Fibra, Germania e Regno Unito virano sul Fttc

ULTRABROADBAND

Idate: gli incumbent delle principali economie stanno sempre più orientando i propri piani in direzione del potenziamento del rame attraverso il vectoring. Ma il broadband gap aumenta e la Kroes allerta: "Siamo a un bivio, se prendiamo la strada sbagliata ne va dell'attrattività dell'Europa"

di Mila Fiordalisi

L’adozione della fibra ottica sta progressivamente aumentando a livello mondiale. Il numero delle connessioni ha raggiunto quota 81,67 milioni a metà anno e secondo le più recenti rilevazioni di Idate, effettuate per il Ftth Council Europe, in Europa (Russia e Paesi dell’ex Urss esclusi) le sottoscrizioni a fine giugno risultavano 5,95 milioni in modalità Ftth/b (Fiber-to-the-home/building), in aumento del 16,4% in sei mesi. In forte aumento anche il numero delle abitazioni cablate: ammontano a 31,9 milioni in aumento del 16% con picchi del 18,6%.

La penetrazione della fibra però a livello di singole nazioni difficilmente supera l’1%. E se nell’elenco aggiornato si sono aggiudicati la 19ma e 20ma posizione il Lussemburgo e la Spagna - quest’ultima ha registrato un aumento degli abbonati al Ftth/b del 44% nella prima metà dell’anno pari a una penetrazione dell’1,42% mentre il Lussemburgo è a quota 1,46% - restano invece fuori dalla lista della fibra “a domicilio” due grandi economie, Germania e Regno Unito. “Questi Paesi non hanno scelto l’Ftth come tecnologia di punta”, sottolinea Valerie Chaillou, direttore studi di Idate. Nel Regno Unito, ad esempio, BT sta portando avanti un piano che fa leva sull’adozione del Fttc (Fiber-to-the-cabinet) e sul potenziamento del rame, in termini di performance, grazie al vectoring. Roland Montagne, direttore della business unit Tlc di Idate evidenzia però che l’ex incumbent potrebbe non reggere la competizione con la cable company Virgin Media e il broadcaster BSkyB.

 “Potrebbe essere molto rischioso per BT puntare su tecnologie come il Vdsl”, allerta Montagne sottolineando che lo standard Docsis 3.1 dà la possibilità agli operatori del cavo di erogare servizi ultrabroadband ad elevata capacità di connessione. Di contro però Nadia Babaali, direttore comunicazione dell’Ftth Council Europe evidenzia che la capacità delle cable company di erogare servizi veloci “potrebbe fare da driver per la fibra in Uk, spingendo BT ad adottare l’Ftth”. Così sta andando in altri Paesi. In Spagna, ad esempio, la concorrenza della cable company Ono ha impattato sui piani di Telefonica e Orange che hanno deciso di spingere il roll out della fibra. E in Turchia il numero dei sottoscrittori è salito a 212mila nella prima metà del 2012 grazie all’accelerazione da parte di Turk Telekom, dovuta in larga parte al pressing della rivale SuperOnline che ha lanciato i servizi ultrabroadband nel Paese già da un paio d’anni. “All’epoca l’incumbent non era affatto convinto”, spiega Chaillou. “Poi il successo ha motivato Turk Telekom a seguire la concorrente per non perdere terreno sul mercato”. E così l’operatore in sei mesi ha raggiunto un milione di abitazioni con la fibra. Seconco Babaali che lo vogliano o no le telco prima o poi dovranno migrare alla fibra: “Sul lungo periodo sarà inevitabile ma prima lo faranno meglio è perché il rischio è pagare in futuro un prezzo molto alto”.

Fibra o non fibra il tema della banda larga è diventato ormai cruciale. Dal palco del Broadband World Forum di Amsterdam il commissario Ue all’Agenda digitale Neelie Kroes ha lanciato l’appello ai policy makers affinché gli investimenti nelle nuove reti diventino prioritari. “Siamo a un bivio”, ha detto il commissario europeo. “Bisogna prendere la strada giusta e solo in questo modo ne beneficeremo di qui ai prossimi anni. Se prendiamo la strada sbagliata le future generazioni perderanno un’opportunità”. La Kroes ha evidenziato il ritardo dell’Europa rispetto alle altre economie avanzate in termini di disponibilità dei servizi a banda larga. Ritardo che ha e avrà un inevitabile impatto sulle economie nazionali considerato che sempre più il business si sta spostando sulla Rete. “Nel 2020 le aziende sceglieranno il Paese in cui localizzarsi sulla base della disponibilità di banda ultralarga”, ha detto la Kroes sottolineando che l’Europa potrebbe diventare poco attrattiva per le multinazionali e che quindi bisogna far fronte urgentemente alla questione infrastrutturale. “Bisogna colmare il gap e costruire il mercato unico digitale”, ha detto la titolare della Digital Agenda. Ma la fibra non è l’unico ingrediente della ricetta: “Dove non è possibile posare la fibra possono essere utilizzate altre tecnologie”, ha detto il Commissario evidenziando però che la questione non è fornire semplici collegamenti a Internet ma connessioni a banda larga. “E’ essenziale per il nostro futuro e siamo ancora lontani dal poter sfruttare appieno il potenziale di Internet. Ma per farlo abbiamo bisogno della banda larga”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 17 Ottobre 2012

TAG: idate, ftth council europe, valerie chaillou, Bt, roland montagne, virgin media, bskyb, neelie kroes, ono, nadia babaali, telefonica, orange, turk telekom, docsis 3.1, superonline, broadband world forum

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