Vimercati (Pd): 'Per le tecnologie la solita politica della lesina'

SOS INNOVAZIONE 2

di Paolo Barbieri
«È l’ennesima conferma dell’atteggiamento di un Governo che a parole è proiettato a tracciare luminosi scenari futuri per il Paese e poi adotta sempre, nella pratica, la politica della lesina nel campo delle infrastrutture tecnologiche»: Luigi Vimercati, senatore del  Partito democratico ed ex sottosegretario alle Comunicazioni nel Governo Prodi, stronca così il piano per il rilancio dei cantieri e delle grandi opere, varato con le ultime decisioni del Cipe.
L’ultimo rapporto Assinform denuncia la crisi, di mercato e occupazionale, del settore dell’IT. Ma la risposta del Governo Berlusconi non c’è ancora.
Si era favoleggiato di un fondo nelle mani del ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, ma se n’è persa ogni traccia. Senz’altro il ponte sullo Stretto di Messina sarà importante per Berlusconi, ma non certo per il rilancio delle tecnologie, vero volano dello sviluppo e del rilancio dell’economia. Tutti stanno investendo, in Europa come negli Usa, in questo pezzo di futuro che sono le tecnologie e noi siamo qui a parlare di chi sarà il prossimo presidente della Rai... Con le decisioni del Cipe la delusione si somma alla delusione: non dimentichiamo che questo Governo, tra i primi atti dell’attuale legislatura, aveva già tagliato nel 2008 i fondi per la banda larga. Anzi, alla politica della lesina, si aggiunge ora la minaccia: vogliono mettere le mani sulla rete Telecom. Su questo siamo disposti a fare una battaglia molto dura, per evitare che venga usato con Telecom il “metodo Alitalia”.
Lei dice “lesina”. Ma mettendo da parte le scelte politiche, quale sarà l’impatto della crisi globale sul settore Ict in Italia?
Ho visto i dati ultimi sulla spesa per l’Ict, sono davvero preoccupanti. In Italia soffriamo di una debolezza strutturale che è data dalla dimensione delle imprese: quelle piccole e piccolissime hanno grandi difficoltà ad investire nell’innovazione tecnologica. Dovremmo prevedere, al di là dei sostegni per i fidi bancari, anche forme di defiscalizzazione e incentivi diretti per gli acquisti Ict a favore delle piccole imprese, per consentire loro di adeguarsi e di essere presenti domani sul mercato.
C’è il rischio che l’intervento pubblico privilegi banche e grandi imprese, che hanno maggiore influenza sulla politica rispetto alle Pmi?
Per tutti oggi l’unica possibilità è innovare: per la formazione del personale e gli investimenti servono aiuti, che, certo, non possono andare solo alla Fiat. Per carità, la Fiat è un capitale non solo industriale ma anche in termini di innovazione, ma c’è bisogno di risorse anche per il resto del sistema delle imprese. Non risorse a pioggia ma finalizzate all’Ict e alla formazione del personale diretta all’uso delle tecnologie.
Il settore delle Tlc sembra al momento godere di uno stato di salute leggermente migliore rispetto all’Ict. Tuttavia, i ritardi del Belpaese sono ancora lungi dall’essere superati.
Valuteremo bene il piano Caio. E come dicevo dobbiamo essere pronti a evitare il rischio che si metta mano a un esproprio della rete Telecom, e invece bisognerà lavorare a creare le condizioni per gli investimenti sulle reti di nuova generazione. Ma nel frattempo, anche diffondere il più possibile la banda larga che c’è, quella a 2 o a 4 Mega mi pare un obiettivo tutt’altro che disprezzabile, bisogna connettere tutto il Paese entro il 2012. E ci sono altre tecnologie che possono fare la loro parte, come ad esempio il WiMax che con il Governo Prodi abbiamo scongelato e reso disponibile. Riportare la percentuale di accessi alla banda larga tra i cittadini italiani almeno ai livelli europei dovrebbe essere una priorità per qualsiasi governo.


23 Marzo 2009