Data protection, Reding: "Troppi sprechi. Serve una norma unica"

EUROPA

Le aziende Ue spendono 2,3 miliardi di euro l'anno per adeguarsi a regole diverse in ogni Paese in cui operano. Per il Commissario Ue alla Giustizia deve valere una sola legge e una sola Authority

di Patrizia Licata
La frammentazione nell’applicazione delle leggi sulla protezione dei dati in Europa costa alle aziende dell’Ue 2,3 miliardi di euro l’anno: è la denuncia del commissario Ue alla Giustizia Viviane Reding che chiede una revisione della direttiva europea sulla data protection alla luce del nuovo ruolo assunto da Internet nella società e una regola uniforme da seguire per le aziende in qualunque Paese facciano affari.

La Reding fa notare che al momento “Le aziende che operano in diversi Paesi dell’Unione europea devono adeguarsi alle diverse leggi e decisioni prese dalle autorità per la protezione dati dei 27 Paesi-membro”. Uno spreco di tempo e denaro. La soluzione? “Occorre una regola unica in materia di data protection”, risponde la Reding: “per ogni azienda deve valere una sola legge e una sola authority, quella del Paese in cui si trova la sua sede centrale”. In pratica, le aziende che operano in Paesi diversi dovrebbero essere soggette sempre e solo alle regole sulla protezione dei dati che vigono nella nazione d’orgine.

I commenti della Reding arrivano in vista delle riforma che la Commissione europea si accinge a intraprendere della Data Protection Directive del 1995 che regola le operazioni delle aziende Ue sul mercato interno. Per la Reding è necessario aggiornare le regole dell’Ue sulla protezione dei dati soprattutto per il forte impatto che Internet ha prodotto sulla società dagli Anni ’90 a oggi: "Anche se i principi e gli obiettivi di base della direttiva del 1995 restano validi, queste regole non sono più adatte ad alcune delle tecnologie nuove ed emergenti come i social network", sottolinea il commissario.

29 Novembre 2011