Android decolla in Cina, ma Google non ci guadagna

MOBILE

Il 75% degli smartphone venduti nel paese asiatico gira sul sistema operativo di Mountain View, ma incorpora il search di Baidu. Soffrono le app e l'advertising del motore Usa, su cui pesa la censura di Pechino

di Paolo Anastasio

Android decolla in Cina, con una quota del 75% degli smartphone venduti. Ma Google, padre di Android, non ci guadagna granché, perché si tratta di device low cost commercializzati da vendor locali, che in più incorporano la funzione di search di Baidu, il maggior competitor di Google nel mercato cinese delle ricerche online. Mountain View paga a caro prezzo la guerra sulla censura con le autorità di Pechino, che tre anni fa ha costretto Google a spegnere i server in Cina per trasferirsi a Hong Kong. E così, mentre i vendor locali di smartphone, tutti rigorosamente basati su Android, fanno il pieno di vendite ai danni di Apple e Samsung che arrancano, Google non può approfittarne. Basti pensare che iPhone e Galaxy sono entrambi troppo cari per le tasche dei Cinesi.

Android , il sistema operativo di Mountain View, gira sulla maggior parte degli smartphone venduti in Cina. Ma la maggior parte dei device venduti in Cina non porta a bordo le apps e i servizi veicolati con l’advertising di Google e nemmeno Google Play, l’app store per il download di musica, libri e video prodotti da terze parti. In questo modo, Google perde il treno dei ricavi in Cina, visto che advertising mobile e Google Play sono le maggiori fonti di guadagno tramite Android.

Sul fronte delle ricerche in mobilità, l’80% degli smarpthone Android in Cina ha preinstallato il motore di ricerca Baidu, che senza la concorrenza di Google spadroneggia nel paese asiatico.

"Android poteva essere il cavallo di Troia di Google in Cina, se solo Mountain View non fosse rimasta incagliata nella guerra sulla censura con Pechino". La pensa così Kai-Fu Lee, ex responsabile del business cinese di Google. Lee è al corrente di molte cose. Ex responsabile del search engine in Cina, ex Microsoft, si è dimesso nel 2010 dopo l’addio dal paese del search engine, che tra le altre cose ha accusato il governo di spionaggio dei suoi server, che in Cina non sono più presenti.

E senza server l’attività di Google in Cina è monca.  Mountain View resta sempre il secondo motore del paese, alle spalle di Baidu. Ma la mancanza di server in loco rende alquanto scadente la connettività, veicolata da Hong Kong, con i suoi servizi Google Play e Google Web. Secondo Nicole Peng, direttore delle ricerche della società di consulenza Canalys, “Google non risolverà i suoi problemi a meno che non riesca a tornare fisicamente nel paese”.

In passato, Google ha accusato il Governo di Pechino di rallentare o bloccare l’accesso a Gmail. Il servizio di mappe mobili è scadente, perché le autorità non danno il via libera al loro aggiornamento, che avviene troppo saltuariamente.  Google Maps è stato rimosso dagli iPhone in Cina, dove Cupertino propone in esclusiva il suo servizio di mappe.
Le aziende locali approfittano dell’impasse di Google in Cina. Baidu ha sviluppato un sistema di ricerca mobile e una piattaforma cloud, destinata agli sviluppatori di apps basate su Android. Tencent propone le sue apps di payment mobile e chat.

A settembre Google ha chiesto ad Acer di ritardare il lancio di un nuovo smartphone, che gira sul sistema operativo realizzato dal sito di e-commerce Alibaba, che gira su parti di codice Android ma non è compatibile con le app realizzate per il sistema operativo.
 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 07 Dicembre 2012

TAG: android, google, apple, samsung, iphone, galaxy, Google Play, baidu, Kai-Fu Lee, Microsoft, Nicole Peng, Canalys, Gmail, Google Maps, tencent, acer, alibaba

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