La fibra di Calabrò. A ottobre la prima verifica sul campo

FOCUS NGN/1

Il presidente Agcom spariglia le carte. Rho e latina le prime "cavie" della rete condivisa?

di Mila Fiordalisi
Ci speravano in molti sulla definitiva allocazione da parte del Cipe, prima della pausa estiva, delle risorse destinate alla banda larga. E invece la seduta del 15 luglio si è tradotta in un ennesimo nulla di fatto.
Resta dunque sulla carta lo stanziamento degli 800 milioni di euro, prima approvato dal Senato il 26 maggio scorso (AS 1082 bis- art.1) ma pochi giorni dopo corretto al ribasso, almeno nella formula, nel Decreto anticrisi (Dl 78/2009), che con la dicitura “fino ad un massimo”(comma 6 art. 25)   - di 800 milioni s’intende -  di fatto ha modificato i margini di manovra.  E resta sulla carta dunque il Piano anti-digital divide annunciato qualche settimana fa dal vice ministro alle Comunicazioni Paolo Romani. Per non parlare delle ripercussioni (negative) che il continuo slittamento del finanziamento provocherà inevitabilmente sull’attuazione del Piano egov 2012, fra i cavalli di battaglia del ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta.
Nonostante tutto il dibattito nazionale sul broadband va avanti. Parecchio avanti. Al punto che per la prima volta è stata messa nero su bianco una proposta istutuzionale per la realizzazione della rete di nuova generazione (Ngn).
A sorpresa però la fonte istituzionale non è governativa. Ci ha pensato, infatti, il presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, in occasione della presentazione della Relazione annuale 2009, a formulare la prima concreta ipotesi di lavoro. “Investire nella banda larga è una necessità, anche e più che mai nella fase di crisi che attraversiamo -  sostiene Calabrò -  Superare il digital divide è certo doveroso ed anche economicamente proficuo. Ma ciò non deve distogliere dall’altro passo che contemporaneamente deve compiere il sistema, quello verso l’ultrabanda, le fibre ottiche, che presentano un incomparabile valore prospettico. I due tipi di interventi lungi dall’essere sostitutivi sono complementari”.
La via più praticabile, secondo Calabrò, è quella di una “società veicolo”, formata da un nucleo forte di partner industriali ma aperta anche alla partecipazione di capitale pubblico (ad esempio attraverso la Cassa depositi e prestiti). Nonostante alcune critiche piovute sulla testa del presidente dell’Agcom, accusato di ingerenza nell’azione di governo - “se qualcuno ha altre idee si faccia avanti”, ha replicato Calabrò puntualizzando che è “dovere dell’Authority suggerire proposte e soluzioni” - il “Piano Ngn” è invece piaciuto, almeno in linea di massima, agli operatori di Tlc. Telecom Italia, per bocca dell’Ad Franco Bernabè, si è detta disponibile a condividere progetti di investimento sull’ultrabroadband con gli altri operatori. E hanno promosso l’idea anche l’Ad di Vodafone Italia Paolo Bertoluzzo e il numero uno di Fastweb Stefano Parisi (si veda altro articolo in pagina).
La proposta di Calabrò, già  avallata dal ministro Romani, potrebbe aver già mosso i primi passi, almeno a dimensione locale. La Net Company - questo il nome attribuito alla newco - vedrebbe coinvolti proprio Telecom Italia, Vodafone e Fastweb. Ed è possibile anche la discesa in campo di Wind. Al fianco degli operatori di Tlc figurerebbe anche il fondo F2i che fa capo a Vito Gamberale. Ammonterebbe a due miliardi di euro l’investimento iniziale per la realizzazione di una rete in fibra in grado di coprire, nell’arco di un triennio, fra il 10 e il 20% della popolazione. Rho e Latina le prime cittadine “pilota”: si partirebbe dunque da aree urbane “periferiche” (il cantiere è fissato a ottobre) alla stregua del Piano Ngn olandese (si veda articolo a pagina 7), al momento il più avanzato a livello europeo.
Un’altra ipotesi sul tavolo è quella a firma di Mario Dal Co, economista, consigliere per l’Innovazione del ministro Brunetta, il quale suggerisce la creazione di una società privata che nasca dal conferimento di tutte le reti pubbliche. Non solo quelle in pancia agli enti locali ma anche quelle di  Ferrovie, Poste, Autostrade (si veda intervista nella pagina a fianco).
Resta però ancora tutta da definire - cosa non da poco - la questione della regolamentazione delle reti che verranno. La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica sulla bozza di Raccomandazione Nga.
Associazioni ed operatori avranno tempo fino al prossimo 24 luglio per inviare commenti e proposte al fine della redazione finale del testo. E c’è da giurare che saranno parecchi gli “emendamenti” considerato che Etno ed Ecta, le associazioni rappresentative rispettivamente dei principali operatori di Tlc europei e degli Olo hanno già palesato rimostranze sul contenuto, in particolare sull’Annex 3 che ridefinisce il ruolo dell’incumbent e prevede un risk premium per chi investe in fibra.
La Raccomandazione è stata bocciata anche dall’Erg, il Gruppo dei regolatori che rappresenta le Authority nazionali, timorosa di veder ridotti i propri poteri e scettica sul reale stimolo agli investimenti.

20 Luglio 2009