Lorenzi: "Una rete seria e sicura come autostrada per il futuro"

APPELLO A MONTI/10

Trasformare l’Ict in leva per lo sviluppo. Nella nostra inchiesta abbiamo chiesto a 16 manager quali sono le priorità che il governo Monti dovrebbe portare avanti. La parola all'ad di Sirti

di Stefano Lorenzi, ad Sirti
L’Ict svolge un ruolo sempre più strategico in qualsiasi organizzazione pubblica e privata, agendo da un lato come potente leva di innovazione atta allo sviluppo e dall’altro come motore di efficientamento delle performance aziendali. In una fase in cui il nostro Paese ha la necessità di un rilancio sostenibile dell’economia e dello sviluppo del sistema industriale, credo che l’Ict possa essere un elemento critico per incrementare la competitività delle nostre aziende e migliorare la qualità di vita di noi tutti. In sintesi per poter sfruttare la leva dell’ Ict vedrei necessarie le seguenti azioni. In primo luogo, come fattore determinante della digitalizzazione del Paese, la realizzazione di una rete “seria e sicura”, una sorta di autostrada ad alta percorrenza per il nostro futuro. Si è parlato tanto di reti a larga banda fissa e mobile negli ultimi anni, tuttavia non siamo ancora riusciti a trovare una soluzione di “mercato” che riesca a mobilitare investimenti importanti da parte dei privati e del pubblico.

Basti pensare all’incredibile aumento negli ultimi due/tre anni della domanda di banda larga e ultra larga nelle nostre case e in movimento, legata a vere “discontinuità” dei nostri comportamenti digitali. Non è che stiamo sottostimando la crescita della domanda che le nuove generazioni porteranno attraverso nuove forme di fruizione dei contenuti digitali che noi “over fourty” facciamo ancora fatica ad immaginare? In secondo luogo, dovremmo dare maggiore impulso ai progetti di Smart Grids, mobilità intelligente e a tutte quelle tecnologie abilitanti di un concetto di Città Sostenibile (“Smart City”). Non che manchino esempi virtuosi, ma forse si potrebbe identificare un piano strutturale di più ampia portata nelle principali città dove forme di collaborazione pubblico-privato potrebbero essere l’abilitatore. In terzo luogo investire nella formazione dei cittadini di qualsiasi età, al fine di superare un importante aspetto del “digital divide”; procedere con l’alfabetizzazione digitale, in particolare nelle scuole e nelle università introducendo strumenti (pc, tablet, ecc...) che accelerino la dematerializzazione dei testi.

Infine accelerare il progetto già in corso della digitalizzazione dei processi della PA, mettendo soluzioni digitali a servizio della sanità, giustizia, istruzione, del patrimonio culturale ecc… il sogno di una PA più efficiente e soprattutto capace di offrire con migliori qualità servizi esistenti e perché no offrire a basso costo servizi innovativi!

16 Dicembre 2011