Di Pietro: "In Italia col prepagato l'Lte sarà un successo"

L'INTERVISTA

Il manager di Qualcomm: fra pochi anni tutto sarà connesso e siamo pronti a servire il mercato. Alljoyn futuro standard dell'Internet delle cose

di Gildo Campesato

«Dentro un telefonino c’è tanto lavoro. In particolare per offrire una sempre migliore user esperience”, osserva Roberto Di Pietro, vice president product marketing e business development di Qualcomm. Molta parte di questo “lavoro” si concentra “ in chipset sempre più complessi, multicore, vero cuore delle prestazioni dei device mobili.

Per il grande pubblico, la “parte” chipset è meno appealing del “tutto” smartphone o tablet.

Ad attirare l’attenzione sono certamente design, materiale e qualità delle prestazioni “visibili”. Ma già oggi sono molti i consumatori che valutano anche le prestazioni tecniche di quanto comprano. Il nostro Snapdragon non è solo un portafoglio di chip sempre più potenti, ma è anche un brand che sta iniziando a farsi conoscere  dal mercato consumer. Allo Snapdragon Theatre del Mobile World Congress di Barcellona c’è sempre stata fila per vedere le esperienze rese possibili dai nostri chipset più avanzati. Entro l’anno arriveranno sul mercato smartphone basati su piattaforma  Snapdragon 800  con velocità di picco di 150Mb/s.

Avete presentato l’RF360. Detta così sembra cosa per supertecnici.

È una tecnologia molto complessa, ma si può spiegare in termini semplici: è la prima soluzione che consente di utilizzare un unico chip per servire indifferentemente tutti gli spettri di banda Lte disponibili nel  mondo: Asia, Usa, Europa. Ce ne sono più di 30 e sono ancora in crescita. Noi offriamo ai produttori di device mobili un chipset standard che consente di far fronte in maniera automatica a una frammentazione di spettro mai vista in precedenza. Tutte le connessioni verranno gestite in modo univoco, consentendo il roaming  mondiale automatico su Lte ai device che montano il nostro chip. È l’abbattimento di una ulteriore barriera a vantaggio della diffusione dell’Lte.

Non siete gli unici a lavorare sull’integrazione automatica delle frequenze, in particolare fra 3G e Lte.

Ma siamo i primi a farlo con una soluzione già in commercio, integrata ed ottimizzata in un solo chipset, capace di gestire l’insieme dello spettro Lte utilizzato nei vari Paesi. Tra l’altro, questo consente un sensibile risparmio di consumo energetico e di conseguenza un incremento delle prestazioni della batteria.

E i costi?

Competitivi. Usare un solo chipset di trasmissione per tutti i mercati, con caratteristiche di multimodalità che consentono anche la gestione di 3G e Hsdpa+, offre ai produttori di apparati mobili formidabili economie di scala rendendo nel contempo più flessibile il time to market.

Almeno all’inizio, Lte sarà per un mercato haut de gamme.

Non per molto. Stiamo lavorando a nuove piattaforme Snapdragon che consentono di gestire l’Lte in device di fascia medio-bassa. Non a discapito di prestazioni fondamentali come la velocità e la latenza, essenziali per i servizi, come ad esempio al gaming, che gireranno sull’Lte. I primi telefonini di questo tipo saranno sul mercato fra pochi mesi. L’Lte sarà una tecnologia democratica, non riservata a pochi.

Come ne vede lo sviluppo in Italia?

Sarà un successo. L’esperienza lo dimostra: una volta che c’è banda, arrivano anche i servizi. Sarà interessante vedere le strategie di marketing degli operatori. A differenza degli altri Paesi dove prevale di gran lunga l’abbonamento, l’Italia è il Paese dove è dominante il prepagato. Prevedo che si seguirà questa strada anche per la quarta generazione mobile.

Avete lanciato lo slogan “Internet of everything”.

Perché crediamo che fra pochi anni tutto sarà connesso. Noi siamo pronti a servire questo mercato: è anche su questo che stiamo costruendo il nostro futuro. Lo mostra Alljoyn, una piattaforma open source che vogliamo diventi lo standard dell’Internet delle cose. Proporremo chip sempre più potenti ed energeticamente più efficienti, ma anche capaci di servire reti intelligenti che devono autoconfigurarsi a seconda delle esigenze del momento. E poi vogliamo offrire soluzioni integrate come mostrano la nostra esperienza nell’M2M, nella gestione di flotte aziendali e l’offerta di soluzioni per l’e-ealth.

I produttori di apparati tendono a fare i propri chip: prima Samsung , ora Huawei.

Premesso che sono entrambi nostri clienti e che la competizione è da Qualcomm sempre benvenuta, vanno valutate anche le economie di scala di prodotti realizzati in proprio rispetto a quelli di chi da sempre è specializzato in questo mestiere. Noi abbiamo un vantaggio su tutti: siamo gli unici “born mobile”. È un atout tecnologico e di esperienza ma anche di cultura aziendale. Per questo siamo avanti rispetto agli altri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 18 Marzo 2013

TAG: roberto di pietro, qualcomm, snapdragon, rf360, alljoyn

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