La grande corsa agli Lcd. Il calcio d'inizio è cinese

NUOVI MERCATI

Con la joint venture tra Tlc (primo produttore cinese di televisori) e una società di investimenti di Shenzhen parte la caccia grossa agli stabilimenti produttori

di Patrizia Licata
La TLC Corp., il maggior produttore cinese di televisori, ha tirato il “calcio d’inizio” di quella che si preannuncia come una nuova accesa partita: la corsa alla produzione di schermi Lcd. La TLC ha stretto una joint venture con la Shenchao Investment, di proprietà del governo della città di Shenzhen, per costruire un nuovo impianto che sfornerà pannelli a cristalli liquidi. L’azienda dell’elettronica investirà fino a 5 miliardi di yuan (732 milioni di dollari); la costruzione del nuovo stabilimento sarà avviata a gennaio e la produzione dovrebbe arrivare a regime nella seconda metà del 2011.

La TLC è solo l’ultimo di una serie di produttori cinesi che hanno di recente annunciato l’apertura di nuove fabbriche di schermi Lcd: Samsung, LG e Sharp, tutte desiderose di cavalcare la portentosa crescita del mercato cinese delle tv a schermo piatto. Il rischio, secondo un’analisi del Financial Times, è la sovrapproduzione, in un settore dominato dalla ciclicità degli ordini, ma per il momento i gruppi cinesi dell’elettronica non sembrano preoccupati. L’incentivo, oltre che dal boom economico della Tigre asiatica, arriva dai governi locali, che cercano di attrarre prestigiosi progetti hitech nelle loro città per creare posti di lavoro e far salire i prezzi sul mercato immobiliare. Samsung, LG e Sharp si sono tutte alleate con amministrazioni comunali per i loro progetti di realizzazione di impianti che fabbricano schermi Lcd; anche Changhong, Skyworth e Haier (altre aziende che producono tv) stanno valutando progetti del genere.

Dopo essere rimasta bloccata per mancanza delle necessarie tecnologie e di un management esperto, potrebbe finalmente andare in porto anche un’altra joint venture della TLC con Changhong, Skyworth e Konka. Gli attuali leader del mercato Lcd dovrebbero cominciare a preoccuparsi, secondo l’analista Henry Wang della WitsView di Taipei: l’ingresso di tutte queste aziende downstream in un settore che richiede alti investimenti di capitale e tecnologie evolute potrebbe rappresentare un problema per i produttori di alta gamma: “Il business diventa sempre più difficile per i costi crescenti degli impianti e alla Cina certamente non mancano i capitali”, dice Wang.

18 Novembre 2009