Sintonia-Benetton e le Tlc. Quanto costa l'affaire Telco?

TELECOM ITALIA

Il futuro della holding apre alla girandola di ipotesi mentre si avvicina la data del 28 otttobre: scadenza del termine per dare disdetta al patto di sindacato di Telco

di Patrizia Licata

Prima dell’estate i soci di Telco, la finanziaria a cui fa capo il controllo di Telecom Italia, hanno erogato un finanziamento soci di 230 milioni di euro. Un finanziamento che la famiglia Benetton non ha sottoscritto. E “sono proprio i documenti della holding di riferimento di Ponzano Veneto, Sintonia sa, a spiegare la finalità di quel prestito, ancora inutilizzato, che Telco ha a disposizione”, nota Marigia Mangano de Il Sole 24 Ore: “Reintegrare il debito delle banche o, in alternativa, acquistare altri titoli Telecom Italia sul mercato da fornire in garanzia nel caso fosse necessario”. E, considerato che il titolo Telecom viaggia ormai lontano dalle soglie critiche “che hanno portato la finanziaria a consegnare in pegno agli istituti l’intero pacchetto di riferimento, pari al 24,5% di Telecom Italia, si scopre oggi”, nota la Mangano, “che sulla carta quelle risorse, ancora in cassa, potrebbero essere utilizzate per rafforzare la presa sul gruppo tlc.

Ai prezzi attuali, investire 230 milioni significa acquistare circa l’1,5% di Telecom Italia”. Non poco, soprattutto in queste settimane in cui si discute sui futuri assetti finanziari di Telecom Italia e sulla possibilità di divorziare da Telefonica. “Probabilmente”, scrive ancora la Mangano, “quel finanziamento potrebbe essere ora impacchettato nel più ampio piano di rinnovo del debito di Telco su cui i soci stanno ragionando”. In scadenza ci sono il finanziamento soci di Mediobanca e Intesa Sanpaolo pari a 1,1 miliardi e la linea di 1,7 miliardi di UniCredit. “Di certo il fronte Telco è caldo”, sottolinea la giornalista del Sole. “E anche a Ponzano Veneto, dato che Sintonia è socia con l’8,5% della finanziaria, si seguono con attenzione gli sviluppi”.

Ma le priorità di Sintonia, holding attiva nelle infrastrutture, sono altre (il fronte Atlantia, la ristrutturazione di Investimenti e Infrastrutture in vista del rilancio di Aeroporti di Roma) e c’è da chiedersi se ci sia spazio per “l’affaire Telco” nel caso fosse necessario un ulteriore impegno finanziario. “Finora l’avventura nelle tlc è costata cara alla famiglia Benetton”, conclude la Mangano. La stessa decisione di quest’estate di chiamarsi fuori dal finanziamento soci verso Telco sembra un segnale inequivocabile. “Certo, tutte le opzioni sono aperte, ma nessuno probabilmente si stupirà se alla fine la famiglia e i soci finanziari di Sintonia preferiranno diluirsi piuttosto che staccare nuovi assegni per il futuro del gruppo telefonico”.

01 Ottobre 2009