Mani (Accenture): La sfida per innovare? Il modello open

L'OPINIONE

Nelle Tlc molte innovazioni si mostrano o troppo costose o troppo lente nell'implementazione. Per Silvio Mani, Accenture Managing Partner Tlc&Media Italy, Germany&South East Europe, serve orientarsi verso modelli piu' aperti ed efficaci. Ecco il suo intervento

di Silvio Mani (Accenture)

Il tema dell’innovazione, che sia di prodotto o di servizio, rappresenta da sempre una sfida centrale per il posizionamento e la competitività di ogni azienda. Si stima che lo scorso anno, nonostante il particolare momento economico che esercita una forte pressione sugli investimenti, sia stato speso un trilione di dollari in attività R&D a livello globale.

Lo scenario diviene maggiormente sfidante nel comparto delle telecomunicazioni, dove le aziende stanno registrando una progressiva riduzione dei margini, una crescente competizione da parte di settori industriali attigui (software vendor, società high-tech, ...) ed una “customer expectation” crescente. In tale scenario si innesta il tradizionale dilemma sulla capacità di fare innovazione "vera" da parte delle aziende e dei ritorni effettivamente generati dagli investimenti in R&D. Se è vero che solo attraverso un’innovazione efficace le aziende potranno recuperare la loro competitività, si deve stabilire quale sia il modello di innovazione più adatto che le aziende dovranno perseguire in futuro.

Una recente ricerca di Accenture condotta intervistando circa 300 executive di società in America, Europa ed Asia, evidenzia alcuni aspetti degni di nota. La maggior parte degli executive intervistati lamenta una 'crescita' inaspettata dei costi dello sviluppo di una nuova idea rispetto a quanto inizialmente stimato, mentre quasi il 50% evidenzia una sorta di lentezza complessiva del processo di realizzazione di una nuova idea. 

Ma la considerazione più rilevante è che quasi il 70% degli intervistati ha deciso nell'ultimo anno di interrompere uno o più servizi innovativi lanciati nell’anno precedente; questo pone seri dubbi sulla validità e sui ritorni delle innovazioni implementate, nonché sui processi che sono alla base della generazione di nuove idee.

Dall’analisi sono emerse quelle pratiche di eccellenza cui le aziende dovranno fare riferimento in futuro. Alcuni intervistati hanno modificato i modelli di innovazione tradizionali, basati per lo più su centri di innovazione e risorse interne, verso un nuovo modello di "Open Innovation", riscontrando un notevole miglioramento dei risultati ottenuti.

In un modello di “Open Innovation” è necessario facilitare il coinvolgimento diretto ed attivo dei clienti per comprendere appieno le reali esigenze e guidare l’innovazione di prodotto/servizio, il coinvolgimento dei "talenti" già disponibili in azienda, anche se non necessariamente appartenenti alle unità di R&D, l’avvio di collaborazioni con terze parti che possano portare competenze specialistiche non disponibili.

Ritengo dunque che,  dopo una fase critica che ha portato le aziende a riorganizzare ed ottimizzare i processi produttivi, la ripresa porterà a ripensare e riorganizzare la gestione del processo di innovazione verso modelli aperti, più efficaci.

05 Ottobre 2009