Colao e T-Mobile, quel silenzio che fa muovere le Tlc

Consolidamenti

Le indiscrezioni sull'ipotesi di acquisizione stanno mobilitando interessi e cambi di rotta anche in altri soggetti
Ecco cosa cambierebbe in Europa (e non solo) se prendesse corpo la mossa di Vodafone

di Francesco Fortuna

La notizia di partenza: Vittorio Colao, alla guida di Vodafone dal luglio 2008, starebbe valutando l’idea di acquisire T-Mobile Uk, importante concorrente nel mercato britannico della telefonia mobile.

L’indiscrezione è di un paio di settimane fa e da allora, come si conviene alle operazioni di alta finanza, silenzio e riserbo.

Il fulmine che ha squarciato il cielo delle comunicazioni si è materializzato sulle pagine color salmone del Financial Times, e tutti subito a pensare che, allora, una qualche base concreta deve pur esserci.

Il quotidiano ha rivelato che il maggior operatore di telefonia mobile al mondo (che peraltro proprio in Italia fa registrare risultati tra i migliori, con un Ebitda superiore al 40%) sta considerando seriamente la possibilità di fare un’offerta per acquisire T-Mobile Uk, di proprietà del colosso tedesco delle telecomunicazioni Deutsche Telekom, il cui valore è stimato tra i 3 ed i 4 miliardi di euro.

Alcuni analisti della City si sono subito prodigati nell’evidenziare eventuali sinergie finanziarie ed operative risultanti dall’unione dell’attuale business di Vodafone con le  attività inglesi di Deutsche Telekom.

Da Citi, broker di Vodafone, affermano in via confidenziale che i ricavi annui dell’entità che potrebbe venire ad esistenza, nell’arco dei prossimi 3/5 esercizi, sarebbero maggiori di circa 300 milioni di sterline rispetto alla somma degli introiti delle due entità separate.

Il nuovo soggetto si troverebbe a dover gestire, ad esempio, un solo network invece di due, e dunque Vodafone potrebbe realisticamente considerare l’idea di realizzare importanti risparmi sul lato dell’impiego di capitale operativo.

Da non sottacere anche che un consolidamento del settore porterebbe consistenti vantaggi anche agli altri player operanti nel mercato della telefonia mobile.

L’Inghilterra è difatti l’unico grande paese europeo in cui si trovano a competere cinque diversi soggetti: tutti lamentano che questo feroce stato concorrenziale erode drasticamente i margini di guadagno.

Se il numero si riducesse da cinque a quattro, la pressione competitiva diminuirebbe e dunque sarebbe possibile puntare ad un aumento dei margini di profitto.

Sinclair, analista di Citi, ritiene che tale consolidamento potrebbe, nell’arco di tre anni, aumentare del 5% i ricavi di tutti gli operatori.

Agli scettici però verrebbe da chiedersi: come mai, se il consolidamento offre una prospettiva così attraente, non si è ancora verificato? Proviamo a fare qualche ipotesi.

Il rischio, per un soggetto che ipoteticamente possa rilevare T-Mobile Uk, è quello di pagare una somma molto alta per la compagnia e condividere poi i risultati dei propri sforzi con tutti gli altri operatori.

Nel peggiore dei casi possibili, Vodafone potrebbe comprare T-Mobile e trovarsi ad affrontare problemi di coordinamento ed allineamento delle attività: la compagnia inglese rischierebbe di trovarsi in difficoltà nel far emergere le sinergie sperate, e dunque potrebbe finire per perdere i clienti di T-Mobile in favore dei suoi attuali concorrenti (O2 su tutti); in ogni caso, ed è bene farsene una ragione, i rivali di Vodafone beneficerebbero dei maggiori margini di profitto derivanti dalla riduzione del numero di incumbent.

Questa pericolosa eventualità ha, probabilmente più di ogni altra cosa, frenato il processo di consolidamento sino ad ora.

Del resto, l’interesse dimostrato da Vodafone suggerisce un potenziale cambiamento della situazione. Lo scorso novembre Colao ha dichiarato che la società è per la prima volta intenzionata a giocare un ruolo attivo nel processo di consolidamento del mercato mobile: un primo esempio viene dall’Australia, per il cui mercato Vodafone e Hutchinson Whampoa (3) hanno annunciato un piano di collaborazione.

L’advisor scelto per la realizzazione dell’operazione è Goldman Sachs, mentre JP Morgan sta aiutando Deutsche Telekom, che ha espresso un secco “no comment” a chi domandava qualche frase a riguardo, nella valutazione delle opzioni strategiche percorribili in Gran Bretagna, dove da anni soffre di performance non all’altezza degli obiettivi.

Se Vodafone comprasse T-Mobile, diverrebbe l’operatore dominante sul mercato, con una quota pari al 40% (lo scenario attuale vede come operatore di riferimento O2 con il 27%, dopo di che Vodafone con il 25%, Orange con il 21%, T-Mobile al 15%, 3 (Hutchinson Whampoa) al 7% e Virgin a chiudere con il 5%).

Peraltro, e c’era ampiamente da aspettarselo, le indiscrezioni stanno mobilitando interessi e cambi di rotta anche in altri soggetti: la possibilità che Vodafone acquisisca T-Mobile sta spingendo O2 a rivedere tutte le proprie strategie. L’azienda, controllata dalla spagnola Telefónica, ha anch’essa, ufficialmente, declinato ogni commento, ma fonti vicine al top management affermano che anche da questo versante ci sarebbe l’interesse a fare un’offerta.

Non va sottovalutata neanche France Telecom che, come gli altri, ha scelto la strada del silenzio, peraltro dopo due mesi passati in difficoltà cercando proprio di tacitare speculazioni che la vorrebbero in predicato di rilevare tutte le attività di T-Mobile.

C’è dell’altro. Partite di questo livello, oltre che con numeri e grafici si giocano anche su altri tavoli: regolatori e politici. Vediamo.

Una collaborazione tra il business inglese di Vodafone e T-Mobile verrebbe certamente valutata con attenta considerazione dalla commissione europea (sappiamo, per esperienza diretta del nostro comparto dei media, quanto il Commissario alla concorrenza Neelie Kroes guardi con poco favore ai restringimenti della competitività) e dall’OfCom, ma gli analisti affermano che il deal, quanto meno, non correrebbe il rischio di essere frenato in partenza: in Italia, Francia e Spagna sono già presenti operatori in posizione dominante, con quote di mercato anche superiori al 40%. A tal proposito Jenny Block, legale esperta di concorrenza e regolamentazione dello studio Simmons & Simmons, ha dichiarato che “sarebbe una combinazione complessa e stimolante, e facilmente soggetta a indagini dettagliate da parte delle autorità competenti. Comunque, è eccessivo affermare che sarebbe automaticamente bloccata”.

La Enderes Analysis ipotizza eventuali richieste da parte delle autorità di regolamentazione affinché Vodafone, nel caso di acquisto, si liberi dal contratto di partnership commerciale che attualmente lega T-Mobile a Virgin: l’operatore di Tv via cavo utilizza il network di T-Mobile per offrire contenuti di telefonia mobile ai propri quattro milioni di clienti.

Le Authority, non da ultimo, dovrebbero quindi esaminare pro e contro, per i consumatori, di un’eventuale operazione.
Uno dei problemi potrebbe essere rappresentato dall’aumento delle tariffe della telefonia mobile; un’altra questione pressante potrebbe poi riguardare l’eventuale aumento degli investimenti nei network come conseguenza della crescita dei margini di profitto.

Il Governo nel frattempo, con la sua iniziativa Digital Britain, spera che gli operatori di telefonia mobile giochino un ruolo importante nel garantire accesso all’alta velocità in Internet nei prossimi 5 anni: questo dipende largamente dagli investimenti nelle infrastrutture. Ma questa è un’altra storia.

Con un tale interesse verso il modo in cui il consolidamento potrebbe cambiare il panorama della telefonia mobile in Inghilterra, l’unica cosa certa è che il bresciano Colao dovrà arrampicarsi sugli specchi per mantenere ancora a lungo il suo “lombardo” riserbo.

17 Luglio 2009