Nuovo made in Italy a bordo delle apps

BUSINESS

Prende forma la geografia del new business basato sulle applicazioni mobili create da sviluppatori del nostro Paese: un mercato che vale già 80 milioni di euro. E la crescita vola a tripla cifra

di Patrizia Licata

Mobile app, piccolo programma software agile e dinamico che già muove uno dei mercati più promettenti nel panorama delle comunicazioni wireless. È stato l’ingresso sul mercato dell’iPhone nel 2007 a far uscire il segmento delle applicazioni per cellulare dalla nicchia e ora la diffusione esplosiva di smartphone (e tablet) alimenta la crescita: secondo comScore e Ocse, fra tre anni il numero di smartphone supererà quello di pc. Intanto nel mondo sono già sono state scaricate 3 miliardi di applicazioni.

L’Italia non è fuori da questa rivoluzione, come rivelano i dati degli Osservatori Ict & Management della School of Management del Polimi (resi noti in occasione della manifestazione Smau Mob App Awards, promossa dagli Osservatori e da Smau con la media partnerhip di Wireless4Innovation e del Corriere delle Comunicazioni), con una penetrazione di smartphone del 42,7% (del 42,5 nell’Europa occidentale e del 39% negli Usa) e la banda larga mobile ha una diffusione del 42,4% (contro il 38,5% dell’Europa occidentale). Gli italiani fanno un utilizzo poliedrico del cellulare e amano le applicazioni per giochi e intrattenimento, e poi quelle di servizio, con informazioni meteo, mappe e itinerari. Questo nuovo ecosistema genera opportunità imprenditoriali: da nord a sud in Italia sono numerosi gli sviluppatori e le imprese con specializzazione nel business mobile e il nuovo paradigma degli application store facilita anche la distribuzione sui mercati internazionali. Basti pensare alla app What’s on air? (radio player che facilita la ricerca tra i contenuti delle migliaia di web radio e tra i concerti delle band musicali e permette di acquistare canzoni su iTunes): realizzata da Gianluca Falasca, imprenditore della start-up Palmologix, ha riscosso successo in Italia, ma anche in Germania, Francia e Israele, superando mezzo milione di download. L’app ha due versioni, gratis o a pagamento.

Il modello di business tentato dagli sviluppatori italiani oscilla del resto tra pay e free. Andrea Mori di Livorno (21 anni, ha una piccola società di sviluppo con un socio) ha optato per far pagare il suo Calcolone (un contenitore di 80 applicazioni utili) 79 centesimi e ne ha già ricavato 32mila euro. Al contrario è gratuita, ma con pubblicità, l’applicazione Prezzi Benzina (vincitrice l’anno scorso dello Smau Mob App Awards), sviluppata dalla software house Due Punto Uno. È gratuita, ma prevede la promozione di alcune applicazioni ritenute valide, AppsGratis: vincitrice quest’anno dello Smau Mob App Awards a Bari e sviluppata dalla società Mediacom/Mobinext (start-up del mondo mobile), permette di scaricare gratuitamente applicazioni normalmente a pagamento. “Le opportunità di business sono interessanti: gli smartphone hanno una dotazione base di app non soddisfacente e gli utenti ne cercano altre”, afferma Daniele Leone della software house di Matera.
I ricavi delle applicazioni nel mondo superano a fine 2011 un valore di 4 miliardi di euro; in Italia si aggirano sugli 80 milioni, un incremento del 130-160% rispetto al 2010. La formula dell’in-app billing prevale sul pay per download.

Ma un altro modello di business per gli sviluppatori consiste nel mettere a punto applicazioni per terzi, su commissione: diverse software house sono orientate in questa direzione, che ritengono più profittevole. Come AnguriaLab di Bologna (3 soci e 20 dipendenti), che allo Smau Mob App Awards ha candidato la app consumer Postino, ma in generale preferisce sviluppare applicazioni per terzi. Stesso modello per la software house Apex-Net di Cesena (23 dipendenti e 1,2 milioni di euro di fatturato): “Per tirare fuori un business occorre fare applicazioni per clienti aziendali, non per l’utente finale”, sostiene il Ceo Fabrizio Bassi. “L’utente finale preferisce le app gratuite e anche con la pubblicità si guadagna solo se la app ha un utilizzo costante”.

Ha fatto centro dunque Luca Micheli, sviluppatore indipendente attivo sull’AppStore, che ha realizzato QuizPatente! (finalista all’edizione romana del contest Smau). “Sul mercato italiano vendere è difficile: le app gratuite sono notate e scaricate 11 volte di più delle app a pagamento - spiega Micheli -: per questo ho creato un’applicazione gratuita ma con pubblicità e, grazie al fatto che questa app ha un forte utilizzo, i miei guadagni sono continui”. QuizPatente! ha infatti una forte componente di servizio: si svolgono i quiz, si confrontano i risultati con quelli dei test precedenti e si consulta il codice della strada. La pubblicità nelle app in Italia è un mercato in espansione: vale 12 milioni di euro e circa la metà dei 100 top spender in pubblicità ha almeno un’applicazione, con una crescita del 133% dal 2010 al 2011.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 06 Aprile 2012

TAG: applicazioni, made in italy

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