Il Piano Romani "ancora" di salvezza per la sede di Battipaglia

ALCATEL-LUCENT

Dagli 800 milioni destinati alla banda larga, ma non ancora approvati dal Cipe, l'azienda trarrebbe benefici in termini di commesse di lavoro

di Patrizia Licata
Ben Verwaayen, il manager alla testa di Alcatel-Lucent, va avanti con la ristrutturazione a livello mondiale, ma in Italia il governo prova a salvare l’impianto di Battipaglia con il piano sulla banda larga. Ne parla oggi Edoardo Segantini sul Corriere Economia: “Cinque lavoratori che minacciano di darsi fuoco non possono modificare i piani di una multinazionale ma esercitano una pressione formidabile sul sistema. Accade a Battipaglia, dove si stanno misurando la logica globale dell’azienda franco-americana di telecomunicazioni Alcatel-Lucent e la logica ‘locale’ delle persone toccate sulla pelle dalle scelte di Parigi”. In breve Segantini spiega che la riduzione dei costi è necessaria per Alcatel-Lucent “se vuol fare fronte a una concorrenza come quella cinese di Huawei”.

E così, tra i tanti tagli, c’è anche quello delle attività manifatturiere di Battipaglia, dove verrà mantenuta la ricerca. La vendita riguarderà “225 lavoratori su 2.300 dipendenti in Italia. La vicenda assume rilievo politico e arriva sul tavolo del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. In un incontro cui partecipa anche il sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani. Quest’ultimo illustra il programma del governo per ridurre il divario digitale tra Nord e Sud. ‘Si può valutare – propone Romani – il coinvolgimento industriale di Alcatel-Lucent, considerando l’eccellenza rappresentata dagli stabilimenti di Battipaglia’. Il sottosegretario lancia un segnale preciso”, sottolinea Segantini. “Poiché finora gli 800 milioni del programma non sono stati approvati dal Cipe, il caso Battipaglia è un pungolo verso l’azienda perché aumenti le concessioni sindacali e verso il governo perché approvi in fretta il finanziamento per la banda larga. Dal quale anche Alcatel-Lucent trarrebbe benefici in termini di commesse di lavoro”.

Chiarisce Segantini: “Dal punto di vista aziendale, Battipaglia è un tassellino del piano varato da Ben Verwaayen. Il manager olandese, che 12 mesi fa ha preso il timone di Alcatel-Lucent, si è dato l’obiettivo di tagliare due miliardi di costi nei 130 Paesi in cui opera l’azienda. Ma il programma è molto più ambizioso”. Verwaayen è chiamato infatti da un lato ad affrontare le divisioni interne alla società fusa nel novembre 2006, dall’altro il “disorientamento strategico che impediva all’azienda di tener testa ai cambiamenti del mercato e di sfruttare appieno la sua formidabile potenza tecnologica”. Il manager ha “rimescolato profondamente l’organizzazione e avviato un piano strategico che valorizza i punti di forza tecnologici rispetto ai concorrenti. Uno di questi è proprio l’ottica, da sempre la specialità di Alcatel Italia. Come effetto di questa scelta strategica, la quota di ricerca dedicata ai prodotti ‘ad alta crescita’ è salita dal 52 al 67% di un budget di 2,5 miliardi su un fatturato 2008 di 17 miliardi. Il motore dell’innovazione – di cui fanno parte i mitici Bell Labs con 26 mila brevetti attivi, di cui 2.700 nel solo 2008 – ha ripreso a girare a pieno ritmo”. In questo modo l’azienda è riuscita a produrre un risultato netto di 56 milioni nel secondo trimestre 2009 contro gli 1,1 miliardi di perdita del 2008 e a brillare in Borsa (+90% dall’inizio dell’anno).

“L’Italia partecipa allo sforzo della casa madre con i 700 super-tecnici della divisione ottica”, continua Segantini, “il cui ruolo strategico è stato esaltato da Verwaayen fin dal suo insediamento in rue de la Boétie. Non a caso la sede di Vimercate (Milano) è stata la prima tappa del tour del guru tecnologico di Alcatel-Lucent Win Sweidens”, che ha detto che “il futuro è nelle applicazioni, meglio se personalizzate; e ha fatto capire che Parigi non si fermerà, né a Eboli né a Battipaglia né altrove”.

21 Settembre 2009