Calabrò: "Sulla banda larga si gioca il futuro dell'Italia"

NUOVE RETI

Secondo il presidente di Agcom è necessario che "pubblico e operatori privati investano adesso". Finanziamento possibile solo con una "società di veicolo mista"

di Patrizia Licata
“La banda ultra larga è una priorità per il Paese, non può più aspettare. La prima mossa la devono fare i privati e se Telecom Italia, che sul progetto sta investendo poco, non ha le risorse per farcela da sola, allora le converrà consorziarsi con gli operatori alternativi. Gli operatori hanno visioni differenti? Si confrontino: il luogo deputato è il comitato Ngn”. E’ quanto dichiara Corrado Calabrò intervistato da Daniele Lepido e Antonella Olivieri del Sole 24 Ore. Il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni rilancia la necessità di impiegare risorse finanziarie nella costruzione di una nuova rete che funzioni da infrastruttura per l’Italia. “Nel mondo si investe in fibra e tanto”, non solo in Occidente, ma anche nei Paesi emergenti, dove ci si collega a velocità di 50 megabit e oltre, nota Calabrò. “All’estero questa non è ritenuta una scelta avventuristica. Anzi, l’investimento in fibra è considerato a prova di futuro, a maggior ragione nella fase di crisi che attraversiamo. Anche la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, l’ha rilevato, constatando che le imprese collegate con la più alta velocità trasmissiva hanno saputo resistere meglio alla crisi”.

Di qui la necessità di “una società ad hoc per la rete ultra-veloce, una ‘struttura portante’ capace di dare una spinta propulsiva all’ammodernamento del Paese, come lo era stata l’Autostrada del Sole negli anni ’60”, un “consorzio di operatori privati e pubblici”. Secondo Calabrò, il progetto comincia a raccogliere “una maturazione di convincimenti”: nessuno è contrario, qualcuno è addirittura “impaziente”, come la Cassa depositi e profitti. E un ruolo potrebbero averlo anche le Poste che, aggiunge Calabrò, “a quanto mi risulta, non si tirerebbero indietro”. “Il modello di riferimento per la realizzazione delle reti di nuova generazione può essere quello di una società-veicolo che finanzi il progetto”, secondo il presidente Agcom. “Una volta completato l’allacciamento in fibra i partner manterrebbero piena autonomia nel loro core business”. Un ruolo “insostituibile” spetta al settore privato, dagli operatori tlc ai fondi. Quanto al settore pubblico, purché non distorca la concorrenza, “può investire in ottica di medio-lungo periodo, specialmente nelle cosiddette ‘zone bianche’ a fallimento di mercato”. C’è spazio anche per gli enti locali e le Regioni, ma solo se si riesce a evitare il rischio “di fare spezzatino anziché sistema”. “L’Autorità, da parte sua, può favorire questo grande progetto con una regolamentazione innovativa, che sia pro-concorrenza e al tempo stesso sappia incoraggiare gli investimenti, riconoscendo un premio per il rischio”, afferma Calabrò. Importante guardare al modello di altri Paesi europei ma soprattutto degli Stati Uniti, “dove il presidente Obama ha avviato un piano per lo sviluppo del broadband che ha già messo in campo risorse apprezzabili: 7,2 miliardi di dollari per la promozione di infrastrutture a larga banda e servizi digitali; 19 miliardi per l’informatizzazione della rete dei medici e lo sviluppo dell’e-health; 5 miliardi di dollari per fornire alle scuole pc e connessioni a larga banda. In questo contesto un ruolo cruciale è svolto dal regolatore, l’Fcc.

Vorrei ricordare”, continua Calabrò, “che l’Agcom ha già avviato un progetto di ricerca (Isbul) che nei prossimi mesi dovrebbe fornire un importante contributo alla comprensione dello stato dell’arte della larga banda in Italia”. Ma è possibile “realizzare una rete in fibra ottica senza partire dall’esistente, senza la rete di Telecom Italia?”, chiedono Lepido e Olivieri. “Ho una mia idea, ma non voglio entrare troppo nel merito”, risponde Calabrò. “L’Autorità è aperta e laica rispetto a tutte le soluzioni. A me importa solo che la rete si faccia. Certo, l’ideale sarebbe fornire a tutti una velocità di navigazione di 50 mega e oltre. Ma una cosa è il progetto ottimale e un’altra il progetto fattibile. Gli operatori sono interessati solo alle ‘zone nere’, quelle economicamente profittevoli”. “Il 50% della capacità di banda larga già esistente è però inutilizzata, sostiene l’incumbent.

E se la domanda non c’è, il privato non è motivato a investire”, obiettano i due giornalisti del Sole. “A oggi è chiaro che la domanda non c’è e tuttavia è oggi che dobbiamo investire”, risponde Calabrò. “L’Italia vanta già tanti progetti d’avanguardia lasciati a metà: abortire anche questo significherebbe condannarsi al regresso”. “Abbiamo una rete in rame che è stata la migliore del mondo, ma il tempo è passato”, continua il presidente Agcom. “Nei momenti di congestione, anche dove è promessa una velocità di 20 megabit, non si arriva a 7. Oltretutto anche le frequenze mobili sono sovraffollate. La fibra ottica risolverebbe tutti questi problemi”. Calabrò respinge poi le critiche a Open Access, facendo notare che “la quota di mercato di Telecom Italia è scesa al 75,6% a giugno 2009, con un calo di 18 punti in 4 anni”.

Gli operatori alternativi devono solo avere pazienza: “gli impegni non sono ‘tutto e subito’. Abbiamo creato e testeremo un modello nuovo per dimostrare come la rete, anche di un solo operatore, possa servire a tutti in condizioni di equivalenza. Inoltre, in anticipo su sutti gli altri Paesi – e persino su Ofcom – è previsto che la regolamentazione pro-concorrenziale così configurata si proietti anche verso l’infrastrutturazione e la gestione di reti di nuova generazione. Non mi sembra un dettaglio trascurabile”. Calabrò risponde anche alle critiche sulle tariffe telefoniche: “Sono scese del 25% in dieci anni. Dinamica unica. Nessun settore è nemmeno lontanamente paragonabile”.

21 Ottobre 2009