Reti Ip, D'Angelo: "Siamo alla svolta"

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Interconnessione full Ip entro il 2016. Il commissario Agcom: meno costi per gli operatori e più servizi per gli utenti

di Alessandro Longo
"Finalmente le reti di comunicazione entrano davvero nel mondo di internet e del protocollo Ip. Un passo atteso da tempo, che darà vantaggi a cittadini e imprese". Così Nicola D’Angelo, consigliere Agcom commenta quella che per lui è una pietra miliare nella storia delle tlc italiane. A partire da gennaio 2013 l’interconnessione tra le reti telefoniche sarà in IP. Parleranno tra loro cioè solo tramite il protocollo Internet. Si tratta in realtà dell’inizio di un percorso che si concluderà nel 2016 e alla fine farà sparire dalle reti italiane le tecnologie “tradizionali” “Questo passo concorrerà a realizzare ciò che è ormai sotto gli occhi tutti: la crescente importanza, nella nostra vita, di Internet e delle tecnologie derivanti. La si può considerare la definitiva conquista delle tlc da parte di Internet”.
Lunga e faticosa conquista, però. È dal 2006 che la questione tiene banco.
All’epoca Agcom aveva istituito un tavolo tecnico, ma era prematuro. Non c’erano le specifiche tecniche internazionali per lo standard di interconnessione. A inizio 2011 abbiamo portato i risultati del tavolo tecnico in una consultazione pubblica, da cui è emerso questo regolamento per portare in Ip l’interconnessione.
A cosa è dovuta la svolta?
Lo standard è maturato e siamo ora nelle condizioni di poterlo adottare. Abbiamo scelto il Sip-I visto che sono stati risolti i problemi di interoperabilità tra i diversi fornitori di apparati.
Ma standard a parte, da che cosa è dipeso invece il lungo parto?
Questa novità ha incontrato le resistenze degli operatori, preoccupati dall’idea di dover migrare di colpo le proprie reti dalla vecchia tecnologia. Non è banale: bisogna intervenire nelle centrale, aggiornare gli apparati.
Come li avete “convinti”?
Grazie al tavolo tecnico, appunto, dove abbiamo individuato specifiche condivise e un calendario graduale di migrazione dal 2013 al 2016. Un calendario rigido - beninteso - per incoraggiare il passaggio, ma anche aperto al dialogo con gli operatori, per affrontare insieme i problemi che potrebbero sorgere nel passaggio. Insomma, li abbiamo rassicurati: non dovranno fare tutto da soli, di colpo, abbandonati a sé stessi.
Il tutto a fronte di quali vantaggi?
Per prima cosa, era un percorso obbligato. Tutti gli operatori hanno migrato su Ip le proprie reti, sembrava una follia usare la tecnologia tradizionale (Tdm) solo per l’interconnessione. Comporta una grande inefficienza. Ci sono apparati tenuti in piedi da Telecom Italia solo per l’interconnessione Tdm: con costi di gestione, di manutenzione di questi pezzi di rete obsoleti.
L’utente come vivrà il passaggio?
Nell’immediato non si accorgerà di niente, ma nel medio periodo vedrà arrivare servizi innovativi, grazie al totale passaggio delle reti all’Ip. Come la videocomunicazione, la chat, la presence, la possibilità di condividere documenti, sulle normali reti fisse. Molte delle cose che finora erano legate al mondo di Internet si estenderanno alle reti “normali”.
Con quali effetti per gli operatori?
Migliori economie nella gestione della rete e del traffico.
Quindi ci potrebbero essere risparmi anche per gli utenti?
Sì, forse, nel medio periodo. Nel breve gli operatori dovranno recuperare l’investimento, perché sarà necessario mettere mano alle reti.
Ci potrebbero essere anche effetti sulla regolamentazione? Ad esempio della terminazione fissa?
Esatto, si dovrà adeguare il modello adottato per stabilire i prezzi di terminazione. Potrebbero scendere i costi, per due motivi. Per l’adozione dell’Ip e per la riduzione dei punti di interconnessione alla rete di Telecom Italia, che, per il nostro regolamento, scenderanno a 16 dagli attuali 660.

28 Novembre 2011