Huawei e Zte, scatta il panico tra le aziende Usa

SPIONAGGIO INDUSTRIALE

Allarme tra i clienti che utilizzano apparecchiature di rete dei due vendor cinesi, sotto accusa del Congresso. Diverse le segnalazioni di "attività sospette" sui network

di Paolo Anastasio

Le aziende americane che usano apparecchiature di rete acquistate da Huawei e Zte hanno sommerso di telefonate il Comitato Intelligence del Congresso Usa, dopo la pubblicazione del report che punta il dito contro le due aziende cinesi, accusandole di rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale. Le aziende americane che in passato hanno acquistato apparati di rete dalle due aziende cinesi hanno segnalato una miriade di “attività sospette” sui loro network, avvalorando la tesi del Congresso Usa, secondo cui Huawei e Zte svolgerebbero attività di spionaggio industriale, attraverso le reti realizzate negli Stati Uniti.

Secondo il report realizzato dal Congresso, risultato di un anno di indagini, le due aziende non hanno collaborato a sufficienza per rispondere ai sospetti che da tempo circolano negli Usa sul ruolo di “cavallo di troia” dell'intelligence cinese negli Usa. “In base alle informazioni classificate e non classificate di cui disponiamo, Huawei e Zte non hanno portato prove affidabili del fatto di essere libere da influenze di un paese straniero (la Cina ndr) e per questo rappresentano una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti e del nostro sistema”, si legge nel report a firma dei deputati Usa Mike Rogers (repubblicano) e Dutch Ruppersberger (Democratico).    

Il Congresso considera quindi “credibili” le accuse contenute nel report, secondo cui Huawei avrebbe assunto condotte illecite, come ad esempio violazioni sulle leggi per l’immigrazione, corruzione e altro. Le accuse sono basate su testimonianze di ex dipendenti dell’azienda. Le accuse saranno trasmesse all’Homeland Security e al dipartimento di Giustizia.

Un ex dipendente di Huawei negli Usa ha dichiarato che l’azienda fornisce “speciali servizi di network” ad un’entità che sarebbe legata ad “ambienti militari cinesi”. L’indagine nei confronti di Huawei e Zte è partita un anno fa, in seguito alle forti preoccupazioni diffuse negli usa per un rischio di attività di hackeraggio ai danni delle reti di comunicazione Usa e ai timori di furto di proprietà intellettuale degli Stati Uniti, che puntano il dito contro l’intelligence di Pechino.

“Le insinuazioni che Huawei sia in qualche modo vulnerabile sul fronte della sicurezza sono prive di fondamento”, ha detto William Plummer, un protavoce di Huawei.

L’esito dell’indagine rischia di introdurre il divieto per le aziende cinesi di procedere ad acquisizioni negli Usa da parte di Huawei e Zte. L’anno scorso Huawei ha registrato ricavi per 1,3 miliardi di dollari negli Usa, a fronte di 760 milioni di dollari nel 2010.



 

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 12 Ottobre 2012

TAG: huawei, zte, congresso usa, report, Mike Rogers, Dutch Ruppersberger, William Plummer

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