Pileri: "Avanti con fiducia"

ITALTEL

Il numero uno di Italtel: "Ricapitalizzazione e accordo con i sindacati le fondamenta per trasformare l’azienda e traghettarla nel futuro"

di Gildo Campesato

«Dopo la ricapitalizzazione e l’accordo sindacale guardiamo con fiducia al futuro», dice Stefano Pileri, Ad di Italtel. “Gli azionisti hanno mostrato di credere al nostro piano industriale; i sindacati hanno capito l’importanza di realizzarlo, pur se comporterà tagli che abbiamo cercato di mantenere al minimo, salvaguardando il più possibile le persone e le competenze. Credo alla collaborazione, non allo scontro con i sindacati. Insieme siamo riusciti a individuare una serie di misure sociali che accompagneranno la ristrutturazione”.
Era così necessario tagliare i costi?
Operiamo in un settore ad alta tecnologia e competiamo con colossi globali. Telefonica ha creato Compras, che acquista per l’intero gruppo, lo stesso ha fatto Vodafone, DT e FT hanno un’azienda che fa acquisti per entrambi. Anche TI ha accentrato gli acquisti. Questo ci obbliga a qualità tecnologica e costi molto competitivi. L’impatto dei costi industriali sui ricavi si ridurrà dal 34% al 24%.   
E la partita finanziaria?
Nel 2016, a fine piano, avremo 480 milioni di euro di ricavi, un mol del 12% a 60 milioni, un utile di circa 20 milioni (il 4% dei ricavi), un debito netto di 165 milioni contro i 275 milioni del 2012, divenuti 190 post-finanziamento. L’equity sarà di 145 milioni. Ci siamo rimessi in carreggiata. Ora il primo “azionista” con il 64% degli strumenti finanziari partecipativi è un pool di banche: Unicredit, Bpm, Interbanca Ge Capital. Poi C’è Cisco, che ha sempre creduto in Italtel, col 33%. Quindi TI con un 3%.
Assetto provvisorio?
Ma stabile. L’obiettivo delle banche è valorizzare l’azienda trovando in futuro altri investitori. Ma questo non significa che Italtel è in vendita, come si è scritto. Cisco vede in noi un partner fortemente strategico per accompagnare gli operatori di Tlc verso le reti, fisse e mobili, del futuro: quelle totalmente basate su protocolli Ip. Quanto a Telecom, la sua rete storica e quella fissa di nuova generazione sono fortemente basate su tecnologia Italtel.
Su cosa puntate per ripartire?
Innanzitutto su una premessa: le reti del futuro saranno intelligenti, non dumb pipes. Se non vogliono sparire nel confronto con gli Ott, le grandi telco dovranno investire nelle smart network, reti “coscienti” dei servizi che portano. E nelle smart network Italtel è presente con due componenti importanti, fulcro da due anni della nostra R&D. La prima è l’Ims (Ip Multimedia System); la seconda è l’Sbc (Session Border Controller). L’Ims è l’intelligenza delle reti; l’Sbc governa l’interoperabilità fra reti diverse fornendo qualità e sicurezza.
Una nuova Italtel.
È così: abbiamo completamente trasformato il nostro portafoglio. L’Ims, nato con le reti mobili, è diventato lo standard anche delle Ngan. Con l’Lte le reti mobili andranno verso un’architettura totalmente Ip e lo stesso avverrà per le reti fisse. Spariranno i protocolli di accesso che sino ad oggi hanno governato le reti di Tlc fisse e mobili. L’Ims è l’intelligenza che governerà le nuove reti all Ip.
Come?
L’Ims è un motore di segnalazione: capisce quale servizio chiede il terminale del cliente e con chi vuole essere connesso, verifica l’affidabilità e la qualità del servizio consentita da ciascun tipo di connessione, abilita applicazioni come voce fissa e mobile, telefonia business con Pbx software based, instant messaging, comunicazioni video ed anche comunicazioni web based.
Servizi su cui si buttano gli Ott, voce inclusa.
Ma manca loro una componente strategica: l’interoperabilità, fondamentale nel business delle telco e per le comunicazioni del futuro. Nell’uso della banda di rete gli operatori di Tlc potranno privilegiare sempre più i servizi a qualità certa, lasciando la capacità residua ai servizi best effort. È la carta vincente.
E la net neutrality?
Non può significare la penalizzazione di chi investe in reti e qualità. Gli Ott hanno un’enorme capacità di inventare servizi che potranno valorizzare in una logica di accordi di interconnessione a volume di dati, a qualità e  sicurezza garantite. Se questo avverrà i servizi degli Ott si riveleranno un grandissimo vantaggio per gli operatori. Non finisce comunque il best effort: avremo le autostrade e le strade statali.
E gli Sbc?
Sono la nostra seconda colonna nelle Smart Network, anche per la nostra riconosciuta capacità di ingegneria su reti Ip e la conoscenza perfetta del  portafoglio prodotti di Cisco, al top nel mondo. L’Sbc è un network integrator evoluto che consente  la migrazione  accelerata dei servizi voce, video, streaming e download dalle reti classiche alle  reti Ip di nuova generazione garantendo misurabilità, qualità e sicurezza di interconnessione.
Internet oggi funziona.
È assicurata dagli Internet Exchange Center dove vengono concentrati i grandi “bocchettoni” delle reti che interconnettono il traffico dati. È privilegiato lo scambio, non la gestione di ciò che passa. Le telco si orienteranno verso un modello di peering, con scambi diretti fra le loro reti. La logica sarà punto-punto a qualità e sicurezza garantite.
Come vede Italtel in tutto questo?
Come una boutique molto specializzata che esprime il meglio nelle trasformazioni di rete più complicate grazie alla grande capacità di network integration e alle competenze dei suoi tecnici. Il nostro vantaggio competitivo è di essere tra i primi a proporre soluzioni Ims in un approccio cloud con performance molto buone. Operiamo in tutto il mondo anche se puntiamo molto sull’America Latina per la nostra crescita. Quanto a Cisco, ci vede come il “braccio armato” per penetrare ancora di più nel mondo delle telco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 06 Febbraio 2013

TAG: stefano pileri, italtel

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