Crisi di vocazione di proporzioni mondiali

LAVORO&TLC/3

Aimone Marsa, presidente Gtti: corsi di laurea a rischio accorpamento. Parte della colpa è da attribuire all'enfasi negativa data dai media

di Matteo Buffolo
Quando si sono riuniti a Parma per il loro meeting annuale, i membri del GTTI (Gruppo telecomunicazioni e tecnologie dell’informazione), che riunisce oltre 300 persone da 37 università, avevano chiaro che il calo degli iscritti è un problema da affrontare di petto.

“Si tratta di un fenomeno generalizzato, c’è stata una curva che ha visto un picco delle iscrizioni ai corsi delle telecomunicazioni verso la fine degli anni Novanta - inizio degli anni 2000, perché in quegli anni la situazione era drogata dalla neteconomy. Da allora i numeri sono scesi in maniera abbastanza drastica, con un fattore due, tre e anche quattro (ovvero con cali dal 50 al 75 per cento, ndr)”, ha spiegato Marco Ajmone Marsan, docente al Politecnico di Torino e presidente del Gtti.
Il rischio con cui molte università si devono confrontare è ora quello di accorpare corsi di laurea fra di loro, perché tenerli separati è improponibile. “E in certi casi sarebbe un vero peccato - commenta il professor Ajmone -. È ovviamente una cosa logica accorpare se i numeri non consentono di mantenere in vita un corso di laurea specifico in telecomunicazioni, ma così facendo si perdono spesso competenze importanti”.

Come ad esempio a Bologna, dove storicamente c’era un gruppo di ricercatori che avevano fatto la fortuna di Telettra, quando l’azienda esportava i suoi ponti radio in tutto il mondo, e dove ora ingegneria delle telecomunicazioni è stata accorpata ad elettronica.
“La situazione in fondo è paradossale - continua Ajmone Marsa -. Il quadro è mutato, e questo è innegabile, ma gli iscritti sono calati così tanto a fronte di possibilità di collocazione nel mercato del lavoro che le chance restano molto buone. A fronte di questo, c’è da dire che in tutto il mondo occidentale, non solo in Italia, c’è una crisi delle vocazioni per le cosiddette ‘ingegnerie dell’informazione’, sia a livello europeo che nordamericano. A fronte di questo, però, c’è una ripresa delle ingegnerie più tradizionali: meccanica, elettronica, edile, chimica. Più ovviamente ingegneria gestionale, che sta crescendo moltissimo da quando è nata”.

Parte della colpa, secondo quanto emerso dalla riunione del Gruppo telecomunicazioni e tecnologie dell’informazione, viene anche dai media, che non darebbero del mondo delle telecomunicazioni un’immagine “particolarmente felice”. “Io per esempio ho un osservatorio privilegiato su Torino - ha concluso il presidente del gruppo -. Qui viene data molta enfasi a fatti come i licenziamenti di Telecom Italia o alle vicende del centro Motorola. Quello che succede, però, è che i nostri studenti continuano a non fare fatica per trovare una collocazione nel mondo del lavoro. E anzi, molti vanno anche all’estero, soprattutto quelli con una scolarità al massimo livello (e quindi con un dottorato di ricerca). E ci vanno con collocazioni di tutto rispetto, come il centro di ricerca France Telecom o i Bell Labs”.

22 Settembre 2009