CHE BROADBAND FA. Reti fisse verso il rischio "desertificazione"

CHE BROADBAND FA

Per la prima volta, nel terzo trimestre 2011, gli accessi a banda larga fissi non sono più cresciuti e risultano addirittura in leggero calo

di Cristoforo Morandini - Associated Partner Between
Nella banda larga, il 150° dell’Unità d’Italia verrà ricordato come l’anno in cui il mercato del broadband fisso ha subito una drastica battuta d’arresto. In effetti, per la prima volta, nel terzo trimestre 2011 gli accessi a banda larga fissi non sono più cresciuti, ma risultano addirittura in leggero calo. Cosa sta succedendo?

In realtà, stanno venendo al pettine l’insieme dei nodi che contraddistinguono il mercato italiano. Da un lato, l’annoso problema del bacino di soggetti informatizzati, per cui si avvicina velocemente la soglia delle famiglie con un pc in casa, senza dimenticare che in Italia circa il 30% delle famiglie utilizza solo il mobile per telefonare. Dall’altro, la banda larga mobile diventa sempre di più, sia in termini prestazionali che economici, una valida alternativa per chi non necessita di livelli di servizio particolarmente elevati.

Per avere un’idea delle due dinamiche, basti pensare che negli ultimi 12 mesi, gli accessi broadband di rete fissa sono cresciuti di circa 500 mila unità, a fronte di oltre 2 milioni di nuove Internet Key e senza parlare dei 4 milioni di nuovi smartphone che fanno traffico IP. A titolo di confronto, basti pensare che in Francia - paese con la nostra stessa popolazione - ci sono quasi 23 milioni di collegamenti broadband rispetto ai 13,5 milioni dell’Italia. Siamo di fronte ad un progressivo rischio di desertificazione delle reti fisse? Chi pagherà il conto delle nuove reti a banda ultra larga fissa?

12 Dicembre 2011