Asati: "Via Telefonica. Soluzione italiana al caso TI"

CASO TELCO

In una lettera aperta al governo l'associazione dei piccoli azionisti presieduta da Franco Lombardi sottolinea che la posizione di Telefonica rischia di relegare la società guidata da Bernabè al ruolo di operatore regionale

di Patrizia Licata
Interviene anche l’Asati sulla questione dell’assetto azionario di Telecom Italia e sulla “scomoda” presenza degli spagnoli di Telefonica. Il verdetto è inequivocabile. “Se il patto tra i soci Telco verrà rinnovato con Telefonica, l’Italia perderà un’altra occasione per il rilancio delle tlc di cui nel passato è stata protagonista a livello mondiale”, scrive l’associazione dei piccoli azionisti (dipendenti e non) presieduta da Franco Lombardi in una lettera aperta ai soci e al governo che rappresenta una presa di posizione netta contro la presenza degli spagnoli nel capitale Telecom, riporta Il Sole 24 Ore. Telecom “sta pagando un prezzo troppo alto per il suo mancato sviluppo”, sostiene l’Asati, “ricordando che la partecipazione in Telecom Argentina sta per essere venduta ‘sottocosto’ perché le autorità locali hanno ritenuto dominante la posizione di Telefonica, mentre in Brasile la crescita di Tim è frenata rispetto a quella dei concorrenti”, sottolinea il quotidiano economico.

Secondo l’Asati, al danno per Telecom è corrisposto un netto vantaggio per gli spagnoli, perché la presenza in Telecom li ha aiutati a bloccare le iniziative del principale competitor in America Latina, Carlos Slim. Inoltre, “Telefonica avrebbe impedito lo scorporo della rete Telecom e ostacolato ipotesi di aumento di capitale, senza portare in dote all’alleanza il contributo di significative sinergie industriali”. Risultato? Secondo l’associazione dei piccoli azionisti, Telecom rischia di essere relegata al ruolo di “operatore regionale”, mentre in Europa il processo di consolidamento favorirà spagnoli, francesi e tedeschi. Di qui l’appello: non rinnovare il patto con Telefonica e trovare invece una “soluzione nazionale per Telecom, che rischia altrimenti di ‘galleggiare’ senza prospettive se non quelle di ulteriore riduzione di personale e di investimenti”.

30 Settembre 2009