Romani (Pdl): "Ull, Agcom tenga conto di nuova rete"

L'INTERVISTA

"Bisogna sostenere la concorrenza e al contempo permettere la remunerazione degli investimenti in fibra, come chiede l'Europa". Il senatore del Pdl ed ex ministro delle Comunicazioni: "Mi auguro che l'Authority abbia tenuto conto di entrambi gli aspetti"

di Alessandro Longo

"E' evidente che ora in Agcom si scontrano due esigenze, quella storica della tutela degli utenti sostenendo la concorrenza e quella nuova, indicata dalla Commissione europea l'anno scorso, di favorire gli investimenti in fibra. Non entro nel merito se l'ultima decisione sull'unbundling propenda più per l'uno o l'altro aspetto, ma mi auguro che l'Autorità abbia tenuto conto di entrambi". E' quanto dichiara al Corriere delle Comunicazioni, il senatore del Pdl, ex ministro delle Comunicazioni e dello Sviluppo economico Paolo Romani.

Romani, lei aveva già inquadrato già nel 2012 i costi di manutenzione come possibile fonte di sovrapprezzo per l'uso della rete Telecom da parte dei concorrenti. Così ha firmato un emendamento per la disaggregazione della manutenzione dagli altri costi. Emendamento contestato, ma ora lo si può dire quasi profetico visto che Agcom per la prima volta ha ridotto i costi di unbundling appunto valutando meglio quelli di manutenzione.

Sì, ma rispetto a quei tempi lì le cose sono cambiate e ci sono altre esigenze da considerare. L’Europa e le Autorità regolamentari italiani si sono sempre mosse nell’interesse dei consumatori, in modo che la tariffa fosse la più bassa possibile in nome del principio dei concorrenza. E quindi a volte hanno dovuto mettere pressione su Telecom per stimolare la concorrenza. Ma dal luglio scorso anno la Commissione europea ha deciso che le tariffe all'ingrosso siano tali da giustificare l'investimento in fibra, cosa di cui tutti hanno bisogno. Il problema adesso è di stimolare un forte investimento in infrastruttura, che come ha detto Franco Bernabè di Telecom può essere fatto solo se ci sono ricavi conseguenti. Se questo avverrà, non saremo obbligati a metterci fondi pubblici. Mi auguro che Agcom abbia tenuto conto di entrami gli aspetti, nella sua decisione, nel cui merito non voglio entrare.

Ma quali conseguenze prevede dalla decisione di Agcom sul taglio dei costi unbundling e bitstream? 

Telecom ha protestato, ma ci sono le sedi giuste per valutare questa decisione: Bruxelles ma anche gli organi dell'Agenda digitale. Vedremo.

Cosa bisognerebbe fare adesso? Anche in merito allo scorporo della rete

Ho sempre cercato di fare una società della rete mettendo d’accordo tutti gli attori. Adesso bisognerebbe farla coinvolgendo anche gli over the top, che fanno gran parte dei consumi internet e non pagano tasse da noi. E' giunto il momento che qualcuno si occupi di questo problema.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 15 Luglio 2013

TAG: interviste, paolo romani, agcom, unbundling

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