Il raccapriccio dello scorporo

L'EDITORIALE

Il dossier si fa "bollente" anche a seguito della proposta di listino sull'unbundling. E bisognerà anche stimolare gli investimenti nelle nuove reti

di Gildo Campesato

"Garantire terzietà e certezza al mercato, anche nelle tempistiche”: l’importanza dell’impegno preso dal presidente di Agcom Angelo Marcello Cardani nella sua prima relazione annuale non è da sottovalutare. Lungaggini amministrative e tempi prolungati (non sempre per colpa degli uffici dell’Autorità, a dire il vero) sono stati causa di incertezze che hanno scoraggiato o dilazionato investimenti ed innovazioni commerciali.
Vedremo se l’impegno sarà rispettato, ma l’Agcom “a cinque” sembra volere operare ad un ritmo più veloce di quando i suoi componenti erano nove. È un buon segnale, così come lo è la decisione di allargare il perimetro di osservazione agli operatori Ott, finora fuori dai radar dell’Autorità. È la convergenza, bellezza.

Il dossier più immediato e scottante, oltre che unico al mondo e che al mondo farà da riferimento (“di una complicazione tecnica raccapricciante”, si dispera Cardani), è lo scorporo della rete Telecom che si inserisce in un quadro per niente roseo. Il traffico voce e dati cresce, i ricavi degli operatori decrescono. Eppure le tlc continuano ad investire molto più degli altri. “Un settore che dimagrisce è chiamato ad investire a ritmi crescenti per il benessere collettivo, pur avendo sempre minore capacità di trattenere la ricchezza creata”.

È in questo paradosso che si inserisce la mossa di Telecom sulla rete. L’obiettivo primario viene indicato nel rilancio degli investimenti per i nuovi network. Obiettivo che dovrebbe anche essere un obiettivo Paese: della politica e delle autorità regolatorie. C’è un rapporto diretto fra quadro regolatorio ed investimenti nelle nuove reti. È altrettanto evidente che la decisione “coraggiosa e innovativa di Telecom” (Cardani) non può significare un automatico “liberi tutti” da ogni vincolo. La concorrenza è un valore e i cani da guardia devono rimanere vigili. Cardani ipotizza una regolazione a geometria variabile: tanto più ampio sarà il perimetro scorporato (anche elementi attivi di rete, non solo passivi) e profonda sarà la separazione del controllo, “tanto più il dividendo regolamentare può essere significativo”. Ma un’equazione matematica non risolverà il raccapriccio di Cardani. Il faro è un altro: la garanzia dell’equivalence of input.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 15 Luglio 2013

TAG: angelo marcello cardani, telecom italia, agcom

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