Telecom, F2i: il cubo di Rubik

L'EDITORIALE

Il raggiungimento dell'intesa sarà complicato. E in caso di mancato accordo rischiamo di avere due reti di Tlc in banda larghissima in competizione fra loro nelle trenta maggiori città del Paese

di Gildo Campesato

«Due nemici costretti all’intesa», abbiamo titolato nello scorso numero del Corriere delle Comunicazioni un articolo che analizzava lo stato di rapporti tra Telecom Italia e la coppia Cdp/f2i Reti tlc. La situazione è paradossale: rischiamo di avere due reti di telecomunicazione a banda larghissima in competizione fra loro nelle trenta maggiori città del Paese e un ritardo, se non un abbandono, degli investimenti nelle zone considerate più periferiche: la stragrande maggioranza del Paese.


A chi conviene tutto questo? A nessuno. Non conviene ai cittadini italiani che abitano fuori dalle zone privilegiate, ma non conviene neanche alle aziende di telefonia: rischiano di sprecare risorse preziose e di vedere i loro business plan collassati in poco tempo, nonostante l’accuratezza dei progetti. Lo scenario, in caso di mancato accordo, è facilmente immaginabile. f2i Reti tlc, in particolare grazie alle risorse della Cassa Depositi e Prestiti che mobilita il risparmio postale, cercherà alleanze fra le municipalizzate in cerca d’autore per accelerare i suoi progetti di portare la fibra ottica fin dentro le case degli italiani. Siamo ancora in attesa del catasto delle reti, ma di fibra spenta ce n’è molta più di quanto si pensi. 

Di fronte alla strategia federalista di f2i Reti tlc, Telecom Italia risponderà inevitabilmente accelerando i propri investimenti nelle città minacciate. È probabile che riesca ad arrivare per prima. Grazie al vectoring che consente velocità elevate, pur se minori di quelle garantite dalla fibra, ma autorizzazioni condominili né di rompere muri. Collina Fleming insegni, anche sullo stato reale della domanda. Tutto fa ritenere che allo scontro è meglio l’intesa. Ma ben difficilmente intesa potrà esserci se Telecom Italia non troverà interesse a scorporare la rete conferendola ad una newco aperta alla partecipazione di altri. Ma quanto vale la rete? Chi ne avrà la quota di controllo? Come verrà organizzata la gestione per stimolare gli investimenti e garantire nel contempo la concorrenza? Il governo starà a guardare o impegnerà una moral suasion mirata al conseguimento di obiettivi Paese? E che regole imporrà la nuova Agcom? Se l’intesa Telecom-f2i sembra la cosa più logica, il suo raggiungimento sarà molto più complicato della soluzione del cubo di Rubik.
 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 15 Giugno 2012

TAG: editoriale, campesato, f2i, telecom italia, banda larghissima

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