Huawei Italia, la crescita dei piccoli passi

L'AZIENDA/2

Il nuovo numero uno, David Wang, spiega le strategie per consolidarsi in Italia

di Gildo Campesato
“Passo dopo passo”: i cinesi, si sa, hanno pazienza da vendere; ma se sanno aspettare, sanno anche  guardare lontano. Ed è con questa filosofia che David Wang, managing director di Huawei Italia, approccia il nostro mercato. “Vogliamo crescere un po’ alla volta in tutti i settori delle telecomunicazioni”, spiega dopo nove mesi alla guida delle attività italiane del colosso di Shenzen. “Ma l’Italia la conoscevo già prima,sono 5 anni che seguo le attività di Huawei in Europa”. Non gli manca la determinazione: ”Vogliamo diventare uno dei fornitori leader del vostro mercato”.
Non sarà facile.
Me ne rendo ben  conto. Il vostro è un mercato maturo, con una penetrazione nella telefonia mobile di oltre il 150%. Per un nuovo fornitore come siamo noi, non è facile inserirsi. Siamo in Italia soltanto dal 2004. Eppure, di passi ne abbiamo già fatti molti. Ed altri, di assai significativi, abbiamo intenzione di farne anche in futuro. Ne stia pur certo. Del resto, risultati ne abbiamo già raggiunti. Fra i nostri clienti italiani annoveriamo Telecom Italia, Vodafone, Wind, 3”.
Non avrà vita facile.
Lo so benissimo. La competizione è tough già adesso. Non mi aspetto regali.
C’è chi dice che i regali li state facendo voi. Con prezzi bassi.
Guardi, quella che noi facciamo dumping sui prezzi è una storiella vecchia, un’accusa che non regge alla prova dei fatti. Anzi, certe volte i nostri prezzi possono persino apparire a prima vista meno competitivi di quelli degli altri. Il fatto è che noi puntiamo soprattutto su due priorità: qualità e total cost ownership. La nostra non è una strategia di prezzo, ma di valore aggiunto da apportare al cliente.
Mi faccia un esempio.
Stiamo proponendo al mercato un modello di Bst estremamente compatto ed avanzato dal punto di vista tecnologico ed ambientale. Consente di gestire contemporaneamente molte frequenze mobili: Gsm, Umts, Lte. Non costa meno di altre base-station dei concorrenti. Anzi, il nostro prezzo è superiore. Ma il nostro prodotto consente di abbattere i costi operativi e di semplificare il sistema di gestione delle telefonate. Significa efficienza, semplicità, costi di funzionamento inferiori. È sulla qualità e sui vantaggi che possono trarne i nostri clienti che noi scommettiamo. E vinciamo.
Non può dirmi, però, che la Cina non gode di una competitività di costi e di regole del lavoro.
Molto meno di quanto non si pensi o non si pretenda. Quello delle telecomunicazioni può anche essere visto come un mercato di commodity. Ma è un mercato molto particolare: devi essere vicino al cliente, interpretarne le esigenze, anticiparne i bisogni, comprenderne le necessità se vuoi vendere. Non basta fare un prezzo buono. E questo soprattutto in mercati avanzati come quello italiano.
Ma il prezzo è importante. E voi partite avvantaggiati.
È la globalizzazione, bellezza, mi verrebbe da rispondere. In realtà, il vantaggio di costo della Cina diventa ogni anno più basso. Huawei nel mondo ha 90.000 dipendenti: metà di essi sono impegnati in ricerca e sviluppo. Sono tecnici, ingegneri, specialisti: tutta gente che guadagna bene, anche da noi. E poi, in Cina non ci sono solo le aziende cinesi. Vi si stanno spostando un po’ tutti i grandi gruppi multinazionali delle telecomunicazioni: aprono impianti da noi o in India e vendono in tutto il mondo. Non mi pare ci sia più una grande differenza di fattori produttivi fra le grandi aziende internazionali di telecomunicazioni. Il nostro mondo è orma integrato.  Nessuno si chiede più dove sia stato fatto un certo prodotto: ma a cosa serve, che vantaggi porta e, ovviamente, anche quanto costa.
In Italia c’è un altro gruppo cinese che cerca di entrare.
È la competizione. Ma vorrei dirle che non ci sentiamo cinesi. In Europa ci sentiamo europei e in Italia italiani. In Italia abbiamo 250 dipendenti e il 70% sono italiani. Cresceremo ancora man mano che crescerà la nostra fetta di mercato. Abbiamo centri di innovazione a Milano, a Roma, a Torino. Li potenzieremo e altri ne faremo, se ce ne sarà l’opportunità.
Quanto “vale” Huawei?
In Europa 3 miliardi di euro.
E in Italia?
Non diamo cifre su singoli Paesi.
Provo io: 10% del mercato Ue?
C’è andato vicino. Per difetto.

20 Luglio 2009