In che serie giocheremo?

L'EDITORIALE

Grillo ha fatto della Rete la sua bandiera. Le altre forze politiche vedono la svolta digitale come centrale nei loro programmi. E' forse possibile, partendo da questa sensibilità comune, dar vita ad una grande coalizione per l'innovazione digitale

di Gildo Campesato

Scriviamo queste righe subito dopo i risultati di un voto che ha lasciato il Paese nella totale incertezza politica, alla fine di una delle campagne elettorali più dure, ma anche meno concrete quanto a programmi.
Abbiamo cercato di dare il nostro contributo (ai programmi, non alle polemiche), raccogliendo idee e proposte di esperti del settore, associazioni di imprese, capi azienda, politici dei diversi schieramenti. Ne è risultata una consapevolezza diffusa e comune che la “svolta digitale”, in tutte le sue declinazioni, è una priorità.  


Non sappiamo se e quale soluzione di governo si troverà. Né per quanto tempo. Eppure, chi governerà è chiamato comunque alla sfida dei fatti.  Grillo ha fatto della Rete la sua bandiera. Le altre forze politiche, pur con enfasi diversa, vedono la “svolta digitale” come centrale nei loro programmi. Partendo da questa sensibilità comune è forse possibile (e certamente auspicabile) dar vita, indipendentemente dal quadro politico generale, ad una grande coalizione per l’innovazione digitale.
Non dovrebbe essere difficile trovare una piattaforma che trovi il consenso di tutti su alcune priorità. Innanzitutto, far partire l’Agenzia Digitale approvando i decreti attuativi e mettendola sotto una direzione politica univoca. Se l’Agenzia non funziona, si potrà sperimentare altro. Centralizzare le competenze significa meno “ministerialismi” e localismi digitali, più attenzione a standard, interoperabilità, interconnessione. Altrimenti, servizi avanzati di e-gov, cittadinanza digitale, cartella clinica elettronica e via promettendo resteranno parole vuote o investimenti sprecati.


Bisognerà prevedere lo switch off digitale dei servizi, eliminando progressivamente ma decisamente l’uso della carta nella PA. Prevedendo responsabilizzazione ma anche sanzioni, se del caso. Il passaggio al cloud dovrà consentire il superamento della miriade di costosi e inefficienti data center pubblici sparsi nel territorio. In condizioni di sicurezza: non solo dei server, ma anche delle grandi reti pubbliche. Pagamenti elettronici, e-commerce, start-up, broadband, evangelizzazione digitale saranno un fattore di crescita. Troppa carne al fuoco per un governo di emergenza o di transizione? No, se l’Italia vuole giocare in serie A. Nell’interesse di tutti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 04 Marzo 2013

TAG: Beppe Grillo, Pierluigi Bersani, Silvio Berlusconi, agenda digitale

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