Femtocelle al debutto. Partono Vodafone e Huawei

SCENARI

La tecnologia permette di estendere la copertuta fino a casa dell'utente. Ma è ancora tutta la valutare la stabilità del segnale sotto femtocella

di Alessandro Longo
Le femtocelle stanno passando dalla fase dei test a quella dei lanci commerciali, ma con lentezza da lumaca. Adesso, la notizia del primo servizio femtocelle in Europa: avviato il primo luglio da Vodafone nel Regno Unito. È uno scatolotto che, collegato all’Adsl, crea una piccolissima cella di rete mobile a casa, ripetendo così il segnale dell’operatore. Prima del Regno Unito, il servizio è stato lanciato da Sprint e da Verizon negli Usa. Uno analogo è anche in Giappone. Vodafone regala la femtocella a chi ha piani tariffari di almeno 60 sterline al mese; altrimenti la vende a 160 sterline, rateizzabili fino a 24 mesi. «Vodafone ha scelto di utilizzare le femtocelle nel modo più elementare: per estendere la copertura di rete fino a casa dell’utente. Segno che siamo ancora in una fase iniziale del mercato femtocelle», commenta Steven Hartley, analista di Ovum. Le femtocelle, poiché localizzano molto finemente l’accesso dell’utente alla rete mobile, permettono infatti di offrire anche servizi e tariffe speciali. Sconti per le chiamate fatte sotto femtocella, servizi location-based, possibilità di download/upload di contenuti video troppo pesanti per la normale rete dell’operatore.

«Il servizio è comunque strategico, perché permette all’operatore di trattenere o conquistare quegli utenti che soffrono di scarsa copertura di segnale a casa o in ufficio», continua Hartley. Una migliore copertura cellulare può sostenere anche il fenomeno, già rampante, della sostituzione fisso-mobile.
«Permette inoltre di aumentare il traffico voce/dati e al tempo stesso di sgravare la rete normale, basata su macro celle. L’operatore può così contenere i costi accrescendo i ricavi», aggiunge.
Dicono da Vodafone di guardare con interesse a questo servizio, ma ancora di non avere piani precisi per un lancio in Italia. Uno dei problemi è l’alto costo di questi apparati, che grava sull’utente e in parte sull’operatore che li sussidia. Ovum apprezza la scelta di Vodafone di offrire diverse modalità per avere la femtocella (a differenza di Verizon e Sprint). Per l’operatore ci sono poi costi extra per gestire il nuovo servizio, a partire da nuovi apparati da installare (gateway che aggregano migliaia di femtocelle in una singola interfaccia connessa con la rete mobile).

È ancora da verificare inoltre la compatibilità tecnica, il rischio di interferenze, la stabilità del segnale sotto femtocella. Ecco perché Vodafone per ora evita di abbinarvi servizi extra. «Va bene in questa fase di rodaggio. Dopo, per raggiungere sufficiente penetrazione e quindi economie di scala, Vodafone dovrà differenziare ulteriormente l’offerta rivolta agli utenti che si dotano di femtocelle», dice Hartley.
Scettico John Strand, presidente di Strand Consult: «l’idea di utilizzare femtocelle è nata in previsione dell’aumento del traffico banda larga mobile. Come soluzione quindi alle limitate capacità delle macro celle della rete dell’operatore. Ma l’errore è stato sottovalutare la naturale evoluzione del mercato». E cioè: «il calo dei costi necessari per potenziare l’infrastruttura di rete, la possibilità di utilizzare nuove frequenze per i servizi cellulari, la diffusione di accordi di site sharing (l’ultimo tra 3 Italia e Tim, Ndr)». Tutti fattori che permettono agli operatori di offrire più banda a parità di costi (o la stessa banda a costi decrescenti). Strand ritiene, di conseguenza, che sarà difficile per un operatore mettere in piedi un business case sostenibile con le femtocelle. Crede che il mercato sarà di nicchia.

Migliore fortuna, secondo Strand, avranno le picocelle (vie di mezzo tra le femto e le macro), che coprono un intero palazzo, anziché solo un ufficio o un’abitazione. In effetti, Ericsson, che prima era uno dei principali produttori a scommettere sulle femtocelle, adesso sta spostando il proprio focus sulle picocelle. 
Più ottimista Juniper Research: «il mercato globale delle femtocelle 3G varrà 9 miliardi di dollari nel 2014», dice l’analista Howard Wilcox. «Nei Paesi sviluppati, va verso il mercato di massa».

E anche Huawei lancia la sua femtocella. L’azienda cinese ha presentato il suo Femtocell 2.0, il dispositivo portatile per accesso wireless che permette di collegarsi direttamente a una rete Dsl broadband standard o a un servizio cablato, in ambienti sia residenziali che business. “La nostra soluzione e i nostri dispositivi femtocell sono perfettamente preparati per favorire l'adozione da parte del mercato di massa - puntualizza Jiang Wangcheng, president of Umts di Huawei Wireless -. Siamo attivamente impegnati nel collaborare con tutti gli operatori mondiali allo scopo di promuovere ulteriormente la diffusione dei servizi broadband mobili attraverso l'offerta agli utenti di una value proposition particolarmente interessante”. Il dispositivo, premiato con iF Design Award e Red Dot Design Award, supporta applicazioni di streaming video, Iptv, video conferencing e broadband mobile. Finora Huawei ha implementato oltre 20 reti femtocell pre-commerciali e di prova in collaborazione con i maggiori operatori di telecomunicazioni globali. Nel dicembre 2008, infine, ha inaugurato a Singapore la prima rete femtocell 3G commerciale del mondo per conto di StarHub.

21 Luglio 2009