FOCUS/1 Il Cipe chiamato alla prova della verità

FOCUS/1

Pressione delle associazioni imprenditoriali e dei consumatori: "Sbloccate i fondi del piano Romani"

di Mila Fiordalisi
Non resta che aspettare. Ma non molto. Il prossimo Cipe è atteso per inizio dicembre. Con tutta probabilità i fantomatici 800 milioni di euro (fondi Fas 2007-2013) per il Piano Romani-Brunetta anti digital divide, non arriveranno in blocco ma una prima tranche potrebbe finalmente essere sbloccata. Presumibilmente un terzo dell’ammontare totale, ossia 250 milioni di euro, su o giù di lì. Che sommandosi ai 200 milioni già in dotazione a Infratel ed ai 50 milioni nelle casse delle Regioni permetteranno di mettere in moto la macchina broadband, che potrà contare, fra l’altro, su un potenziale di ulteriori 350 milioni messi a disposizione dalla Ue per il divario digitale nelle zone rurali.

Ad accreditare l’ipotesi dei fondi a tranche - ossia del già ribattezzato Piano B - le dichiarazioni del vice ministro allo Sviluppo economico responsabile delle Comunicazioni Paolo Romani “Per lo sviluppo della banda larga in Italia mancano gli 800 milioni stanziati in Finanziaria. Ma per ora va bene che ce ne diano anche solo un terzo entro la fine dell’anno”.
Tre i ministri del governo Berlusconi che più stanno facendo pressing su Tremonti per lo sblocco dei fondi. Pressing che si è fatto stringente a seguito delle esternazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta: “i soldi arriveranno solo alla fine della crisi”. In prima fila, oltre a Romani, ci sono il ministro per la PA e Innovazione Renato Brunetta - il quale ha bisogno della banda larga per l’attuazione del Piano E-gov - e il ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola, che in questi giorni, non solo si è fatto “portavoce” del governo in merito alla questione dei fondi, tornandoci su un giorno sì e l’altro pure, ma ha anche giocato il ruolo di paciere soprattutto fra Brunetta e Tremonti.

Il primo, agguerritissimo, è pronto a fare dura battaglia in Consiglio dei ministri pur di ottenere ciò che gli spetta (per l’attuazione del Piano e-gov). “Se qualcuno non vorrà la banda larga -  il riferimento al ministro dell’Economia è più che evidente, ndr -  in Cdm si discuterà anche ferocemente”, ha dichiarato Brunetta nei giorni scorsi mandando a dire al primo inquilino di via XX Settembre che “la banda larga vale 30mila piccoli cantieri aperti, 60mila artigiani e piccole imprese in attività. Vuol dire traffico virtuale e modernizzazione”. 
“Il Governo finanzierà la banda larga entro la fine dell’anno – assicura però Scajola - La banda larga è un investimento prioritario da portare avanti. Berlusconi ne è convinto e io ne sono convinto”. Sulla questione della banda larga si sono spesi in questi giorni moltissimi parlamentari. E a parte le scontate guerriglie politiche fra opposizione e maggioranza, questa volta sembra aver prevalso lo spirito bipartisan. Al punto che una squadra di parlamentari ha presentato una mozione per chiedere l’immediato sblocco dei fondi congelati: fra i firmatari figurano Paolo Gentiloni e Michele Meta del Pd, Luca Barbareschi, Mario Landolfi e Beatrice Lorenzin del Pdl, Roberto Rao e Maurizio Compagnoni dell’Udc, Alessandro Montagnoli della Lega, Massimo Donadi dell’Idv e Rita Bernardini della componente radicale nel Pd.
Compatti, per una volta, anche industria, sindacati e associazioni del comparto Ict. Gabriele Galateri di Genola, delegato di Confindustria per lo sviluppo della banda ha assicurato che “Confindustria continuerà a sostenere la priorità del Piano anti-digital divide per l’importante impatto anticiclico che esso può avere nel breve periodo”. Secondo Galateri gli investimenti nella banda larga, oltre a produrre benefici economici a livello di Sistema Paese – “sappiamo che ogni euro investito nella banda larga ne produce almeno due di aumento di attività economica e di Pil” – consentirebbero di riattivare la filiera dell’Ict e gli stessi investimenti delle aziende in innovazione.

Sull’importanza del broadband per le aziende, il presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici (Csit) Stefano Pileri, puntualizza che “Internet in Italia viene usato al 66% dalle imprese, di conseguenza il danno maggiore dal digital divide è per il mondo delle aziende”. Da parte sua il presidente di Anfov, Achille De Tommaso, sottolinea che “la bassa efficienza delle nostre aziende è dovuta allo scarso utilizzo di sistemi informativi avanzati, a sua volta riconducibile soprattutto alla mancanza di infrastrutture a banda larga”.  E il presidente di Assintel Giorgio Rapari, pur riconoscendo che “la coperta della finanza pubblica è corta” ritiene che la lotta al digital divide debba essere considerata una priorità strategica, “perché un Paese arretrato tecnologicamente è irrimediabilmente penalizzato nello scenario competitivo globale”.  Confcommercio, infine, sostiene che “non solo lo sblocco dei fondi contribuirebbe a rendere le nostre imprese più competitive sul mercato, ma contribuirebbe a creare  nuovi posti di lavoro”.

23 Novembre 2009