Cyod, paradigma vincente?

L'INCHIESTA

Choose your own device: questa la nuova "modalità" considerata da molti la soluzione poiché in grado di conciliare le tech-esigenze degli utenti con quelle economiche e di security delle aziende

di Antonio Dini

È la sigla che sta entusiasmando gli IT manager delle grandi aziende, da alcuni anni nell’occhio del ciclone per crescente anarchia nel “parco macchine” che si trovano a gestire: è il Cyod, Choose Your Own Device (scegliete il vostro apparecchio), versione più controllabile del Byod. 

Le differenze non sono da poco. “Mentre con il Byod - dice Paul Bryson, Head of Operations della britannica RibbonFish - la maggior parte dei costi è pagata dai dipendenti che acquistano gli apparecchi e sottoscrivono gli eventuali contratti per la telefonia mobile e i dati, con il Cyod sono le aziende a pagare consentendo ai dipendenti di scegliere tra sistemi operativi e apparecchi differenti”.

Infatti il Cyod è un modo per razionalizzare l’acquisto della tecnologia e riportarla all’interno del perimetro aziendale. Soprattutto, è un modo per riportare ordine nella gestione del ciclo di vita dei device: il rischio dell’anarchia di sistemi operativi non supportati, strumenti incompatibili, oggetti digitali che contengono preziose informazioni aziendali a rischio. L’integrità dei dati aziendali è uno dei principali timori delle imprese di fronte a scelte di Byod, ma dietro c’è di più. Lievitano anche i costi, infatti, perché avere in azienda telefoni, computer e tablet di fornitori diversi e con sistemi operativi diversi, vuol dire doversi dotare dei talenti capaci di mantenere ed aggiustare in pratica qualsiasi apparecchio sul mercato. Tornare indietro però non è possibile: dare ai dipendenti un solo tipo di pc  e telefonino rischia di creare malumori e di abbassare la produttività. Le nuove generazioni, i creativi e gli innovatori di domani, fanno della scelta personale della tecnologia un fattore dirimente a parità di condizioni di lavoro. Entra in scena quindi il Cyod, che vuole essere la quadratura del cerchio.

Presupposto per questa strategia, tuttavia, è che i grandi produttori di tecnologia “aziendale” siano in grado di diversificarsi e mettere sul mercato apparecchi altrettanto interessanti per i dipendenti rispetto ai campioni più popolari del mercato consumer.

“La nostra linea di pc - dice il country manager di Dell Italia, Filippo Ligresti - è molto ampia e abbiamo anche un buon numero di convertibili che sfruttano al massimo Windows 8, di ultrabook e di tablet professionali”. Stessa strategia anche per HP, che ha un analogo impegno nella produzione di pc portatili e tablet che sfruttano Windows. E non c’è produttore di pc o telefonino che non punti sul design e l’innovazione oltre che sulla dotazione tecnologica e l’affidabilità dell’hardware.

“Oggigiorno - dice Bryson - la gente vuole che computer e telefonini sembrino meno “corporate”. Il nuovo design e il nuovo sistema operativo dei Blackberry va decisamente in questa direzione”. 

Funzionalità, integrazione, possibilità di utilizzare sistemi di sicurezza sia per la connessione che per assicurare l’integrità dei dati. E poi il tema dei costi di manutenzione, i contratti di assistenza, il potenziale costo di un fermo-macchina fuori dal perimetro degli strumenti aziendali. Sino al problema della gestione degli aggiornamenti e delle patch in una foresta aziendale buia e scura, fatta di pc, tablet, telefonini tutti diversi uno dall’altro, che spesso spaventa i manager dell’IT aziendale. La soluzione a questo tipo di problemi è una versione “morbida” del Byod, in cui sia permesso ai dipendenti di scegliere tra più tipologie di apparecchi e dall’altra si consenta all’azienda di effettuare investimenti mirati su hardware e software per poi ottimizzare spese di gestione e  costi di manutenzione. “Il tema vero - dice Bryson - è che la collaborazione al giorno d’oggi è la chiave per lavorare. Investire in una strategia di Cyod può aprire la via all’implementazione di nuovi strumenti per la mobilità altamente collaborativi che completino ed espandano la dotazione dei sistemi esistenti”.

Investire in Cyod vuol anche dire cambiare approccio nella gestione della infrastruttura IT, una volta costruita in modo che tutti i livelli (dai server agli apparecchi passando per i software) fossero presidiati. A questo approccio verticale il Cyod offre una soluzione “moderata” in cui il centro di governo dell’azienda sono le reti e le applicazioni, con i dati conservati in cloud, per essere sicuri che tutte le componenti software siano sotto controllo. Una sfida notevole.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 21 Maggio 2013

TAG: byod, cyod, choose your own device, filippo ligresti, dell italia, paul bryson, ribbonfish

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