Zhao: "Le tecnologie di Huawei possono aiutare l'Italia a crescere"

L'INTERVISTA

Parla il managing director della filiale italia. "Investiremo ancora di più e aumenteremo l’occupazione. Competitivi per innovazione, non solo per prezzi"

di Gildo Campesato

«Per Huawei l’Italia sta diventando sempre più importante, tanto è vero che si colloca in quindicesima posizione fra le nostre presenze nel mondo ed è terza in Europa. Una posizione destinata a salire: stimiamo che a fine anno l’Italia si collocherà in decima posizione, Cina inclusa», spiega George Zhao Ming, managing director di Huawei Italia.
Quanto vale oggi il vostro business italiano?
Lo scorso anno abbiamo registrato un giro d’affari di 602 milioni di dollari. Ma puntiamo a una crescita molto veloce, fra il 30 e il 40 per cento già da quest’anno. Probabilmente saremo più vicini al 40% che al 30%”.
Sembrate molto interessati anche al mercato enterprise.
Certamente: sia al settore enterprise, sia alla pubblica amministrazione cui possiamo apportare molte tecnologie per la scolta digitale di cui tanto si parla in Italia. Non a caso abbiamo creato una specifica divisione Enterprise, quasi un’azienda nell’azienda. A livello globale ci siamo dati l’obiettivo di crescere del 50% rispetto al 2011. Per la divisione italiana ciò significa raggiungere i 200 milioni di dollari di giro d’affari entro il 2015. Finanza, utilities, industry, sanità sono i terreni d’azione  privilegiati della nostra divisione italiana. Questo anche grazie ad un portafoglio di offerta sempre più ricco e innovativo.
 La vostra crescita è accusata di portare più business in Cina e meno lavoro in Italia.
Non è affatto così. In Italia non siamo semplici venditori di prodotti e servizi, ma siamo tra i maggiori investitori cinesi. E abbiamo intenzione di rafforzare la nostra presenza, come le dicevo, in Italia e in Europa come delle quote di mercato ma anche come investimenti. Investimenti che hanno un altissimo contenuto tecnologico e danno lavoro a professionalità molto qualificate.
Mi può dare alcuni numeri?
Certamente. Oggi in Italia occupiamo più di 550 persone, soprattutto cittadini italiani, in particolare tecnici di grande professionalità. Abbiamo siglato un accordo per assumere 100 persone di Fastweb impegnate dei rami d’azienda “Field network & creations & operations” e “Network integration”. Queste attività sono presenti in undici sedi diverse: non abbiamo intenzione di spostare nessuno, bensì di assicurare a tutti un solido futuro di lavoro. Cosa che hanno riconosciuto i sindacati e i lavoratori che hanno votato in grande maggioranza a favore del nostro ingresso. Abbiamo intenzione di continuare anche nella crescita occupazionale: nel giro del prossimo triennio pensiamo di raddoppiare il numero dei nostri dipendenti in Italia.
Resta il fatto che le posizioni principali sono in mano a cittadini cinesi.
Molto meno che in passato. C’è sempre più osmosi fra le professionalità dei diversi Paesi. Quando lavoriamo insieme, scopriamo che le nostre culture sono molto simili. E poi, il capo mondiale del design di Huawei ètedesco , anche se vive in Cina. Sia in Europa che in Italia molte posizioni di responsabilità sono di competenza di cittadini europei. Il vice president Western Europe è un italiano, Roberto Loiola. Il direttore del Centro di Ricerca globale per il Microwave è italiano, Renato Lombardi. Tutti i nostri solution leader sono italiani. Vogliamo fare sempre più leva sulle risorse e sui talenti locali per fare crescere le nostre attività in Europa e in Italia, con l’intenzione di garantire benefici alle comunità dove operiamo.
Il capo-azienda in Italia è sempre stato un cinese.
Anche questa è una cosa che potrà cambiare. Non escludo che sia proprio un italiano a prendere il mio posto quando lascerò l’attuale incarico.
Avete detto di volere contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Agenda Digitale.
Sì, intendiamo sostenere l’Italia nel raggiungimento di tali obiettivi. L’ho detto anche al Presidente del Consiglio  Mario Monti incontrandolo in occasione della sua recente  visita in Cina. Siamo pronti a svolgere un ruolo attivo nella crescita economica italiana, grazie a prodotti e soluzioni Ict di ultima generazione. Penso, ad esempio al cloud computing, a soluzioni a banda larga che favoriscano la digitalizzazione dei servizi della pubblica amministrazione, al dispiegamento di reti e servizi Lte.
Nel novembre dello scorso anno avete aperto a Milano un centro di competenza per soluzioni microwawe.
Un’altra testimonianza del fatto che crediamo e puntiamo sull’Italia. Avremmo potuto andare in molti altri posti, ma abbiamo scelto l’Italia proprio perché vediamo grandi opportunità nel vostro Paese. È un centro importante: è lì che si concentra il cuore della nostra ricerca nel microwawe a livello mondiale. Vogliamo investirci ancora e farlo crescere. Siamo colpiti dal livello di istruzione, dalla passione e dall’impegno del nostro team italiano. Siamo fortemente convinti che l’innovazione sia alla base delle soluzioni del futuro e crediamo che la nostra Ricerca & Sviluppo in Italia svolgerà un ruolo chiave in questa direzione: nel microwawe siamo davanti ad una rivoluzione.
Quale rivoluzione?
Tutto era basato su tecnologie TDM e HSDH: ora si parla di IP microwawe. Il nostro centro di Milano è all’avanguardia di questo cambiamento. Abbiamo raggiunto una velocità di trasmissione di 1,6 gigabit/s. Pensi cosa questo può significare per le trasmissioni wireless la cui importanza è destinata a crescere, a partire dall’LTE.
Huawei uguale a prezzi bassi?
No, Huawei significa prezzi competitivi e tecnologie all’avanguardia in tutti i mercati in cui operiamo: dagli smartphone ai tablet, dagli apparati per reti fisse a quelli per reti mobili, ai servizi ICT. Lo scorso anno abbiamo aumentato del 34% gli investimenti in ricerca & sviluppo raggiungendo un totale di 3,76 miliardi di dollari. Una crescita che continua anche quest’anno. Il nostro impegno per investimenti in innovazione rappresenta l’11,6% dei ricavi complessivi e costituisce un pilastro fondamentale della strategia di Huawei che punta sulle aree a elevato potenziale e importanza strategica per garantirsi un successo e una crescita continua.
Ultimamente parlate molto di cloud.
Parliamo ma anche operiamo visto che stiamo sempre più allargando la nostra offerta cloud, incrementando fortemente gli investimenti in una strategia “cloud-pipe-device.  La nostra casacca tradizionale di compagnia fornitrice delle telco ci sta stretta. Oggi Huawei è un Ict supplier che opera a tutto campo nei nuovi mercati della convergenza fra information technology e telecomunicazioni.
Vi accusano di godere di aiuti di Stato.
Niente di più sbagliato. Siamo un’organizzazione globale presente in 140 Paesi. Per noi l’apertura dei mercati è fondamentale. Investiamo e siamo presenti in moltissimi Paesi così come molte aziende internazionali sono presenti in Cina. Quello dell’Ict è un mercato aperto, Cina inclusa. Per noi la competizione è un fatto importante da cui traggono vantaggio sia le imprese utilizzatrici sia i consumatori finali. Vogliamo tornare a venti anni fa quando c’erano prezzi alti per tutti e poca innovazione? La vera sfida da affrontare non è chiudere i mercati, ma fare sì che il mercato sia più grande per tutti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 21 Giugno 2012

TAG: huawei, george zhao

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