effetti anche per 7 ore e 20 minuti al giorno, la nostra Organizzazione ritiene che sia indispensabile affrontare la questione legata agli effetti che l’utilizzo del casco può produrre sulla salute di chi lo indossa, alla presenza di esperti di parte aziendale e sindacale.”

“La presentazione fatta da Michael Schumacher e Jean Todt – conclude la Apuzzo - potrà pure essere suggestiva e mediaticamente accattivante, ma non è a nostro avviso sufficiente per dare le dovute garanzie alle lavoratrici e ai lavoratori di Poste Italiane”.

Già un anno fa, in una missiva indirizzata all'amministratore delegato di Poste Italiane Paolo Sarmi e ai responsabili delle risorse umane il segretario generale della Slc-Cgil Emilio Miceli aveva espresso la sua contrarietà "alla scelta di utilizzare per la “sicurezza” dei lavoratori, un sistema che, per tipo di tecnologia applicata ( GPS, GSM, sensori di movimento, accelerometro), ha tutti i presupposti per configurarsi come un sistema di controllo a distanza dei lavoratori e nocivo della salute".

18 Novembre 2011