Ict urbano a sostegno delle nuove famiglie

SMART CITY

Le tecnologie a controllo numerico permettono di ripensare la progettazione delle abitazioni, di integrare aree verdi e di rivoluzionare il sistema dei trasporti. Obiettivo: uno stile di vita equilibrato

di Daniele Dal Sasso

La fisionomia della famiglia italiana è, negli ultimi anni, drasticamente mutata. Nuove forme di convivenza, derivanti da una maggiore abitudine a divorzi e separazioni, dalla crescente longevità della popolaione, ma anche dalla crisi economica che imperversa, hanno variato irreversibilmente la composizione e la struttura della “famiglia italiana”: si pensi che, secondo l’Istat, a fronte della crescita decisa del numero delle famiglie (+55%), il numero medio dei suoi componenti è calato dai 3,4 del 1971, ai 2,4 del 2010.

Tale circostanza socio-demografica impatta molte delle forme del vivere urbano, a partire dai servizi socio-assistenziali, concepiti per dare sostegno alla “famiglia patriarcale tradizionale” come punto di aggregazione dei bisogni, fino alla struttura stessa delle città, composte da edifici in muratura ed unità abitative ritagliate sulle esigenze di famiglie con 2 o 3 figli. Alla riduzione e frammentazione dei nuclei familiari fa da complemento il ritorno alla vita al di fuori dei centri urbani; tendenza che va affermandosi sempre più nelle città di maggiori dimensioni: l’approccio tradizionale all’urbanistica, costruito attorno all’appartamento o alla villetta unifamiliare, e basato su aree commerciali e di servizio collocate al centro della città o in grandi poli periferici, diviene sempre meno soddisfacente e sostenibile, inadatto ad accomodare i differenti bisogni di single, giovani coppie, studenti, pendolari, immigrati, famiglie allargate.

La crescente necessità di nuove formule edilizie si esplicita nella diminuzione della metratura media delle nuove unità abitative (inferiore ai 75 metri quadri), ma impone problemi di non facile soluzione per quel che riguarda aree dismesse o abbandonate: l’abitudine italiana alla costruzione in muratura, ha condannato nel tempo intere zone all’abbandono, principalmente per i costi inerenti demolizione, rifunzionalizzazione o riqualificazione di edifici “monolitici”.

Un nuovo concetto di densità urbana, non più riferito al numero di abitanti per unità di superficie, quanto al numero di abitazioni in essa contenute, è al centro della riflessione di RhOME for denCity, concept progettuale nato in seno all’Università di Roma Tre e selezionato per la partecipazione all’edizione francese di Solar Decathlon 2014, la competizione ideata dal Department of Energy statunitense per individuare modelli abitativi ecosostenibili.

Il gruppo di lavoro, sotto la direzione della professoressa Chiara Tonelli, sfrutta le più recenti  tecnologie di prefabbricazione avanzata per individuare formule abitative a volumetria variabile, che siano capaci di integrarsi in tessuti urbani esistenti, anche attraverso l’utilizzo di materiali tradizionali, come legno e pietra. I vantaggi della soluzione elaborata sono molteplici: l’uso di tecnologie a controllo numerico (la produzione degli elementi prefabbricati guidata dal computer) permette una estrema variabilità nel layout delle abitazioni e un risparmio negli impieghi di suolo derivante dall’ottimizzazione degli spazi. L’uso della scansione laser e di materiali tradizionali, per altro verso, consente di adattare le soluzioni abitative a edifici storici di forma e natura eterogenea, con il vantaggio ulteriore di un’elevata efficienza energetica, garantita dalla combinazione di inerzia termica con sistemi attivi per la produzione di energia solare.

Diversamente dal progetto “Med in Italy”, diretto sempre da Tonelli ed assegnatario del terzo premio nell’edizione 2012 di Solar Decathlon , RhOME for denCity abbandona la dimensione individuale del singolo edificio ecosostenibile, per abbracciare una visione urbanistica che include aree commerciali e di servizio, presuppone aree verdi e considera fenomeni come la mobilità di veicoli e persone per garantire uno stile di vita equilibrato ed una qualità elevata.

Solar Decathlon ammette unicamente progetti di stampo realizzativo: il gruppo di lavoro dell’Università Roma Tre ha, per tale ragione, messo a punto una partnership con con Ater Lazio per l’individuazione di un test bed che ben si adattasse alle caratteristiche del progetto, in particolare alla sua componente “riqualificatoria”. L’area scelta per la sperimentazione è quella del comune di Vejano, in provincia di Rieti, caratterizzata da un tessuto urbano frammentato dal progressivo abbandono di edifici storici a favore di costruzioni moderne.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 04 Maggio 2013

TAG: smart city, rhome for decity, solar decathlon 2014, università roma tre, chiara tonelli

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