Colao: ormai siamo fuori dal tunnel, ma l'Italia non rimandi le riforme

Vodafone

"Ora occorre attendere gli impatti della disoccupazione in Europa e i consumi natalizi negli Usa"

di Patrizia Licata

La crisi ha colpito anche gli operatori tlc e un colosso come Vodafone, ma Vittorio Colao ne è convinto: il peggio è passato. Intervistato da Francesco Spini sulla Stampa, il numero uno di Vodafone chiarisce: “Per mia natura sono sempre portato a elaborare un ‘piano B’, ma mai a pensare che un disastro sia irreparabile”. Disastro che si è profilato all’orizzonte proprio quando l’Ad ha preso il timone mondiale del gigante delle telecomunicazioni e la crisi stava per esplodere in tutta la sua violenza, a fine luglio di un anno fa. E oggi? “La situazione non sta più peggiorando”, risponde il manager bresciano a Spini. Ma occorre attendere “gli impatti della disoccupazione in Europa e i consumi natalizi in America rispetto al livello dei debiti delle famiglie”.

La crisi ha messo in discussione un sistema? “In medio stat virtus”, risponde Colao. “Trovavo irritante l’arroganza del capitalismo senza regole, irrispettoso della socialità. E trovo estreme le prese di posizione, ora di moda, secondo cui il capitalismo di mercato è finito e nulla sarà più come prima”. Insomma: “Il capitalismo ha bisogno di regole. Ma non c’è meccanismo migliore del mercato per un’allocazione efficiente delle risorse, nulla batte il capitalismo per migliorare il tenore di vita delle persone”. Spini chiede a Colao che impatto ha avuto la crisi su Vodafone e il settore delle tlc: “Più moderato che altrove”, risponde l’Ad. “Siamo strutturalmente abituati ad affrontare pressioni sui ricavi, con prezzi che scendono del 5-10-15% a seconda dei mercati (...) Restiamo un settore necessario, anche e soprattutto nella crisi e che può aiutare l’Europa a fare grandi progressi dal punto di vista produttivo”.

Certo, il trend è verso la concentrazione nelle mani di pochi grandi gruppi, ammette Colao: “In anni di crisi, se le Vodafone del mondo procedono negli investimenti, i piccoli operatori li devono ridurre. Questo crea inevitabilmente delle distanze. Non a caso nel settore si parla di alcuni grandi matrimoni”. L’ultima domanda di Spini è sulle telecomunicazioni del futuro: “Ci sarà una corsa a tecnologie di trasmissione sempre più veloci e ubique, a sistemi di riconoscimento e pagamento, tante nuove Facebook grazie a reti mondiali più omogenee e aperte”, preannuncia Colao. “Il grande cambiamento dei prossimi 10 anni nei mercati maturi e 15-20 in quelli emergenti: un piccolo oggetto portatile con cui faremo tutto, anche leggere un giornale, che sarà anche un videogiornale e un social network dell’informazione”.

14 Settembre 2009