"E se nascesse l'ingegnere dell'Ict?"

LAVORO&TLC/2

Pileri (Telecom Italia): il mercato non è più fatto di sole reti

di Matteo Buffolo
Ma come reagiscono le aziende alla “morte” dei telecomunicazionisti? Il calo delle iscrizioni ai corsi di laurea in Tlc in Italia è un trend iniziato con lo scoppio della bolla della e-economy e che si è confermato anche in anni recenti.

“Proprio la conferma del trend non può essere dovuta all’eco di quell’evento: sono passate troppe generazioni di studenti - commenta Roberto Castelli, responsabile partnership di Alcatel-Lucent con le università -. Molti sembrano percepire le Tlc come qualcosa di statico e non percepiscono quanto il settore si innovi. Al tempo stesso, però, c’è un problema di fondo: nonostante quello che sembrano indicare certe statistiche, il mercato non è così ampio. In Italia sono rimaste poche aziende, sia manifatturiere che gestori, a fare ricerca sulle Tlc. Per questo negli ultimi anni in molti possono aver percepito che il settore era saturo”.

Una situazione che potrebbe cambiare se si avviasse la Ngn nazionale. “Una situazione del genere svilupperebbe il settore sotto molteplici punti di vista - continua Castelli -. Apparecchiature, infrastrutture, servizi. Renderebbe necessarie competenze diverse, ridarebbe visibilità al settore. Anche fuori dagli addetti ai lavori, se si pensa ai piani di digitalizzazione della PA”.

Una posizione in parte condivisa da Stefano Pileri, Chief Technology Officer di Telecom Italia e presidente di Confindustria Servizi innovativi e tecnologici. “Ingegneria delle Tlc fornisce agli studenti la maggior parte dei contenuti che un’azienda come Telecom Italia cerca - ci ha spiegato Pileri -. Il mercato, però, con la riduzione dei margini, è cambiato ed è diventato meno ricettivo negli ultimi anni. Ma soprattutto sta diventando un mercato in cui non ci si occupa solo di reti, ma si inseriscono nuovi contenuti”. In particolare aziende e università dovrebbero cavalcare questo cambiamento inserendo, assieme alle Tlc, sempre più tematiche relative all’informatica e ai media digitali.

“Specialmente considerando che il settore R&D in questi campi sta sparendo dall’Italia, sarebbe auspicabile se le università, aiutate dalle aziende, cercassero di creare una nuova figura, che potrebbe essere definita come l’ingegnere dell’Ict o dell’Ictd, se vogliamo considerare anche i media digitali”.

22 Settembre 2009