iRadio, battuta d'arresto sui diritti

MUSICA IN STREAMING

Vanno per le lunghe i negoziati di Apple con le case discografiche sull'entità delle royalty da garantire per il download dei brani musicali

di Paolo Anastasio

Battuta d’arresto per iRadio, il servizio di musica in streaming preannunciato da Apple. Le case discografiche stanno tirando la corda sui diritti, ritardando così il lancio del servizio che Apple avrebbe voluto entro l'estate. Lo scrive il Finacial Times, precisando che per ora Apple ha chiuso l’accordo sui diritti con Universal Music, la più grande fra le case discografiche, ma sta ancora negoziando i termini del contratto con le altre due maggiori etichette, vale a dire Sony Music e Warner Music.

In un primo tempo, Apple aveva messo sul piatto l’offerta di royalty pari a 6 centesimi di dollaro per lo streaming di 100 brani musicali. Una cifra prontamente rivista al rialzo e portata a 12,5 centesimi, in linea con quanto concesso dalla internet radio Pandora alle case discografiche.

Ma secondo il Financial Times non è chiaro se Universal Music abbia accettato l’offerta in questi termini, mentre per quanto riguarda Sony Music e Warner Music, sembra che le due case discografiche stiano spingendo per strappare condizioni migliori.

Secondo alcuni esperti del settore, Apple dovrebbe pagare royalty più alte rispetto a Pandora, che ad aprile contava 70 milioni di utenti attivi. Questo perché l'azienda di Cupertino, rispetto a Pandora, ha ambizioni più grandi sul fronte della radio in streaming, e inoltre può contare sui dati relativi a centinaia di milioni di utenti di iTunes, che le potrebbero consentire di prevedere la selezione di canzoni preferite degli utenti, pianificando così in anticipo l’acquisto dei brani sullo store.

Apple, sempre secondo le fonti del Financial Times, avrebbe offerto tre fonti di ricavi alle case discografiche: diritti per ogni canzone ascoltata, una quota degli introiti da pubblicità su iRadio e una somma minima garantita nell’arco della durata del contratto volta a fornire una rete di sicurezza nel caso in cui si rivelino deludenti il numero di canzoni ascoltate e il denaro raccolto in campagne promozionali.

E’ improbabile che il servizio iRadio sia a pagamento. Apple non ha voluto replicare il modello di Spotify o Deezer, che permette agli utenti di decidere esattamente le canzoni da ascoltare. Il rischio per Apple, con un servizio di streaming radio a pagamento, sarebbe stato quello di evitare la cannibalizzazione del suo redditizio store iTunes.
 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 10 Maggio 2013

TAG: iradio, apple, universal music, sony music, warner music, pandora, itunes, spotify, deezer

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