C'è un'Italia a 20 Mb, ma il gap aumenta

FOCUS: BROADBAND/3

A chi "troppa" banda a chi niente. E senza fondi la frattura si farà più profonda

di Mila Fiordalisi
Sono ancora 1.700 i Comuni italiani totalmente o parzialmente privi di copertura Adsl, per un totale di 2,5-3 milioni di cittadini “affetti” da digital divide. Nonostante la copertura broadband, al netto di vincoli e difficoltà tecniche, sia stimata al 92% della popolazione (96% la copertura lorda) - un livello di tutto rispetto in termini “macro” - continuano a persistere situazioni “limite”, con aree completamente isolate dal segnale dell’Internet veloce.
E prima ancora che il digital divide sia sanato, già un altro gap si sta facendo strada: il cosiddetto digitale divide BB2 (banda larga di seconda generazione), quello fra località (poche) in cui è possibile fruire di servizi di connettività che possono arrivare fino ai 20 Mb al secondo e quelle (molte) in cui la banda larga oscilla nella forbice 640 kb-2 Mb al secondo. E per essere più precisi, ammontano a 21 milioni i cittadini che non possono acquistare il servizio a 20 Mb. Senza considerare poi che anche nelle aree coperte dal servizio la disponibilità di Mb per utente risulta pressoché sempre inferiore al tetto dei 20.
Questo, in sintesi, lo stato dei fatti fotografato da Between e aggiornato ai primi sei mesi del 2009.

“Mentre  la copertura delle aree urbane è ormai prossima al 100%  - anche se in alcune zone metropolitane si registrano ancora alcuni problemi di natura tecnica -  le aree rurali scontano una situazione di ritardo che risulta importante specie in alcune località montane”, spiega Cristoforo Morandini, Associated Partner e responsabile dell’Osservatorio oltre che delle attività di consulenza strategica di Between.
Non a caso le Regioni più virtuose hanno avviato  progetti di infrastrutturazione basati su diverse tecnologie (wired, wireless, satellitari) per portare i servizi a banda larga nelle zone più remote del proprio territorio.
Insomma il cammino della banda larga in Italia è ancora ricco di ostacoli. E ora ci si è messa anche la crisi a complicare il quadro. “La difficile situazione congiunturale - sottolinea Morandini - ha già fatto sì che a fronte dell’identificazione del problema e di possibili percorsi per la sua risoluzione, l’implementazione pratica si sia scontrata con vincoli finanziari, che hanno fortemente condizionato la realizzazione di progetti operativi, a parziale eccezione di alcuni contesti locali particolarmente virtuosi”.
Se da un lato - considerando un orizzonte temporale non più lontano del 2013 - Between considera realistico l’obiettivo di copertura del 100% del territorio con l’Adsl di prima generazione (ossia fino a 2 Mb) “sfruttando tutte le soluzioni tecnologiche che si vanno consolidando”, per quel che riguarda il broadband 2 (20 Mb) se non ci si attiva al più presto si rischia di rimandare tutto alle calende greche.

Un messaggio chiaro al governo e soprattutto al Cipe, che ancora tiene stretti gli 800 milioni di euro, o quel che sia (il decreto anticrisi di luglio ha corretto il tiro con la dicitura “fino a 800 milioni”), destinati ad abbattere il digital divide e più volte richiamati anche dal vice ministro alle Comunicazioni Paolo Romani. E il rischio aumenta ulteriormente se l’obiettivo è offrire oltre 20 Mb.
Sbloccare i fondi, inoltre, non sarà sufficiente per tirare un sospiro di sollievo: “Bisogna tener presente - puntualizza Morandini -  il lungo iter amministrativo tra la definizione dei progetti, l’identificazione dei fondi e il loro effettivo impegno”. Manca poi un modello di riferimento:  in Italia sono stati avviati a livello locale (comunità montane, province, regioni) numerosi progetti di infrastrutturazione a banda larga, sebbene con impatti ancora relativamente contenuti sull’effettivo annullamento del digital divide. Allo stesso tempo, attraverso l’operato della società di scopo Infratel sono state sperimentate azioni concertate tra centro e territorio, inizialmente nelle regioni del Mezzogiorno e più recentemente anche nel Centro Nord.

“La sperimentazione di diversi modelli - conclude Morandini - è sicuramente un patrimonio da valorizzare, ma le nuove sfide per portare livelli di servizio sempre più elevati in modo omogeneo sul territorio richiede una crescente concertazione e la diffusione delle migliori pratiche nell’ambito di linee guida condivise”.

28 Settembre 2009