Un piano bis per la fibra lombarda

ADDIO ALLA NGN PER TUTTI

Il progetto iniziale si è impantanato. Si riparte dai distretti industriali e dalle principali città. A Monza e Concorezzo le prime reti a tariffe concorrenziali. E la Regione in quota Metroweb per le Ngn di Bergamo e Brescia

di Paolo Ferri

La Regione Lombardia fa di necessità virtù sulla banda ultralarga. Appurato ormai che il progetto iniziale (portare i collegamenti ultraveloci al 50% della popolazione) non ha alcuna chance di realizzarsi in tempi prevedibili, la scelta è quella di abbassare il tiro, spostando l’obiettivo dal pubblico indistinto dei consumatori residenziali a quello degli utenti professionali, nella convinzione che per questi almeno resti in piedi una domanda potenziale di collegamenti in fibra ottica.

Per questo la finanziaria regionale Finlombarda ha messo a punto un piano di intervento che riguarda gli agglomerati industriali più importanti della regione e sta già stringendo accordi con alcune amministrazioni, come Monza e Concorezzo, per la realizzazione di reti locali che dovrebbero consentire di offrire agli imprenditori connessioni in fibra ottica a un prezzo più basso di quello corrente, oggi fuori portata per gran parte delle Pmi.

Ma bisogna fare un passo indietro per collocare nella giusta prospettiva una correzione di rotta che avrà riflessi importanti anche a livello nazionale. Il progetto Lombardia, come molti ricorderanno, è stato per parecchi mesi il pezzo forte di tutti i discorsi sulla futura rete di Tlc in fibra ottica. “Male che va - era la formula ripetuta dagli osservatori più fiduciosi sulla fattibilità della Ngn - la nuova infrastruttura nazionale si farà un poco alla volta, man mano che le condizioni matureranno nelle diverse regioni”. Non per niente l’impostazione decisa in Lombardia era stata replicata in linea di massima anche al famoso tavolo Romani che l’allora ministro dello Sviluppo aveva allestito nella speranza di far partire al più presto i cantieri.

 Cosa prevedeva lo schema? La prima opzione era un accordo fra l’ex monopolista Telecom Italia e gli altri operatori per spegnere progressivamente negli anni la rete in rame (di cui Telecom è proprietaria) e trasferire gli utenti sulla nuova rete. Ma essendo chiare a tutti le difficoltà dell’obiettivo (non ultima quella di remunerare l’abbandono della vecchia rete da parte di TI) si era individuata una subordinata: in mancanza di un’intesa gli operatori alternativi Vodafone, Fatsweb e Wind si sarebbero messi insieme per fare una Ngn senza TI. Le due ipotesi sono crollate in estate, perché da un lato TI ha fatto capire una volta per tutte che una realizzazione collettiva della Ngn non è nell’ordine delle cose possibili e dall’altro Fastweb si è sfilata dall’alleanza degli alternativi per trovarsi affiancata proprio a TI nella discussione su modello e caratteristiche della nuova infrastruttura. A quel punto il progetto di rete a cui la Lombardia ha lavorato negli ultimi due anni è rimasto privo di sbocchi e lo stallo si è poi aggravato con le crescenti prospettive della banda larga mobile considerata oggi l’unico driver di crescita nel mercato consumer. 

   Così, mentre il tavolo Romani veniva silenziosamente ripiegato e riposto in cantina (tanto più dopo la caduta del governo), la struttura guidata da Raffaele Tiscar, responsabile del progetto banda ultralarga di Finlombarda, ha cercato di darsi una missione alternativa. I piani prevedono tre direttrici: partecipazione della Regione con una quota di minoranza a Metroweb-F2i per reti Ngn a Bergamo e Brescia; switch off dal rame alla fibra in una città di medie dimensioni da individuare con TI; realizzazione di una rete in fibra in aree industriali, a partire da Concorezzo, a cui potrebbe seguire Monza. Quest’ultima iniziativa merita attenzione anche per l’ingegnosità della tempistica con cui si cerca di supplire alla scarsità di risorse: si parte con una pre-adesione delle aziende interessate a fronte della garanzia di avere in pochi mesi, una volta completata la rete, connessioni a banda ultralarga a un prezzo più basso di quello oggi disponibile oggi. Le prime potrebbero essere disponibili già entro l’anno. Soluzione interessante (possibile modello anche per altre realtà) che tuttavia nulla toglie al fatto, di gran lunga più importante, ancorché ignorato finora dalla quasi totalità dei media: in Lombardia come in Italia il progetto di realizzazione di una Ngn è stato accantonato e non sembra destinato a tornare in campo per un bel pezzo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 05 Marzo 2012

TAG: infratel, regione lombardia, finlombarda, raffaele tiscar

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