Zhao Ming (Huawei): "Obiettivo one stop shop"

L'INTERVISTA

Il managing director Italia e Svizzera: "Nuove reti in Italia, pronti a essere protagonisti"

di Gildo Campesato

«Cosa si pensa in Italia della polemica scoppiata in Usa su Huawei?». George Zhao Ming, managing director Italia e Svizzera del colosso cinese delle Tlc, ci sorprende: inizia l’intervista facendo lui la prima domanda. Non possiamo che ribaltarla: cosa ne pensa lei? “Penso sia una diatriba del tutto priva di fondamento, come del resto è subito emerso anche negli Usa. Di certo, la campagna elettorale non ha aiutato alla comprensione della realtà. Non siamo affatto un pericolo per la sicurezza e la riservatezza delle Tlc di nessuno”.
Eppure, qualche timore è apparso anche in Italia.
Lo so, ma in Europa il clima è diverso che negli Stati Uniti. Noi siamo un’azienda trasparente in tutto il mondo e questo qui da noi lo si è capito. Nei laboratori che abbiamo in Italia, ad esempio, i nostri clienti - da Telecom Italia a Vodafone - hanno libero accesso a tutte le nostre tecnologie e possono testare qualunque soluzione: siamo assolutamente aperti e disponibili. E poi, ci sono gli audit cui ogni anno il governo italiano ci sottopone. E non solo qui in Italia. In Uk, per fare un altro esempio, siamo soggetti al controllo del Cesg, organismo pubblico il cui scopo è appunto quello di garantire la sicurezza delle comunicazioni e dei dati elettronici dell’Inghilterra. In otto anni di presenza in Italia, così come in Europa, non ci sono mai state fatte obiezioni del tipo di quelle emerse negli Usa.
Sono stati anni sotto il segno della crescita. Ora c’è la crisi.
Non c’è dubbio che oggi gli operatori investono con meno entusiasmo di un tempo. Ma noi restiamo molto positivi, anche perché gli investimenti stanno ripartendo: da quelli mobili per l’Lte a quelli fissi per il broadband, fiber to the cabinet o fiber to the home che sia. Quanto a noi, non possiamo certo lamentarci. Dovremmo chiudere l’anno con un fatturato attorno ai 380 milioni di euro, il 30% in più rispetto ai 290 milioni del 2011.
Da dove vengono i ricavi?
Per il 65% dalla divisione carrier, reti fisse e mobili, che registra un andamento assai positivo. Questo anche grazie al consolidamento delle reti di clienti come Telecom Italia, Wind, Vodafone, Fastweb, Linkem, Aria, Bt e al contratto siglato per la gestione dei servizi di Fastweb. Il 30% dei ricavi ci viene dal mercato consumer (telefoni e tablet in particolare): per il 20% si tratta di prodotti commercializzati con marchio Huawei nel canale open market. Siamo cresciuti più del mercato e ciò ha aumentato la penetrazione in Italia.
E la divisione enterprise?
Ora l’enterprise pesa per il 5% sul nostro fatturato. Ma non va dimenticato che si tratta di una struttura la cui operatività è appena partita. Siamo soltanto agli inizi. Credo che la divisione, mirata all’offerta di prodotti e servizi per imprese e PA, ci darà molte soddisfazioni nel prossimo futuro.
Avete un commitment molto forte nell’Lte.
Per una ragione molto semplice: crediamo di avere la tecnologia migliore esistente sul mercato. Abbiamo cominciato a fare i test sulle reti di quarta generazione sin dal 2004: siamo diventati i leader mondiali negli standard Lte, nei brevetti e nella commercializzazione del broadband mobile. Abbiamo implementato 38 delle 80 reti commerciali Lte lanciate al mondo sino ad ora. Crediamo molto nella nostra soluzione “single ran” che consente di modernizzare le reti mobili esistenti con soluzioni software based su cui hanno creduto, tra gli altri, anche Telecom Italia, Vodafone e Wind.
Puntate anche sulle microcelle.
Preferisco chiamarle “atom cell”, viste le minuscole dimensioni dei prodotti che proponiamo. Se l’Lte porterà all’esplosione della circolazione dei dati sulle reti mobili, avremo bisogno di moltissime celle più piccole a supporto delle celle principali. Il rapporto sarà almeno di 10 a uno, probabilmente anche di più. Probabilmente ce ne vorranno almeno 150.000 per coprire l’Italia. Ed è anche questo un mercato che ci vede all’avanguardia tecnologica.
In Italia sono partiti gli investimenti nell’Fttc.
E noi siamo pronti ad essere protagonisti, così come nel mercato dell’Ftth. L’esperienza non ci manca: abbiamo prodotti di eccellenza e ben sperimentati in molti altri Paesi. La nostra strategia è di integrare i diversi settori. Si sta andando verso l’integrazione di reti fisse, mobili e di trasporto del broadband. Vogliamo differenziarci dagli altri competitor per l’offerta di prodotti integrati, caratterizzarci come uno one-stop-shop. Con l’ambizione di essere in tutti i settori nella top two. Almeno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 12 Novembre 2012

TAG: huawei, George Zhao Ming

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