Ict, Radaelli: "Serve una figura di riferimento"

L'INTERVISTA

Il presidente di Anitec: "Nel governo manca un responsabile per l'Agenda Digitale". E sulle strategie da mettere in campo dice: "Investire nelle reti e nei servizi, soprattutto di e-health e telelavoro"

di Matteo Buffolo
Dal nuovo governo sono arrivate dichiarazioni interessanti sull’utilizzo dell’Ict e delle tecnologie digitali come leva per la crescita, ma mancano ancora dei punti da mettere a fuoco, nell’ottica di parole chiave che sono responsabilità, banda larga e servizi. Sono questi i cardini della ricetta che Anitec, l’Associazione Nazionale Industrie Informatica, Telecomunicazioni ed Elettronica di Consumo, propone al governo Monti, in vista dei prossimi provvedimenti che, oltre a mettere in sicurezza i conti italiani, devono anche rilanciare la crescita. A spiegarlo al Corriere delle Comunicazioni, il presidente Cristiano Radaelli.
“Ci sono state alcune buone dichiarazioni, sia da parte del premier Mario Monti che da parte del ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, ma ci ha stupito che in tutto il governo non ci sia una persona con il compito chiaro di sviluppare l’agenda digitale”, spiega. Insomma, serve chi abbia “una responsabilità precisa”. Una circostanza resa necessaria dai numeri che stanno dietro l’agenda digitale: in Italia, infatti, secondo i dati Anitec, l’economia digitale contribuisce per il 2% del Pil, molto al di sotto dei maggiori paesi europei, come il Regno Unito o la Svezia (5%), ma anche dietro a paesi come la Francia (3%). Senza considerare, poi, gli effetti benefici che ha sul sistema, con i riverberi su occupazione (1,8 posti creati per ogni posto distrutto, una cifra ancora inferiore al 2,6% dei principali paesi europei) o sull’inquinamento.
Quali sono quindi le vostre proposte?
Oltre a una figura di riferimento, per noi sono necessari due ulteriori passi: investimenti per realizzare la banda ultralarga, perché non è possibile pensare uno sviluppo dell’economia italiana senza investimenti che la portino ad essere diffusa nel Paese, e servizi per sfruttarla, con in testa grandi progetti come possono essere il telelavoro e l’e-health.
Cosa dovrebbe venire prima? Le infrastrutture o i servizi?
L’aspetto più importante è quello del digital divide: credo che sia esperienza di ciascuno di noi che girando l’Italia non si trovano ovunque connessioni che permettono di lavorare in maniera adeguata.
Eppure già lo scorso esecutivo ha avuto difficoltà a reperire i fondi necessari.
Il digital divide è un must, su questo non è possibile tirarsi indietro e deve essere il primo punto. Credo che nessuno oggi decida di iniziare un nuovo business o di sviluppare qualcosa dove non c’è una presenza di Internet sufficientemente veloce: per questo, assieme al superamento del digital divide, bisogna iniziare a investire anche sulla banda ultralarga. Probabilmente sarà necessario farlo anche con un contributo delle istituzioni pubbliche, come già viene fatto da istituzioni regionali o provinciali. Ci sono esempi come quello di Metroweb che ci sembrano spunti importanti da seguire per il futuro.
Infrastrutture, dunque. Ma poi servono i servizi. Voi su che cosa puntereste per sfruttare questa banda ultralarga?
La nostra idea è che servano dei grandi progetti e ne abbiamo individuati due: il telelavoro e l’e-health.
Quella del telelavoro è una tematica trasversale: da un lato permette la diffusione della cultura e della capacità delle persone di utilizzare gli strumenti digitali, mentre dall’altro ha impatti positivi sul sistema, perché lavorare in mobilità diventa più facile, le persone possono gestire più flessibilmente il proprio tempo e ci sono anche impatti su temi che interessano tutti, come quelli del traffico e delle emissioni di Co2. Un altro campo sistemico è quello della sanità digitale, che avrebbe un costo per la società molto minore di quello che c’è oggi. Anche in questo senso l’Italia potrebbe proporsi per essere all’avanguardia: il nostro sistema sanitario è giudicato molto bene a livello mondiale, è necessario difendere questa leadership con un salto verso la sanità digitale.
Cosa bisogna fare per implementare questi servizi?
In generale è importante iniziare a sperimentare, facendo delle esperienze concrete e avere servizi end-to-end, che possano essere iniziati e conclusi sul Web. Per il telelavoro, poi, oltre a un salto culturale, servirebbero anche alcune modifiche giuslavoristiche.

13 Dicembre 2011