G8, giro di vite per Google, Amazon & Co

FISCO

Dal summit che si è chiuso oggi in Irlanda del Nord scaturisce un documento che impegna i diversi paesi ad armonizzare i diversi regimi fiscali per limitare l'elusione fiscale. Anche delle grandi net company

Le grandi web company Usa, Google e Amazon in prima fila, saranno presto costrette a pagare più tasse, in modo più equo rispetto ai ricavi, nei diversi paesi dove sono basate. E' quanto emerge dal documento finale scaturito dal summit dei leader del G8 che si è tenuto oggi in Irlanda del Nord, dal quale è uscito un accordo per modificare e armonizzare i regimi fiscali per aumentare stringere le maglie e armonizzare i diversi regimi fiscali nazionali per limitare l'elusione fiscale - del tutto legale -praticata in particolare dalle web company Usa.

Una serie di misure per combattere l'evasione fiscale e per aumentare il necessario scambio di informazioni finanziarie fra diversi paesi. E' l'obiettivo che i paesi del G8 hanno inserito in un comunicato durante il meeting che si sta svolgendo in Irlanda del Nord. Nel mirino non solo gli evasori, ma anche le grandi corporation americane e web company Usa, Google, Amazon e Apple in testa, che costano miliardi di euro ai contribuenti in termini di mancati introiti.

A spingere verso un giro di vite fiscale nei confronti dei colossi Usa del web in primo luogo il Regno Unito. il premier britannico David Cameron, in merito alle decisioni in materia fiscale, ha detto che: "Affinché gli stati possano chiedere meno tasse è necessario che siano in grado di riscuotere le tasse", ha spiegato annunciando l'accordo sul contrasto dell'evasione e dell'elusione fiscale e sulla trasparenza su profitti e pagamenti al Fisco delle società multinazionali.

Dal G8 conclusosi in Irlanda del Nord sono arrivati "risultati senza ritorno nella lotta all'evasione e ai paradisi fiscali. Lo scambio di informazioni è ormai a portata di mano, e la parola Svizzera è la prima che mi viene in mente", ha detto il premier Enrico Letta nella conferenza stampa finale.

"Sono temi che hanno un ritorno interno molto concreto per recuperare risorse e tasse. La pressione dell'Ocse è diventata ormai insostenibile" per i paradisi fiscali. "Importante anche il tema dell'erosione della base imponibile da parte delle multinazionali, ne ha parlato anche Obama in modo marcato, ed è questione molto sentita anche in Italia, dove la nostra volontà di attrarre multinazionali ha bisogno di regole che portino le multinazionali a pagare le tasse dove producono, e quindi anche in Italia".

“Le autorità fiscali di tutto il mondo dovrebbero automaticamente condividere le informazioni per combattere la piaga dell'evasione fiscale”, si legge nel documento. “I paesi dovrebbero cambiare le regole che consentono alle compagnie di spostare i propri profitti attraverso i confini per evitare le tasse e le multinazionali dovrebbero dichiarare dove e quanto pagano di imposte”.

“Le compagnie dovrebbero essere al corrente di chi realmente le possiede e le autorità fiscali dovrebbero essere in grado di ottenere queste informazioni facilmente. I paesi in via di sviluppo - prosegue il documento del G8 - dovrebbero ottenere le informazioni e avere la capacità di raccogliere le tasse che sono loro dovute e gli altri paesi hanno il dovere di aiutarli''.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 18 Giugno 2013

TAG: google, amazon, apple, fisco, david cameron, enrico letta, ocse

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