Wind si prepara a cedere le Network Operations

IL PIANO

L'operatore russo-egiziano starebbe accelerando per esternalizzare la gestione e manutenzione delle reti. In pole position per rilevare l'asset Huawei oppure Ericsson. In ballo 1600 dipendenti, il 23% del personale attivo nel nostro paese. Protestano i sindacati

di Paolo Anastasio
Maxi cessione della rete più vicina per Wind, con Huawei e soprattutto Ericsson in pole per rilevare 1600 tecnici addetti alla supervisione e alla manutenzione dei network telefonici. Il gruppo russo-egiziano, scrive Il Sole 24 Ore, sarebbe pronto a stringere sull’esternalizzazione dei lavoratori dopo il mandato esplorativo dato a McKinsey nella primavera scorsa, voluto dall’amministratore delegato Ossama Bessada.

Si tratta di un’operazione con un valore potenziale, in termini di asset, pari a tre miliardi di euro, che ha irritato i sindacati dopo una prima fase di dialogo e che deve questo repentino inasprirsi delle trattative proprio al cambio di marcia da parte di Wind su un deal che, se perfezionato in questi termini, si configurerebbe come una delle più importanti cessioni di rami d’azienda dei prossimi mesi.

La decisione, continua il Sole 24 Ore, potrebbe arrivare tra il 30 novembre e il primo dicembre, con due offerte sul tavolo: da un alto i cinesi di Huawei, pronti a lasciare il lavoro in Italia, insieme con l’assunzione di 1500 su 1600 tecnici nell’arco di tre anni.

Dall’altro Ericsson con cui si correrebbe il rischio di trasferire la manodopera nell’Est europeo. Dura la reazione della Slc Cgil, secondo cui si tratta di una "scelta che metterà a rischio l’occupazione di migliaia di lavoratori di tutti i settori perché, senza rete, Wind non potrà mantenere gli oltre 4mila addetti tra amministratori, commerciali, customer care e IT. Noi siamo pronti ai sacrifici, ma questa soluzione è inaccettabile".

C'è da dire che nel recente passato anche Vodafone Italia e 3 Italia hanno ceduto in outsourcing le rispettive attività di rete.

Fistel-Cisl: Stop a operazione finanziaria
Wind non ceda la rete. È il richiamo all'azienda della Fistel Cisl che si attende a breve una decisione sull'ipotesi di dare in outsourcing la gestione della rete e temono il licenziamento o l'esternalizzazione di 1.600 lavoratori.

"Il sindacato ritiene che lo studio sulla cessione della Rete sia una operazione finanziaria che rischia di provocare enormi disastri sulla prospettiva industriale dell'azienda e sul futuro occupazionale di 1600 lavoratori" si legge in una nota.

Il sindacato chiede l'apertura di un tavolo. "Wind negli ultimi anni ha scelto di non investire sulla Rete, oggi è chiamata a fare investimenti significativi per rispondere alle esigenze del mercato, e lo fa nel peggiore dei modi, 'cacciando' 1600 lavoratori dal perimetro aziendale e facendogli pagare un prezzo altissimo per la miopia industriale e strategica degli azionisti e del management", denunciano i sindacati che propongono "di efficientare i costi della struttura, aprendo un tavolo di confronto e ricercando soluzioni che consentono all'Azienda risparmi ed ai lavoratori di rimanere nell'azienda che hanno costruito e sviluppato".

"Ci saranno scioperi, manifestazioni e presidi davanti alle sedi del Governo e delle Ambasciate, articoli di stampa e volantinaggi e tutto quello che si ritiene necessario per tutelare l'occupazione e il salario di 1600 famiglie", prosegue la Fistel Cisl.

Presidio a Ivrea, dipendenti in fibrillazione
Sempre sul fronte sindacale, una voce interna all'azienda, che fa parte delle Rsu di lavoratori Wind di Ivrea, annuncia un presidio per dopodomani a Ivrea, in via Palestro angolo piazza Ottinetti, per protestare contro l'ipotesi di cessione delle "Network Operations". Anche a Milano, la sede che potrebbe coinvolgere il maggior numero di esternalizzazioni, sono previsti presidi.

"Come già si vociferava da tempo, e dopo uno studio durato mesi, in data 17 novembre presso l'Unione degli Industriali di Roma, i rappresentanti di Wind hanno comunicato alle Organizzazioni Sindacali che è ormai in via di definizione lo studio che porterà alla cessione del settore "Network Operations" - fanno sapere i dipendenti di Ivrea - Operazione che dovrebbe complessivamente coinvolgere all'incirca 1600 dipendenti, che verrebbero quindi "esternalizzati" presso un fornitore ancora non precisato, nonostante si facciano con insistenza i nomi di Huawei ed Ericsson".

"Le Segreterie Nazionali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil hanno aperto lo stato di agitazione in tutta l’azienda, con l’apertura delle procedure di sciopero - continuano i lavoratori di Ivrea - Inutile sottolineare come si tratti di un'operazione che avrà un non trascurabile impatto sulla forza-lavoro impiegata in Wind, considerato il peso dei circa 1600 lavoratori sul totale dei 7008 impiegati in Italia (il 23%), secondo i dati del bilancio Wind del terzo trimestre 2011 (7236 a fine 2010)".

"E' interessata, tra le altre, anche la storica sede di Ivrea, dove sono 88 i lavoratori coinvolti, su un totale di 691 impiegati - precisano da Ivrea - La decisione risulta essere decisamente discutibile, dal momento che il presunto obbiettivo pare essere la ricerca di una maggiore efficienza e la mera riduzione dei costi, nonostante i dati e gli indici di bilancio Wind evidenzino negli ultimi anni un buono stato di salute e redditività, pur in un contesto economico molto problematico".

"Secondo i bilanci forniti da Wind, l'Ebitda (Earnings before interest, taxes, depreciation and amortization) è sempre cresciuto negli ultimi 4 esercizi (1.829, 2.010, 2.064, 2.185 milioni di euro), mentre alla fine del terzo trimestre dell'esercizio in corso si è a 1.588 milioni di euro, con una lieve flessione dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2010 (quando era 1.596) - continuano i diepodenti dello stabilimento di Ivrea - Per quanto riguarda invece il Risultato Netto, a fine settembre risultava in positivo di 9 milioni di euro, mentre negli anni precedenti si è passati dai 198 milioni del 2007, 385 nel 2008, 308 nel 2009 sino alla chiusura in negativo per 252 milioni di euro dello scorso esercizio (risultato negativo effetto dei costi una tantum relativi al rifinanziamento del debito; al netto di tali effetti il risultato sarebbe stato positivo per 92 milioni di euro)".

"Guardando in casa del principale competitor di Wind, Telecom Italia, il Risultato netto di settembre 2011 riporta ad esempio un negativo di 1.206 milioni di euro, contro un positivo di 3.572 milioni a fine 2010", aggiungono i dipendenti.

"La conferma dell'andamento positivo viene comunque dalla stessa Wind, che nella relazione sul bilancio del terzo trimestre 2011, indica che "per il periodo in corso si conferma come il trend vissuto dal Gruppo nei recenti trimestri, unitamente ad un continuo processo di ottimizzazione della struttura dei costi,consentono ragionevolmente di ritenere che il Gruppo continuerà a consolidare la propria performance e la propria posizione competitiva nel 2011"", argomentano i dipendenti, chiudendo in chiave polemica: "E' triste constatare come nonostante la situazione societaria non sia problematica, si finisca comunque per considerare i dipendenti come un semplice costo: se con l'attuale struttura i risultati sono comunque positivi, sembra del tutto immotivata la scelta di cedere il 23% dei propri dipendenti - chiudono i dipendenti - La preoccupazione dell'azienda nella riduzione dei costi non sembra invece presentarsi quando si tratta di concedere cachet a 5 zeri ai propri svariati (e crescenti) testimonials V.i.p. , o quando si decide di organizzare (come successo nelle scorse settimane) convention aziendali di fine anno ad Orlando, in Florida, per presentare le offerte commerciali natalizie di fronte ai maggiori esponenti del management e ai dealer che hanno generato alti profitti".

24 Novembre 2011