Sony, shopping-mania, ma la chiave è nella Tv

L'ANALISI

L'azienda ha speso 8,4 miliardi di dollari quest'anno per nove acquisizioni che potenziano la sua offerta nei cellulari e nei contenuti. Ma per gli analisti deve concentrarsi sull'attività nei televisori e riportarla alla crescita integrando software e hardware

di Patrizia Licata
Gli acquisti della Sony non convincono gli analisti. Il chief executive del colosso giapponese dell’elettronica, Howard Stringer, ha annunciato nove accordi quest'anno per un valore complessivo di 8,4 miliardi di dollari, con lo scopo di potenziare le attività nei settori smartphone e contenuti. Il colosso giapponese pagherà cash il controllo della venture nei cellulari, prima a metà con Ericsson, per allearsi con gli eredi di Michael Jackson per comprare i diritti musicali della Emi group, e per controllare alcuni fondamentali brevetti Nortel insieme a una cordata di aziende che include Apple e Microsoft.

La strategia di Stringer consiste nel rafforzare i business produttivi e bilanciare così il calo della domanda in Stati Uniti e Europa dei noti televisori Sony Bravia -un calo che ha costretto l’azienda di Tokyo a ridurre la previsione di vendite per l’anno in corso e mettere in conto l’ottavo anno consecutivo di perdita per il business dei tv. Sony ha perso 399,3 miliardi di yen (5,1 miliardi di dollari) negli ultimi tre anni e prevede di perderne ancora quest’anno a causa della concorrenza di Apple e Samsung.

“Quello che Stringer deve fare è rimettere in carreggiata il business dei televisori, non tamponare le perdite con acquisizioni”, commenta Mitsushige Akino della società di investimenti di Tokyo Ichiyoshi Investment Management Co. “Le acquisizioni non riporteranno Sony alla crescita”.

Sony risente anche di altri problemi, oltre che del mercato depresso dei televisori in Occidente: lo yen molto forte che ha eroso i guadagni e il terremoto in Giappone e le inondazioni in Tailandia che hanno danneggiato gli impianti produttivi.

Il gruppo giapponese, che valeva 100 miliardi di dollari a settembre 2000, vale oggi 18 miliardi, nota Bloomberg. Per contro Apple vale 364 miliardi di dollari e Samsung 137. Lo scorso mese, Sony ha detto di prevedere 90 miliardi di yen di perdite nell’anno che si chiude a marzo, contro il precedente forecast di 60 miliardi di yen di profitto.

Sony ha annunciato nove acquisizioni quest’anno, quante l’anno scorso. Ma la spesa quest’anno è stata tre volte maggiore degli ultimi tre anni messi insieme, secondo Bloomberg. L’accordo di maggior valore è quello, annunciato a luglio, per i brevetti di Nortel Networks (4,5 miliardi di dollari) che darà a Sony accesso a tecnologie usate nei cellulari e tablet. In quest’offerta Sony si è unita con Apple, Microsoft, Rim, Ericsson ed Emc.

Poi Sony, anche qui insieme ad altri partner (gli eredi di Michael Jackson e altri investitori) ha comprato la Emi Music Publishing da Citigroup per 2,2 miliardi.

“Le acquisizioni sono la direzione sbagliata per Sony”, afferma Edwin Merner, presidente della Atlantis Investment Research Corp. a Tokyo. “Sony deve concentrarsi solo su pochi prodotti di elettronica, forse addirittura uscire dalle attività di manufacturing”.

E’ anche vero però che la musica per Sony conta: Sony Music è stata la seconda maggiore fonte di utile operativo per la giapponese dopo i servizi finanziari nell’anno terminato a marzo. E Sony Pictures è la terza maggiore.

A ottobre, Sony si è anche accordata con Ericsson per rilevare la sua metà nella jv dei cellulari SonyEricsson, spendendo 1,5 miliardi di dollari. L’obiettivo è integrare l’attività negli smartphone con l’offerta di tablet e giochi.

Sony aveva 16,9 miliardi di dollari di denaro contante e mezzi equivalenti alla fine di settembre, secondo i dati di Bloomberg. “Prenderemo in considerazione fusioni e acquisizioni in qualunque area e attività che sia necessaria per crescere e rafforzare le nostre operazioni e tecnologie o creare nuove attività”, ha dichiarato una portavoce di Sony.

Samsung, che possiede una riserva di cash di 18,4 miliardi di dollari, ha fatto 16 acquisizioni quest’anno, ma spendendo decisamente meno di Sony: 831 milioni. Apple, che ha in banca 81,6 miliardi, ne ha fatta una sola (la partnership per i brevetti Nortel).

“Stringer prende tempo comprando aziende con tecnologie interessanti”, commenta Naoki Fujiwara della Shinkin Asset Management Co. a Tokyo. Ma il nodo da risolvere resta il business dei televisori, che ha perso 480 miliardi di yen negli ultimi sette anni e ne perderà altri 175 nell’anno che termina a marzo. Sony è il terzo maggior produttore di tv al mondo, dopo Samsung e Lg.

“I tv sono un business da cui Sony non può uscire”, afferma Keita Wakabayashi, analista di Mito Securities Co. a Tokyo. “La tv è la chiave, e al centro della sua strategia ci deve essere l’integrazione tra hardware e software”.

Tale integrazione aiuterà Sony a recuperare terreno rispetto alle rivali, Apple compresa, come dichiarato dallo stesso Ceo Stringer. Sony può contare sui contenuti di 13 etichette americane e film delle case Sony Pictures Classics, Columbia Pictures e TriStar Pictures.

“Apple produce l’iPad, ma produce i film?”, dice Stringer. “Dimostreremo che non conta chi fa per primo il tablet, ma chi lo fa meglio”. “Sony deve fondere meglio i suoi asset nei contenuti con il suo hardware per competere con le rivali”, sottolinea Akino. “La tecnologia conta, ma occorre anche essere veloci a capire il mercato, se si vuole tenere testa ad Apple e Samsung”. Si tratta di un mercato che sta cambiando il modo di fruire il video: i giovani, abituati a una cultura Internet-centrica, non dipendono più dalle trasmissioni via satellite o cavo e apprezzano anche schermi piccoli con qualità dell’immagine inferiori rispetto al “tradizionale” tv.

13 Dicembre 2011