"Niente fondi per la banda? Serve un mea culpa"

DE BRABANT (BETWEEN)

Il presidente di Between François De Brabant lancia un appello alla filiera dell’Ict: “Da soli non si va da nessuna parte. È ora di compattarsi per convincere gli stakeholder”

di Mila Fiordalisi
Un’Agenda dei lavori di qui ai prossimi dodici mesi. Un documento programmatico che consenta di mettere non solo nero su bianco la roadmap dell’innovazione Paese, ma soprattutto di andare avanti con idee e progetti chiari, definiti e strutturati.
François de Brabant, presidente di Between, non ha dubbi sulla necessità del “passare all’azione”. E soprattutto di “dare alla banda (quella larga, s’intende!) un direttore d’orchestra”. È su questi propositi che fa leva la due giorni di Capri, in programma per l’8 e il 9 ottobre prossimo.

Presidente, qual è lo stato dei fatti?
Il titolo che abbiamo voluto dare all’evento, ossia “La banda tra l’uovo e la gallina” è sintomatico dell’impasse che sta vivendo l’Italia. Ma dall’impasse si può e si deve uscire. Piangersi addosso è inutile quanto controproducente. Anche perché abbiamo tutti gli strumenti, in termini di capacità tecnologica e di risorse umane, per far decollare finalmente il matrimonio Italia-Ict.

Cos’è che non sta funzionando?
Abbiamo una certezza: andare avanti da soli non paga. È necessario compattare la filiera e definire messaggi chiari. Spesso ci si chiede come mai non arrivano i soldi per la banda larga laddove altri comparti industriali vengono sostenuti. Ebbene, la colpa è anche un po’ nostra. Per convincere gli stakeholder che la banda larga, e più in generale l’innovazione, è strategica per la crescita e lo sviluppo del Paese servono proposte chiare, un’agenda precisa. L’industria dell’Ict non si è ancora compattata e ciò ha inevitabilmente generato confusione e scarsa coesione di intenti. Insomma non siamo riusciti a essere “carismatici”. E non siamo riusciti a fare massa critica.

Nonostante tutto lei si dice ottimista...
Certamente. Per più di una ragione. Intanto la due giorni di Capri servirà a far incontrare fra loro i massimi rappresentanti del settore in una location niente affatto casuale: l’isola permette una full immersion reale nelle questioni che bisogna affrontare. Come dire, non si possono prendere altri impegni vista la distanza dalla terra ferma. Ma soprattutto questo è un anno molto importante per definire le tappe prossime venture: nei mesi scorsi si è assistito al completo ricambio generazionale in seno alle associazioni rappresentative dell’Ict nazionale. Pileri, Angelucci e Parisi (rispettivamente ai vertici di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Assinform e Asstel, ndr) saranno in carica per quattro anni, un tempo enorme in un contesto, quello dell’Ict, che corre veloce. Tutti e tre saranno a Capri. A loro chiederemo di illustrarci il da farsi.


Su cosa bisogna agire concretamente?
Le leve di sviluppo sono quattro: piccole e medie imprese, consumer, e-government e regioni. Qui si annida il futuro, qui si determina il grado di competizione del sistema Paese. E la partita si gioca tutta sul fronte delle infrastrutture e dei servizi, quelli di nuova generazione, tenendo conto dei profondi cambiamenti in materia di business model che stanno rivoluzionando le strategie delle aziende di telecomunicazioni a livello mondiale.

Ma ce la farà l’Italia ad affrontare tutte le sfide?
Dipenderà molto da noi: bisogna lavorare più compatti su tematiche comuni con più costanza e continuità. È il cemento, che ha “inventato” gli architetti. Ora la tecnologia si inventi l’innovazione.

25 Settembre 2009